feb 21, 2014

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Sugo veramente finto (e ragù vegan di lenticchie rosse e riso rosso selvaggio)

Sugo veramente finto (e ragù vegan di lenticchie rosse e riso rosso selvaggio)

L’apoteosi del rosso, sugo che più sugo non si può: ma senza pomodoro, perché siamo in inverno!

E’ un sugo che può tornare utile anche a chi non vuole o non può mangiare i pomodori, per allergia o scelta. Infatti l’idea mi era venuta da un sugo analogo trovato in un blog macrobiotico americano, ma non riesco più a ricordare dove. Se la memoria mi aiuta quando rintraccio il link lo metterò. (La memoria è tornata, ecco il link che mi ha ispirato: qui) Da lì ho preso l’idea di unire zucca e barbabietola, e di mio ho aggiunto radicchio, e poi ho avuto l’idea di farne un ragù aggiungendo lenticchie rosse e riso rosso selvaggio (è un periodo che mi piace mettere i chicchi di cereali integrali integrali come guarnizione dei piatti, vi ricordate la segale sull’ autoproduzione di ravioli autunnali?). E’ da un po’ che impazza la moda del ragù di lenticchie: a me sembrano tutti piatti di pasta e lenticchie. In omaggio a questa tendenza ho deciso di fare il mio ragù finto con le lenticchie, però rosse, o meglio arancione-giallino, perché altrimenti mi sembra troppo pasta e lenticchia! :lol: Lo avevo già provato nello zampone veg di capodanno (una nuova versione ancora inedita) e mi era piaciuto molto, perché vado matta per le lenticchie rosse, non le cucino proprio per non farne scorpacciate, e di conseguenza non ho quasi mai pubblicato ricette con loro (a parte l’ InVoltino, che le prevede come ripieno se si va di fretta, dato che hanno il pregio di cuocere velocemente, contrariamente agli altri legumi). Per dare un po’ di corposità (la lenticchia rossa tende a sciogliersi) ho pensato di aggiungere del riso rosso selvaggio, così la nota rossa del sugo arriva all’estremo!

In Sabina il sugo finto è quello senza carne, invece nella Cucina ecozoica il sugo vero è quello che qui chiamano finto. Il sugo veramente finto invece è questo di barbabietola rossa e zucca, con il radicchio! Divido la ricetta in due parti: il sugo veramente finto e il ragù veg fatto su questa base.

 

Sugo veramente finto

 

Ingredienti

Mezzo chilo di zucca (o un chilo se volete fare una scorta)
Mezza barbabietola (lunga circa 7-8 cm)
Una foglia di radicchio trevigiano
Due cucchiaini di Klare Suppe Rapunzel
Sale marino integrale q.b.
Una foglia di alloro
Acqua (una tazzina) – oppure le tisane che girano in cucina, stavolta avevo zenzero e arancia

 

Procedimento 

Tagliare la zucca a cubetti e far stufare in coccio con poca acqua (o tisana) e un pizzico di Klare Suppe. Unire la foglia d’alloro. Nel frattempo far bollire una barbabietola, quando è cotta (provare a inserire una forchetta) tagliare a metà e cubettare. Metà è da riservare per i personaggi-fusilloni d’accompagnamento alla pasta al forno glutenfree. Unire una foglia di radicchio rosso per controbilanciare il gusto troppo dolciastro di barbabietola e zucca. Frullare tutto insieme perbene. Il vostro sugo è pronto, basta insaporirlo con i vostri soliti odori e ci potete condire la pasta. Per quanto riguarda il colore, se vi pare troppo rosso aggiungete della batata bianca o del sechium edule (che avevo cotto a vapore per averli pronti in caso di necessità e con cui poi ho fatto altre cose, fra cui personaggi-fusilloni e besciamella). A me è uscito del colore desiderato al primo tentativo.

Una volta pronto il sugo veramente finto si può arricchire con altri ingredienti e trasformarlo in un un ragù veg, più adatto a condire i nostri fusilloni al forno.

 

Ragù veg con sugo veramente finto

 

Ingredienti

Una carota con la coda
Una cipolla piatta
Un gambo di sedano
Due spicchi d’aglio
100 g di riso rosso selvaggio
100 g di lenticchie rosse
Foglia di alloro
Sale marino integrale q.b.
Olio evo bio sabino

Procedimento

Mondare bene le verdure e sciacquare. Tagliuzzare finemente la carota, il sedano e la cipolla come per un normale ragù.

Il sugo preparato nel coccio è solo per divertimento estetico, perché certamente con me non faranno lunghe cotture! Tanto poi va tutto in forno. Non dimenticate la foglia d’alloro e un paio di spicchi d’aglio. Il peperoncino ultimamente non lo metto in cottura, ma lo aggiungo a crudo alla fine insieme all’olio d’oliva.

Preparare un liquido con cui miscelare la Klare Suppe (secondo gusto) o dado veg per il soffritto all’acqua. Il liquido può essere anche acqua di cottura delle verdure, e stavolta per controbilanciare il dolce della zucca e della barbabietola ho messo quella di cicoria. Potete anche usare avanzi di tisana.

Mettete poi a cuocere separatamente il riso selvaggio e le lenticchie rosse. Per il primo occorre il doppio dell’acqua e circa 25 minuti, per le seconde acqua a coprire e una decina di minuti di sobbollimento a fuoco basso.

Una volta pronte le lenticchie e il riso unire al soffritto ad acqua, e mescolate insieme a fiamma bassa, sfumandolo.

Aggiungete il sugo veramente finto  e il ragù veg ecozoico è pronto per andare in forno. Se lo volete usare per condire la pasta potete anche farlo cuocere 5-10 minuti per scaldarlo.

A chiusura un bel giro di olio evo bio sabino e del peperoncino a crudo, in questo caso ho usato uno strano prodotto di recupero: bollendo dei barattolini di crema di peperoncino per la sterilizzazione uno mi si è aperto e ha riversato il contenuto in acqua. Allora l’ho versato nella formina dei cubetti di ghiaccio, l’ho messa in freezer e poi una volta solidificati i cubetti li ho trasferiti in un sacchetto. Quando mi serve ne prendo alcuni e li metto in un vasetto di vetro, pronto in frigo per essere messo a piccoli e dosati cucchiaini nei piatti. Così non ho buttato via la preziosa crema piccante finita in acqua!

 

Al posto del link musicale, un reportage di lettura-recensione.

Sono anni che non leggo più romanzi, e meno che mai gialli. Ma ho visto Stefano divorare in pochi giorni un tomone e mi sono incuriosita. E così la sera di fronte al camino mi sono immersa in questa lettura di evasione. Finito di scrivere  (o meglio adattare) Vongole felicila notte finalmente sono libera. E così ho iniziato scetticamente a leggere La verità sul caso Harry Quebert di Joel Dicker.

Beh, devo dire che all’inizio non mi ha preso  più di tanto, lo leggevo per capire come mai Stefano lo avesse divorato. Man mano che arrivavo alla fine, e i colpi di scena si susseguivano con grande maestria, lo scetticismo pian piano è stato sostituito da una cauta ammirazione, diciamo un’ammirazione con molte riserve. Ma arrivata alla fine, dopo aver quasi capito chi era l’assassino (sono arrivata a un grado di separazione), ho capito che si tratta di un buon romanzo. Di un genere ben diverso però da quello per cui apparentemente si presenta, il giallo. Si tratta infatti di un romanzo sociologico, un ritratto della società dei nostri tempi, purtroppo.

Dico purtroppo perché il quadro che ne esce è deprimente, ma per fortuna il finale è aperto alla speranza. Non vi starò a raccontare la trama, cosa inammissibile nella recensione di un giallo che va vissuto suspence dopo suspence. Ma vi dico in sintesi cosa ne esce del succo simbolico sulla nostra cultura contemporanea: viviamo in tempi in cui le carriere si costruiscono con tanta facilità sulla menzogna, in molti credono che ciò che rende felici e individuati come esseri umani sia il successo, e solo quando lo hanno ottenuto in modo un po’ irregolare e fortunoso si rendono conto di quanto l’infelicità di fondo resti immutata. Infatti la felicità è realizzare la propria verità interiore, dare vita al proprio sogno e vivere nella speranza che si realizzi. Arrivare senza avere veramente compiuto il percorso non serve a nulla. La felicità infatti arriva giorno per giorno cammin facendo. E quando arriva il successo non è il successo ad averci resi felici, ma tutto quello che si è svolto prima, nel rispetto della verità propria e altrui. E così alla fine ho capito perché uno scrittore svizzero ha dovuto ambientare questo romanzo in un’America inventata, un’America virtuale, eppure tanto reale: l’America di Silicon Valley che ha proiettato nelle nostre vite l’ombra inquietante del successo facile in rete. Inoltre nel libro emerge chiaramente quanto la società in cui viviamo soffochi il genio alla nascita, e persino le sciagure casuali alla fine col senno di poi sembrano “mirate”. Il finale è aperto alla speranza, la scoperta della verità significa tornare liberi, non più schiavi di un progetto altrui, e soprattutto liberi di esprimere le proprie vere emozioni. Il prossimo passo da compiere raggiunta questa consapevolezza, sarebbe la fine del giallo come genere. Non più tanta curiosità per andare a scoprire chi ha commesso il male, ma tanta curiosità e interesse per chi dissemina il bene. Ci vorrebbero romanzi per scoprire l’identità di misteriosi autori o autrici di atti benefici e l’eroe e l’eroina di questo nuovo genere dovrebbero essere premiati alla fine da una società che invece della polizia ha un’organizzazione volta ad appoggiare l’esercizio delle buone azioni. Secondo un grande pregiudizio della cultura attuale l’opera artistica che finisce bene è inferiore rispetto a quella che finisce male. Io spero che usciremo presto da questo stolto pregiudizio e da un simile paradigma culturale: vorrei sempre di più opere geniali che finiscono bene. Senza illudermi che il male scompaia, ma solo che non stia più al centro della scena. E per analogia: sempre meno piatti crudeli sulla tavola!

 

Ultima ora: Insalata sbagliata in concert, venerdì 28 febbraio, Casale Rock (Tivoli, Roma)

 

feb 21, 2014

Inserita da | 20 Commenti

  1. Cono dice:

    urka!

  2. Cono dice:

    anzi, doppio urka!

    • MaVi dice:

      ;)
      ;)

      • Cono dice:

        il triplo urka non te lo aspettavi… confessa! io ci vengo a Casale Rock e pure in compagnia, sarà una bella serata con tutti e due

        • MaVi dice:

          ;)
          ;)
          ;)
          preparatevi a ballare tutta la notte! vegandance no-limits – mi dicono che potrebbe arrivare anche la zucca scostumata… so che si sta preparando la balaklava.
          la tua compagnia si potrà scatenare!
          :lol:

  3. cris dice:

    molto bella questa tua versione del sugo rosso senza pomodoro, credo interesserebbe molto a tutti quelli che hanno intolleranza alle solanacee…ho visto una versione molto interessante, simile a questa, con anche l’arancia rossa…insomma la natura invernale in realtà offre un sacco di colore, è solo l’abitudine che ci porta a non sapere usare ciò che abbiamo a disposizione…per fortuna nel mondo ecozoico tutto è diverso e si puo’ allungare la mano e prendere le dita lunghe e gentili dell’inverno fra le proprie, sentirne la carezza e vivere momenti di calore interiore, anche se fuori è freddo…
    Mi sono piaciute moltissimo le lenticchie, nel periodo del cibo cotto e il ragù è bello come un arcobaleno…
    Sono contenta che tu abbia letto il libro che ha tanto appassionato Stefano…lui ha un sesto senso molto aperto per l’Amore e quanto ne viene creato…è bello vedere che i suoi passi lambiscono i tuoi, come il mare la sabbia :)
    Abbracci veramente finti

    • MaVi dice:

      Per gli intolleranti al pomodoro ma anche per noi normomangianti per non abusarne d’inverno, dato che non siamo nella stagione adatta per recepirne il contenuto. Quindi il sugo rosso allegro sì, ma con tutti i nutrienti adatti alla stagione!
      Come dici te, in inverno il colore non sparisce dall’orto, si può fare una cucina bella come quella estiva anche in inverno, con prodotti solo di stagione. Belli, ma anche buoni. Vuoi mettere una batata bianca con una zucchina? :lol:
      Il ragù è più bello mentre lo si fa che mentre lo si mangia, quando ormai diventa una poltiglia di colore uniforme. Io cerco di fare di tutto perché l’arcobaleno arrivi fino al piatto! :lol:
      In effetti quel volumone giallo finisce proprio con un invito alla ricerca dell’Amore, ma l’hai letto anche tu? Altrimenti mi leggi nel pensiero! :smile:
      Bella l’immagine del mare e della sabbia, un dialogo costante tra sostanze difformi!
      abbraccio ovale veramente finto anche a te
      ;)

  4. Stefano dice:

    Il sugo invernale dell’Era Ecozoica… Perfetto. Geniale…
    Anche il nuovo tipo di “giallo” (bella la recensione del libro), sì nei romanzi ecozoici si andrà alla ricerca di chi fa veramente del bene e non si esalterà il male…
    Possibile? Basta crederci fermamente e lo sarà!
    Brava MaVi (come sempre…)

    • MaVi dice:

      Ed ecco l’onda che arriva sulla spiaggia… (leggi sopra Cris, e la sua immagine stupenda di noi)
      Certo, bisogna che certi tipi di delitti scompaiano dalla società per avere mezzi e tempo per cambiare oggetto di ricerca, ma voglio crederci anch’io che un giorno potrebbe essere così…
      ;)

      • Stefano Panzarasa dice:

        Bellissima l’immagine di Cris su di noi… Ma chi è l’onda e chi la spiaggia? Considerando quanto mi muovo durante il giorno dovrei essere l’onda, però io amo molto sedermi sulla spiaggia e guardare le onde che arrivano… Allora?

        • MaVi dice:

          Preferirei essere un’onda per non essere calpestata dagli esseri umani! :lol:
          Diciamo che siamo due onde connesse che frequentano la stessa spiaggia…
          ;)

  5. Mauro Devan dice:

    Con queste ricette dettagliate e queste belle immagini esaustive bisogna proprio provarle prima o poi queste delizie..
    Sempre complimenti!
    Devan

    • MaVi dice:

      certo, sono facilissime, basta procurarsi almeno una parte degli ingredienti, quelli che non trovi ometti o sostituisci.
      un abbraccio ovale
      ;)

    • lorenzo dice:

      MariaGrazia, di certo non potevo esimermi dal lasciare anch’io un commento alla nuova ricetta vista la gradita dedica e la citazione per i ringraziamenti nel libro appena uscito “Vongole Felici”.
      Sì, sarà la prossima sperimentazione prima che la primavera prenda definitivamente il sopravvento sull’inverno.
      Proverò il sugo finto al pomodoro sulla pasta in casa – maltagliati- che aspetta un degno condimento.
      E se foste due onde contaminatrici di spiagge ?
      Invece dell’onda nera portate comunione e risveglio di vibrazioni primordiali.
      Magari quando Stefano andrà in pensione andrete a frequentare altre spiagge su altri lidi italici. Chissà !!!!!!

      • MaVi dice:

        Sono contenta che hai gradito la dedica e che dato che vivi vicino ho potuto consegnarti il libro a mano. Gli altri amici e amiche che lo attendono via posta abbiano un attimo di pazienza, domani parto e non so bene quando torno (ma ritorno).

        Non ho capito cosa vuoi sperimentare: il sugo finto di pomodoro o quello con rapa-zucca-radicchio?

        I maltagliati sono ancora quelli di cui parlavamo? o ne hai fatti ancora? :lol:

        Sì, forse siamo onde che vanno a smuovere strati primordiali e per fortuna senza inquinare, ma noi ci stiamo già muovendo da parecchio!
        Stefano è un’onda anche nel suo servizio, non ha bisogno di andare in pensione, è tutta la vita che ondeggia fra musica, natura e visioni ecozoiche! :smile:

        abbraccio ovale
        ;)

        • lorenzo dice:

          Pensavo al secondo.
          Rapa, zucca, radicchio.

          • MaVi dice:

            O che bello, non vedo l’ora che lo provi!
            ;)

            • lorenzo dice:

              Sì, dovrei procurarmi le rape rosse.
              L’ultima occasione credo che sia stata il mercatino di sabato scorso ma non abbiamo fatto in tempo a venire. Dove le trovo ora ?
              E’ un momento esplosivo e non riusciamo a stare dietro a tutto.

              • MaVi dice:

                Potresti provare al fruttivendolo di Palombara di fronte al benzinaio, è molto ben fornito di verdure locali e di stagione, io le trovo lì. Oppure chiedi ad Annamaria di dare un’occhiata a Naturasì o negozi del genere a Roma.
                Se non trovi quelle fresche puoi prendere quelle sottovuoto, precotte.
                Anche noi con difficoltà seguiamo tutto, perdendoci sempre qualcosa per strada… pazienza!
                abbraccio ovale
                ;)

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