mag 10, 2014

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Risotto prato selvatico con rosa, asparago e fiori di campo

Risotto prato selvatico con rosa, asparago e fiori di campo

Il risotto con i fiori che mi ha spedito Linda per la festa-concorso ecozoica (scadenza prorogata al 10 giugno!) mi ha ispirato. Volevo provare la sua versione per farne una foto (lei aveva spedito solo la ricetta), ma strada facendo a me è venuta fuori tutta un’altra cosa! Avendo letto la ricetta di corsa e non avendone una copia in cucina… i suoi fiori secchi sono diventati quelli veri che avevo in minima misura raccolto nella mia ultima passeggiata… a Monterosello! All’uliveto di Sandro, dove crescono le olive con cui si fa l’olio bio e sabino che uso nelle mie ricette. Sandro ci ha invitato ad andare lì quando vogliamo e così ora abbiamo un giardino immerso in un paesaggio tutto e solo naturale, dove ci portiamo un amaca e il cestino da picnic, e partiamo per altri mondi paralleli, più equi e solidali, a chilometro zero!

Ingredienti

per la bollitura:

2 etti di riso integrale bio
qualche stigma di zafferano
un chiodo di garofano
una foglia d’alloro
due ciotole  e mezzo di tè verde al gelsomino (o semplicemente acqua in cui avete lasciato galleggiare un po’ i fiori)

per la guarnizione:

due-tre asparagi selvatici
alcune fettine di porro (parte bianca)
una rosa color rosa, trovata sulla strada del ritorno a casa (non appositamente tagliata)
un’ombrella di sambuco
due-tre fiori di tarassaco
qualche fiorellino di borragine
uno spruzzino di flower power (zucchero di canna, petali di rosa, girasole, calendula e fiordaliso, cannella, chiodi di garofano, zenzero, vaniglia bourbon) o altro mix di fiori secchi
semi di papavero

per la mantecatura:
gambi di finocchio e batata bianca frullati e insaporiti con un pochino di Klare Suppe
olio evo bio sabino di Sandro (qui)
sale marino integrale qb

Procedimento

Far cuocere il riso integrale portando a ebollizione in due volte e mezzo la sua quantità di acqua. Di solito una ciotola di riso e due ciotole e mezzo di liquido  a occhio, qui in omaggio al piatto floreale tè verde al gelsomino. Mettere poco sale, la foglia d’alloro e il chiodo di garofano. Mezzora di cottura a pentola chiusa, controllare che non si sia asciugata l’acqua e caso mai aggiungere del liquido.

Preparare i fiori, togliendo parti brutte, secche e coriacee. Sciacquare. Scottare le punte degli asparagi selvatici nell’acqua di cottura del riso o in un pentolino a parte. Questa è proprio un’idea per valorizzare il raccolto quando è magro! Quando il riso è quasi cotto aggiungere gli stigmi di zafferano. Spègnere e tenere da parte (non troppo sennò si secca).

In un padellino mettere le rondelle di porri e stufare con un po’ d’acqua e Klare Suppe o altro brodo veg. Quando sono ammorbidite spegnere.

La crema di gambi di finocchio e batata bianca è semplicemente un avanzo della vellutata della sera prima, ma voi potete farla mentre cuoce il riso, basta mettere le verdure pulite a tocchetti in pentola con un po’ di brodo (non a coprire sennò viene troppo liquido). Per non sbagliarvi scolate le verdure e frullatele, aggiungendo man mano l’acqua necessaria a renderle cremose al punto giusto.

Allora potete mantecare il riso con questa cremina e un po’ di olio evo bio. E poi componete il piatto secondo l’estro, con le rondelle di porro, gli asparagi e i fiori di campo trovati. Stavolta ho trovato anche una rosa recisa. I fiori cerco di non raccoglierli se non quei pochi che mi piace usare in cucina, che prima di finire in pentola mi fanno compagnia in vasi poggiati sui davanzali. Stavolta ho preso un’ombrella di sambuco, un po’ di cime di borragine, qualche fior di tarassaco. E due papaveri ma non ho avuto il coraggio di aggiungerli al piatto. Pare siano sedativi… La rosa trovata è un po’ malconcia, per cui non mi sento tanto in colpa a distribuirla in petali nel piatto. Un vero dono di bellezza… Spolverare con flower power e fotografare con passione. Naturalmente il piatto si fredda tutto. E allora che fare per non rigettare tutto in padella? Semplice, poggiare il piatto coperto su una pentola piena d’acqua, farla bollire e quando tutto si è ben intiepidito finalmente divorare con gusto!

Ed ecco il risotto di fiori di Linda, la ricetta la metterò nel pdf alla fine della festa-concorso per pecore nere. Le pecore nere, si sa,  sono una piccola percentuale nel gregge, altrimenti non sarebbero pecore nere!

Sto passando un periodo di lavoro molto intenso, piccole ristrutturazioni in casa, e interviste da sbobinare (intellettualmente), tradurre e  portare a convegni, e traduzioni di articoli mitteleuropei e poesie zingare, e altro ancora su cui sorvolo per non tediarvi. Ma ogni tanto mi affaccio qui e vi lascio una delle mille ricette che sogno di condividere in un mondo di pura delizia ecozoica, e che invece restano negli archivi (ma solo dopo essere passate sulla mia tavola)…

Dedico questa ricetta a Donatella e a sua madre, una donna bella e valorosa, come del resto sua figlia, e a tutte le madri a cui questo mese di maggio è dedicato insieme alle rose. Una madre è un legame che resta indissolubile anche quando una delle due parti  torna al mondo delle antenate e degli antenati. Marija Gimbutas, celebre archeologa, disse una volta: “Viviamo fra i morti”, me lo ha riferito sua figlia Zivile. La rosa è da sempre un simbolo associato alla femminilità, divina e umana. I suoi petali eleganti e morbidi che si dischiudono piano piano fino ad aprirsi in tutta la bellezza del fiore sono un’immagine della vita che è una lentissima danza di trasformazione, in cui dopo l’apice segue il riflusso e il ripiegamento fino alla totale scomparsa, però fugace come quella della Luna nei tre giorni di buio totale del cielo notturno. Ma la Luna risorge sempre, e i fiori continuano a sbocciare, e noi sono sicura che rivedremo un giorno le nostre madri. Anzi, credo che anche quando vanno ad esplorare l’ignoto restino sempre con un filo invisibile in contatto e pronte a venire in nostro aiuto e consolazione, e qualche volta anche a pungerci come una spina di rosa, quando abbiamo bisogno di una persona che volendoci bene ci dice la verità, e  a volte la verità è che stiamo sbagliando.

So che questa era la canzone preferita della mamma di Donatella, però cantata da Claudio Villa, a Donatella piace nella versione dei Negramaro: Un amore così grande. So che sarà utilizzata per un evento calcistico prossimamente, ma nella Cucina ecozoica uno sport così competitivo e aggressivo (una guerra figurata) non trova certo nessuna accoglienza e simpatia, lo teniamo proprio fuori. Accontentiamoci di questo videoclip con fermo copertina…

mag 10, 2014

Inserita da | 14 Commenti

  1. Stefano Panzarasa dice:

    Partiamo per altri mondi, lo dici bene e condivido… dove ci sia “un amore così grande” da annullare tutte le sofferenze, le guerre, qualsiasi povertà…
    Un caro augurio di bella permanenza nel mondo delle antenate e degli antenati per la mamma di Donatella!

    • MaVi dice:

      Il risotto prato selvatico è un piccolo mondo che mi comunica tanto affetto, un modo per portarmi a casa la serenità che mi comunicano i veri prati e il contatto con la natura. Non sempre infatti si può partire…
      Chissà se la mamma di Donatella avrebbe assaggiato un piatto di questo genere, almeno però sono sicura che gradisce la musica. Spero le arrivi questo piccolo messaggio di simpatia.
      ;)

  2. Donatella dice:

    Grazie Maria Grazia, grazie anche a nome di mia madre.
    Sono anche sicura che avrebbe assaggiato e gradito il tuo risotto così colorato e sucuramente squisito.
    Le belle parole che hai scritto mi hanno fatto commuovere e so che sono state dette con il cuore.
    Donatella.

    • MaVi dice:

      Grazie, mi commuovo anch’io con te. Vediamo se riuscirò a fare assaggiare il risottino a te. Un abbraccio ovale
      ;)

  3. Cono dice:

    ma questo è un ri-sogno – viva sempre le mamme

    • MaVi dice:

      :lol: un ri-sogno per le mamme!

  4. Linda dice:

    Complimenti Maria Grazia,
    la tua variante del mio risotto è esteticamente molto attraente, e sicuramente anche buonissima.
    Linda

    • MaVi dice:

      grazie a te Linda che mi hai fatto venire quest’idea! Il tuo risotto con fiori secchi è originale e si può gustare tutto l’anno. Con i fiori delle varie stagioni forse anche questo… Sono d’accordo con te, oltre che belli sono veramente buonissimi.
      ;)

  5. Simona Pink dice:

    Io non sono vegan ma trovo la tua cucina ecozoica entusiasmante, è qualcosa di nuovo per me, mi attrae molto.
    Un risotto molto artistico e salutare, complimenti. E con elementi semplici e a buon mercato.

    • MaVi dice:

      Grazie! e benvenuta nella cucina ecozoica.
      ;)

  6. lorenzo dice:

    Maria Grazia,

    un risotto molto artisitico.
    Sì concordo con Simona Pink.
    Anzi direi, un Mandala, un’Infiorata di colori primaverili.

    a presto nel fresco degli ulivi di Sandro.

    • MaVi dice:

      Hai ragione, avrei dovuto chiamare questo piatto “infiorata di riso”…
      a prestissimo allora!
      ;)

  7. cris dice:

    eh credo di averti già raccontato che da bambina mi sarei mangiato tutti i fiori che vedevo…ho fatto una scorpacciata di crochi (velenosi) e ho passato ore a riprendermi fra mille dolori e mille altri inconvenienti meno raccontabili…
    I petali colorati mi attirano moltissimo, poi sono frenata ora dal mangiarli dalla loro bellezza e dal loro destino, che non è quello di finire nella mia pancia…
    bellissimo questo risotto, davvero complimentissimi a te e alla maga della Cucina Ecozoica Linda, che ha fatto un capolavoro
    mi piace moltissimo il piatto-fragolina :)
    mille abbracci fioriti

    • MaVi dice:

      Mamma mia, avvelenata dai crochi, ma eri una ragazzina terribile! terribilmente simpatica!
      Anche io cerco di lasciare i fiori al loro posto, ma d’altra parte anche gli insetti e le farfalle fanno self-service da loro, oltre alla bellezza decorativa hanno anche una funzione alimentare in natura. E presto seccheranno sotto il sole, quindi se ne sottraggo qualcuno per il risotto e qualche tisana non mi sento molto in colpa!
      La rosa poi l’ho trovata già recisa, non mi sarei mai sognata di raccogliere una rosa, è troppo bella.
      Linda è proprio una maga ecozoica! Io avevo iniziato l’anno scorso con i fiori di sambuco ti ricordi? Oltre che belli ho scoperto che sono anche buoni, ormai sono di casa sulla mia tavola.
      abbraccio oval-fiorito
      ;)

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