B-Importanza della stagione nel piatto e del crudo prima del cotto

 

Perché è ecozoico consumare prodotti di stagione (e se possibile bio e a km zero)

Se compriamo la verdura fuori stagione alimentiamo un’economia folle che dissesta l’equilibrio ecologico del nostro pianeta e quindi gli habitat dove ci aspetteremmo che gli animali sfuggiti alla nostra forchetta possano vivere (ma anche noi animaletti umani…).

L’agricoltura industriale che ci ammannisce prodotti fuori stagione ha un potenziale deleterio paragonabile a quello della zootecnia industriale:

1. Le serre vengono riscaldate artificialmente aumentando la bolletta energetica generale (se si tratta di prodotti a provenienza europea o boreale).

2. Le importazioni di prodotti dall’altro emisfero incrementano i voli aerei e l’inquinamento. Questo tipo di prodotti inoltre non è soggetto ai controlli secondo gli standard europei (che già ci avvelenano) ma sono veri prodotti da far west, nutriti più di pesticidi che di acqua… (provenienza australe).

Non è nemmeno trascurabile il consumo dissennato di acqua annuo, il 70% delle riserve potabili, che prosciuga questo tipo di agricoltura.

E i vantaggi del prodotto fuori stagione, oltre alla soddisfazione di un capriccio o all’assecondamento di abitudini poco ponderate? Praticamente nulli, perché il prodotto di serra rispetto a quello stagionale è poverissimo di sostanze e quello di stagione importato è bombardato da pesticidi e conservanti… per cui, che ce ne facciamo?

Riscopriamo la ricchezza dei repertori vegetali stagionali se oltre a voler salvare l’animale qui e ora lo vogliamo salvare anche in proiezione futura, garantendogli un habitat (e garantendolo nel contempo anche a noi). Ecozoicamente, una mano lava l’altra.

La radice di tutti i mali secondo me sta nell’aver perso di vista il “qui e ora” nel rispetto di un naturale movimento ciclico che è nutrimento della vita sul nostro pianeta. Perdere di vista il “qui e ora” significa desiderare sempre l’impossibile a nostra disposizione, un atto di umana arroganza… Anche qui gli animali insegnano: vanno in letargo, in amore e in migrazione quando è il tempo giusto e non quando gli pare…

Accettiamo umilmente nel piatto quello che ci propone stagione per stagione la nostra saggia madre natura… Scrivo anche ispirata dalla mia mamma che se n’è andata tanti anni fa lasciandomi in dono queste elementari norme di buon senso. Lei comprava prodotti di stagione non da ultimo anche perché costano meno!

Mi rivolgo in particolare agli amici vegan, quelli più vicini al discorso ecozoico. Ho notato frequentando ormai diversi blog vegani che non sempre si bada alla stagionalità delle verdure salvaviteanimali… Eppure sostenere l’agricoltura industriale è come sostenere le aziende che vendono prodotti vegan ma praticano la vivisezione: infatti questo tipo di agricoltura si basa su un uso smodato di pesticidi che avvelenano gli habitat, fanno stragi di insetti e piccoli roditori, e cioè il cibo di cui si nutrono gli uccelli, fra cui le rondini ormai quasi scomparse dalle nostre primavere. Dunque non basta non affondare i denti nella viva carne di un essere senziente per potersi sentire pienamente vegan… bisogna anche badare che nel piatto non ci siano verdure fuori stagione! (e se possibile bio e locali). Bisogna comunque dire che l’agricoltura biologica non è vegan, perché fa uso di concimi di origine animale… speriamo prenda piede anche da noi l’agricoltura biologica stockfree.

Certamente non è facile seguire un percorso di stagionalità in un supermercato dove troviamo i pomodori, le zucchine, i peperoni e le melanzane perenni… All’inizio è un po’ faticoso, ma poi diventa anche un gioco per riallinearsi ai ritmi e ai cicli della natura. Frequentando un mercato è già più facile capire cosa è di stagione e cosa non lo è, in base a quello che si trova sui banchi, ma in caso di dubbio basta chiederlo agli ortolani, spesso anche contadini che portano direttamente i loro prodotti in vendita.

Le tabelle che si trovano in rete, almeno quelle che ho visionato io, sono un po’ complicate e noiose da seguire… chi vuole può farsi una ricerchina. Tuttavia non è facile capire per quale zona geografica sono state redatte. Infatti è molto diverso il percorso stagionale osservato in Sicilia o in Alto-Adige… E i confini tra le stagioni sono di per sé sfumati, e variabili di anno in anno. Dunque, bisogna cercare informazioni “sul campo”  quando siamo incerti… e può capitare, soprattutto con le verdure e la frutta che vengono fuori dal nostro territorio, dove bene o male ci accorgiamo di quando sono pronte per il raccolto o gli amici con l’orto cominciano a farci dono dei loro prodotti in esubero. Il caso più sicuro ovviamente è quando siamo noi stessi a raccoglierli dal nostro orto!

Questo blog testimonierà la stagionalità con esempi pratici della vita di tutti i giorni, nel mio caso siamo in Italia centrale. Dunque seguitemi, e man mano affronteremo il discorso nelle ricette pubblicate.

Se strada facendo troverò documenti che possono esservi d’aiuto li pubblicherò. Anch’io sto ancora imparando…

Questo è il primo post in cui ho affrontato il tema della stagionalità, in tempi in cui non era ancora molto di moda (solo sei anni fa): Bastaddu affucatu ecuvegghissimu, è la proposta in chiave soltanto vegetale di un piatto catanese con il tipico cavolfiore viola locale, detto bastaddu. Si ritiene infatti spesso (o meglio si riteneva fino a poco tempo fa) che le verdure invernali siano meno colorate di quelle estive, invece non è affatto così, è la selezione per la coltivazione industriale che ha fatto perdere colore a queste verdure, le carote per esempio in natura ce ne sono come i colori dell’arcobaleno, vedi questa ricetta: Vortici di ca(raw)te arcobaleno.

Una innovazione della Cucina ecozoica è quella della stagionalizzazione delle ricette, per non rinunciare a certi piatti che ci piacciono in nessuna stagione dell’anno, ma sempre con prodotti di stagione: Caponata invernale, Ecopasta col forno (v. invernale), Parmigiana di borragine radicale, Pasta al forno invernale (con ragù finto di zucca, radicchio e rapa rossa, besciamella di batata bianca e castagne).

Una nuova categoria ci farà notare come certi prodotti possono essere usati ben oltre la loro stagione di produzione, per non confondervi le idee: Con gli avanzi delle stagioni precedenti: primavera, estate, autunno, inverno.

E ricordate che la frutta e la verdura meglio mangiarla intera o a pezzetti, gli estratti e i frullati siano l’eccezione e non la regola! Gli estrattori e altri marchingegni di cucina non fanno altro che arricchire produttori e venditori! Qui.

 

Perché sulla tavola ecozoica il crudo viene prima del cotto…

Per digerire meglio e stare bene! Tutto qui. Dunque, la cucina ecozoica è vegan tendenzialmente crudista, per saperne di più:

Gazpacho trasgressivo (MaVi)

Raw-pe ghiotte con cimette di b-raw-ccoli (MaVi)

Ogni piatto cotto pubblicato nella Cucina ecozoica presuppone che a tavola sia consumato dopo abbondante frutta di stagione (meglio di un solo tipo a volta) e verdure crude (insalate, cruditè eccetera). Il pasto ecozoico quindi è sempre composto da una quota cruda.

Fragole aperitive

Un approfondimento sul crudismo visto in modo ecozoico lo trovate qui:

Castagnocchi alla raw-mana (Cris)

Ho iniziato a mangiare la frutta e il crudo a inizio pasto traducendo il libro di Raymond Dextreit, La terra ci cura, nel 1999. Allora ero vegetariana, ma diventando vegan nel 2008 ho continuato a mantenere lo stesso sistema. Nel corso degli anni ho visto che gli igienisti propongono la stessa cosa a chi non è completamente crudista, quindi ho cominciato a tenere conto anche dei loro suggerimenti, in particolare nella visione elastica e concessiva di Valdo Vaccaro. Il crudismo integrale purtroppo non mi ha mai convinto, soprattutto dal punto di vista del gusto. A me piace mangiare bene, che sia crudo o cotto poco importa. Ho messo quindi a punto il mio compromesso nella cucina ecozoica. Anche le sezioni delle ricette crudiste sono ovviamente divise per stagioni: Primavera, Estate, Autunno, Inverno. A volte le troverete mescolate ad altre preparazioni cotte con cui sono state pubblicate, per cui aprite la ricetta e scorretela bene, vedrete che il crudo lo troverete.  La categoria “insalate stagionali” è in gran parte una duplicazione delle ricette crudiste, inserita per far trovare le insalate a chi non conosce o evita il crudismo! :lol:

E finalmente qualcuno si accorge dell’importanza della frutta per ridurre la spesa in farmaci anche a livello istituzionale: http://benessere-verde-d.blogautore.repubblica.it/2015/01/31/con-una-porzione-frutta-in-piu-al-di-1-mld-spesa-sanitaria/

 

  1. herbi dice:

    è vero, approvo in pieno e ritiro la mia frase sulla stagionalità perenne in serra. non è un sacrificio rinunciarci, piuttosto ci faremmo facendo un favore.

    • MaVi dice:

      hai ragionissima, rinunciare al pomodoro fuori stagione non può fare che bene a noi e al pianeta, inoltre con le conserve il problema è quasi risolto. Se proprio abbiamo nostalgia di un’insalatina di pomodori in inverno (ma quando si torna a sintonizzarci con la natura e le stagioni non accade più), esistono quelli invernali. Non è facile trovarli, ma è anche giusto che sia così, sono un’eccezione non la regola!
      Grazie per aver commentato questa sezione, sembrerebbe lapalissiana eppure noto nel registro degli accessi che molte persone in questo periodo consultano la sezione ricette primaverili ed estive… incredibile ma vero!
      ;)

  2. giusy dice:

    complimenti per il sito e la cucina, tante ricette interessanti da provare

    • MaVi dice:

      grazie, sono contenta che hai scelto lo spazio stagionale per comunicare il tuo gradimento!
      se provi, fammi sapere!
      ;)

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