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ago 31, 2012
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Parmigiana vegan – versione ecozoica
Finalmente, ora che il caldo peggiore è passato per me è parmigiana time! Siamo in piena stagione melanzana, dopo cena con il freschetto posso infornarla ed è pronta il giorno dopo, buona sia scaldata che fredda!
Credo che questo sia il mio piatto preferito… non soltanto per il suo indubbio gusto, ma per i ricordi che evoca: era la specialità della mia mamma, da cui ho imparato a farlo, uno dei pochi che mi ha insegnato passo passo… Mi ricordo ancora: dovevo portarlo a casa di amici, a una festa in cui ognuno offriva qualcosa e mi ricordo di un grande successo!
Quanto tempo e quanta fatica per comporre questa favola di piatto! Ripagati ampiamente grazie alla lunga durata di questa preparazione che migliora il giorno dopo ed è ottima anche dopo un paio di giorni.
Mia madre la faceva con melanzane impastellate e fritte, sugo di pomodoro semplice, mozzarella, mortadella e parmigiano. Diventando vegetariana mi è bastato omettere la mortadella. Diventando vegan la faccenda si è fatta un po’ più problematica… Come sostituire degnamente mozzarella e parmigiano, i due formaggi più caratteristici e prelibati della cucina italiana? Come profanare il piatto senza restare delusa? Forse meglio rinunciare… Ma poi ho cominciato a fare qualche prova con le ricette vegan che trovavo in giro per la rete. L’ho provata con la mozzarella di Concita e il parmivegan di mandorle… Discreta, ma non convincente. 
E poi finalmente ho trovato la ricetta in cui ho trovato lo spunto giusto per realizzare la parmigiana ideale di mio gusto, quella di StellaVegan, da cui ho tratto l’idea della besciamella al posto dei formaggi crudeli, ma non ho mai fatto la besciamella a base latte di soya, sempre a base brodo vegetale. E non l’ho nemmeno provata ancora con crema di cannellini, mi pare che appesantiscano troppo. Connubio estremamente azzeccato! Da allora tutte le mie parmigiane vegan variano intorno a questo tema (anche quella di borragine pubblicata in Veganblog e ora ripubblicata anche qui).
A seconda dei momenti c’è il desiderio o meno di mangiare qualcosa di fritto (molto raro per me ormai). Ho tentato vari alleggerimenti. Con le melanzane grigliate… immangiabile a mio parere. Tutta un’altra cosa, non una parmigiana. E finalmente dopo tante versioni con fette di melanzane impastellate e fritte a malincuore, l’illuminazione. Perché non passarle al forno anziché nell’olio bollente? E così sono arrivata alla parmigiana ecozoica.
Le mie parmigiane le ho spesso testate con gruppi di onnivori, che se le sono pappate con grande gioia, se possibile richiedendo il bis! A cominciare dal mio papà, ottima forchetta e buongustaio, che l’ha ritenuta all’altezza di quella della povera mamma, che come detto sopra, faceva uso di ingredienti crudeli. Insieme alle vongole felici, questo è il piatto che servo a occhi chiusi agli onnivori, sapendo che lo apprezzeranno!
Questa è la seconda e ultima ricetta inedita che ho pubblicato in AAM Terra Nuova. Chissà cosa direbbe la mia mamma del suo piatto così stravolto e trasmutato veganamente… finito per giunta sulle pagine di una rivista… Credo che ne sarebbe contenta anche lei, in fondo nei gusti è sempre stata semivegetariana, mi ha sempre appoggiato in ogni iniziativa e ha sempre avuto piena fiducia in me. Forse persino più di me, che sono sempre titubante e ipercritica. Se oggi penso con il mio cervello e non mi lascio abbindolare da nessun conformismo è anche grazie al suo insegnamento: essere semplicemente se stessi in ogni circostanza con il massimo rispetto della verità e degli altri.
Ma andiamo a mettere su questa parmigiana ecozoica!
Ingredienti
2-3 melanzane grosse (quelle viola tipo lungo, evitare quelle striate, tanto carine ma restano dure come suole di scarpa)
Per il sugo:
Un chilo di pomodori locali maturi di campo (non di serra)
Una cipolla
Alloro
Basilico
Olio evo bio q.b.
Sale marino integrale q.b.
Dado veg
Un pizzico di peperoncino
Per la besciamella ecozoica:
4 cucchiai di farina di segale
4 cucchiai di olio evo bio
250 ml di brodo veg
Una grattatina di noce moscata
Sale marino integrale q.b.
Un cucchiaino di ortica essiccata
Per l’impanatura egg-free:
100 g farina di ceci ca.
100 g farina di mais ca.
200 g farina integrale ca.
Acqua q.b.
Un cucchiaio d’olio (facoltativo)
Parmiveg a piacere (mandorle tritate, germe di grano, lievito alimentare e sale) oppure pecorino-alberino (noci, pistacchi e nocciole tritati, miscelati con lievito alimentare, sale e peperoncino in polvere)
Pangrattato
Tagliare le melanzane a fette e metterle sotto sale. Preparare il sugo. Affettare la cipolla e metterla in un tegame con un giro d’olio e qualche cucchiaiata d’acqua insieme a un cucchiaino di dado veg, l’alloro e il pizzico di peperoncino, fare sfumare e aggiungere i pomodori lavati e tagliati a pezzetti. Coperchiare e far cuocere dieci minuti. Scoperchiare, far restringere un paio di minuti (la salsa andrà poi in forno insieme alla parmigiana, quindi inutile cuocerla troppo in precedenza) e spegnere, aggiungendo le foglie di basilico e un goccio d’olio a crudo.
Preparare una besciamella a vostro gusto. Quella ecozoica ha come base acqua e farina. In questo caso ho scelto la saporita farina di segale: metterne quattro cucchiai in un pentolino insieme a quattro cucchiai di olio evo. Far rosolare un po’ e poi fuori fuoco aggiungere il brodo veg bollente (preparato in precedenza e tenuto da parte), pian pianino, amalgamare bene e poi rimettere su fuoco lento e sempre rimestando cuocere 5-10 minuti. Spegnere, aggiustare di sale, grattugiare un po’ di noce moscata e aggiungere un cucchiaino di “farina d’ortica”.
Sciacquare le fette di melanzana, togliere bene il sale e preparare la pastella. Mettere in una terrina la farina di ceci e di mais con acqua fino a che non avrete una crema fluida. Passare le fette di melanzana prima nella farina e poi nella pastella.
A questo punto a voi la scelta: friggere in abbondante olio evo e far scolare su carta da cucina (vanno bene anche i sacchetti di carta del pane coperti da un foglio di carta da cucina),
oppure sistemare su una teglia bassa e far gratinare qualche minuto in forno (così eviterete la frittura ma avrete qualcosa di più saporito rispetto alle misere melanzane grigliate che spesso vengono utilizzate per la versione light della parmigiana…). In questo caso ricordate di aggiungere anche uno o due cucchiai di olio alla pastella dato che il forno secca molto.
Una volta pronte le fette di melanzana prendere una teglia alta, cospargere sul fondo un po’ di besciamella e sugo, poi uno strato di melanzana, sugo e besciamella, e una bella spolverata di parmigiano o pecorino veg (va bene anche solo lievito alimentare).
Continuare così fino a esaurimento degli ingredienti. Sull’ultimo strato mettete salsa di pomodoro, parmigiano veg, una bella manciata di pangrattato e una girata d’olio. Infornare a 180° una ventina di minuti circa, fino a gratinatura ottimale.
A questo punto, alla mia ricetta classica pubblicata in AAM Terra Nuova ho già qualcosa da aggiungere…
UNA VARIANTE ECOZOICA
Questa settimana l’ho rifatta, impastellando con la solita farina di ceci e di mais e optando per la frittura. Era tardo pomeriggio e non avevo nessuna intenzione di accendere il forno! Però ho sperimentato una nuova besciamella ispirata allo spalmabile di Felicia, in una versione adatta alla parmigiana ecozoica.
SPALMABILE FELICIA ALLA MAVI (VERSIONE BESCIAMELLOSA)
Sedano rapa 150 g (già pulito)
Due piccoli scalogni (o cipollotto che non avevo)
500 ml di tisana di finocchio (metà per bollire le verdure e metà per fare la cremetta)
5 cucchiai di farina di riso
2-3 cucchiai di olio d’oliva evo bio (il mio è sabino)
un pizzico di noce moscata
un pizzico di berberè
3-4 cucchiai di lievito alimentare
Fate bollire le verdure, quando sono tenere frullate (e recuperate l’acqua se ne è rimasta) e aggiungete al resto del liquido (in questo caso la tisana di finocchio, ma io riciclo qualunque avanzo di pozione liquida mi stia circolando in quel momento in frigo). Versate farina e olio e procedete come una besciamella (infatti ho omesso l’agar, inutile in questo caso, dato che si scioglie con il calore, se ci mettete invece i due cucchiaini di agar avrete lo spalmabile che assomiglia a un formaggino!), rimestate una decina di minuti e a fine di cottura salate e speziate.
Un ottimo accompagnamento per la parmigiana ecozoica, e ottima anche come salsina per le schiacciatine con gli avanzi di pastella, che faceva anche mia madre, e ingolosivano noi bimbi più della parmigiana! Io a volte con queste schiacciatine compenso la mancanza di una fetta di parmigiana per completare la copertura! Stavolta ce le siamo pappate come cena, e grazie a loro ho potuto accendere il forno per la parmigiana solo dopo cena, con nostro grande sollievo! Naturalmente prima c’erano frutta e insalata!
Altra variante: parmivegan fatto con noci pecan (ce ne avevo un avanzo da smaltire), sale e lievito alimentare. Una parmigiana memorabile! Anche perché le farine con cui ho fatto la pastella stavolta sono quelle di Annalisa (di frumento e mais integralissimo), che mi ha sommerso di doni selvatici quando mi è venuta a trovare a giugno… e il tempo è volato purtroppo senza foto…
Gli avanzi della parmigiana si prestano a ricicli interessanti, come questo piatto di spaghetti con le scolature della teglia!
La parmigiana è veramente una pura illuminazione alimentare! Devo dire che sono veramente soddisfatta della mia versione vegan, anche dopo aver conosciuto quelle crudeli, della mia mamma, quindi di influsso pugliese, e della penisola sorrentina, dove ho mangiato le migliori parmigiane extracasalinghe della mia vita.
Il nome di questo piatto è un vero enigma gastronomico, a quanto pare non ancora risolto dagli esperti. Vi faccio un sunto delle ultime scoperte nelle mie ultime navigate. Sarebbe facile associarla al parmigiano, ingrediente presente nella preparazione, oppure a una cuoca del parmense che avrebbe inventato il piatto… ma invece è un piatto di tradizione sicuramente meridionale, che viene conteso fra Sicilia e Campania. Gli amici siciliani ne spiegano l’etimologia con la parmiciana, cioè lo strato di verdure che richiama le listelle sovrapposte di una persiana… Probabilmente l’idea arriva dalla cucina turca, e chissà, forse anche la parola… Secondo gli amici napoletani la parmigiana originaria si componeva di zucchine! E probabilmente non prevedeva in origine il sugo di pomodori ma un bel brodo! (aggiungo io)
Qui e qui, se vi va di approfondire l’argomento, trovate un bell’excursus dei tanti modi in cui viene concepito questo classico dell’estate in versione crudele. Magari sono arrivati i tempi in cui analoghi thread possono intrecciarsi anche nei blog vegani? Qual è la vera parmigiana vegan??? A me diverte da morire leggere queste discussioni, apparentemente inutili, perché poi alla fine ognuno la sua parmigiana se la fa come gli pare, però si impara sempre qualcosa curiosando nelle cucine altrui!
E comunque non sapremo mai perché la parmigiana di melanzane si chiama così… non ci resta che meditare sulla sua origine enigmatica, assaporandola bocconcino dopo bocconcino, sperando non finisca mai!
Finisco con il mio laboratorio di cucina vegan a Capracotta del 2010, uno dei quali interamente dedicato alla parmigiana ecozoica (versione con latte di mandorla dolce, non c’era altro!).
E questo è l’epilogo della parmigiana-story!
Sulle note di Cu’mme, duetto memorabile fra Roberto Murolo e Mia Martini, eccellenze della musica diverse eppure complementari, come i due stili di parmigiana vegan, uno con frittura e l’altro passato al forno (con sugo all’acqua pazza senza soffritto), la vera versione ecozoica! E Gragnaniello autore che compare anche nel video come musicista-corista cosa rappresenterà? Una parmigiana del terzo tipo ancora da venire… oppure semplicemente la versione glutenfree, qui basta sostituire la farina di frumento con quella di riso o di mais per infarinare la fetta prima del bagno in pastella! e il pangrattato con una grattugiata di lupini o mandorle per esempio…
E ricordate che d’inverno la parmigiana si può fare con tante altre verdure di stagione (sbizzarritevi secondo i vostri gusti, io vi propongo una bella parmigiana di borragine radicale), per le melanzane si aspetta ecozoicamente l’estate: fra luglio e settembre, di solito. A seconda di zone e annate si può anche partire da giugno e arrivare a ottobre-novembre, ma non oltre!
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ago 31, 2012
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E pr fortuna che ci sei tu che fai alzare le quotazioni della parmigiana vegan perchè a me è venuta uno schifYo -_-
E il mistero della parmigiana continua…
Hai ragione, un vero mistero… ma come l’hai fatta la tua parmigiana? non arrenderti, si può arrivare a risultati sorprendenti!
La parmigiana vegan è anche il nostro (mio e di mio marito) piatto estivo preferito. La tua versione è molto ricca e certamente da provare, la mia è molto semplice: melanzane infarinate e fritte, salsa di pomodoro con tanto basilico e pangrattato. Comunque la si faccia resta sempre una vera goduria
Una curiosità: mio marito l’ha ribattezzata “melanzanata” per non incorrere nell’equivoco del nome, che inevitabilmente ricorda il parmigiano.
Un abbraccio
Tamara
La tua versione portata all’essenziale (ottima definizione, melanzanata!) può funzionare solo con prodotti di primissima qualità, che non è facile trovare in giro, soprattutto dal centro in su! Per noi che non disponiamo delle meraviglie che la natura produce a sud, è necessario ingegnarsi un po’ con i condimenti!
Io sono riuscita a recuperare abbastanza il sapore della parmigiana crudele perduta, e soprattutto con il trucco delle fette impastellate cotte in forno ho trovato anche una formula abbastanza leggera che però non insciapisca troppo il piatto!
abbraccio ovale
Beh io sto in Friuli… comunque le mie piccole melanzane del mio modesto e arruffatissimo orto sono molto gustose
Un abbraccio anche a te!
Certo, le cose dell’orto ovunque crescano sono sempre le migliori!!!


ma vedo la differenza tra orti di casa mia della zona di Roma e verdure cresciute a sud, soprattutto quelle estive! non c’è proprio storia, un pomodoro sabino non arriverà mai al profumo e al gusto di quelli che a Sorrento ho trovato in qualunque trattoria! Certo c’è pomodoro sabino e pomodoro sabino, c’è differenza anche nel medesimo posto… ma il sud parte avvantaggiato a livello medio! Cucinare con prodotti di qualità eccelsa fa la differenza! E infatti di solito a sud sono più soddisfatta mangiando fuori di quando esco qui… ma proprio una differenza abissale!
Le tue melanzanette compensano sicuramente con il grande amore con cui le curi! per cui saranno buone quanto quelle coltivate a sud!
Adoro… pensa che volevo farla in questi giorni!


Anche io cambio ricetta ogni volta.
Provato con la besciamella di riso?
Se vuoi c’è anche la mia versione light, perchè io i fritti proprio non li mangio
http://ilmondodici.blogspot.it/2011/09/trionfo-di-melanzane-veg-ai-profumi-del.html
e mi piace un sacco con la menta, ma in realtà ogni volta esco sul terrazzo e decido che metterci in base a cosa è più florido in quel momento.
Si può anche usare l’akara – mentre fai il latte di soia, anche se so che tu non ami la soia – o hummus di ceci leggero… insomma convengo: è buona sempre!
ciao!
Questi giorni di fine estate frescolina sono perfetti per infornare una parmigiana! Con la besciamella di riso ci frequentiamo parecchio, l’ho già provata con la parmigiana e con tanti altri piatti che vanno in forno, ma anche no! La besciamella di riso è una base versatile sia salata che dolce, è forse quella che faccio più spesso. Qui ne ho messo a punto una versione ibrida con lo spalmabile di Felicia! dai un’occhiata su, forse ti era sfuggita!
Troppo vicino il ricordo dei giorni di afa!
Io i fritti e i soffritti li ho quasi aboliti, al massimo cinque-sei volte l’anno, e un paio di queste eccezioni le dedico volentieri a una parmigiana, anche se ormai con il trucco delle fette impastellate passate in forno non ne sento molto la necessità! Se stavolta ho fritto è perché non mi andava di accendere il forno due volte!
Vado volentieri a conoscere anche la tua versione.
Prima o poi proverò a fare la parmigiana con qualche crema leguminosa, come prevede anche la versione di Stella con cannellini.
Per il momento la versione che ho messo a punto è la più vicina al sapore dell’originale, perlomeno al mio palato. Ma sperimento volentieri anche altro, solo che magari non lo chiamerò parmigiana (seppure vegan)!
abbraccio ovale
Avevo intravisto il post ieri mattina, ma ho volutamente evitato le leggerlo, volevo prendermi il tempo necessario per gustarlo. I tuoi post sono sempre così ricchi di dettagli, racconti e informazioni che è un vero peccato aver fretta e leggere solo i passaggi fondamentali.
spero sinceramente di poter abbracciarti in futuro, magari durante un tuo viaggetto…… Un abbraccio
Complimenti carissima prima di tutto per aver condiviso ricordi così dolci e cari, hai descritto tua mamma benissimo, mi è sembrato di vedervi mentre in cucina confezionavate la parmigiana…. quanta dolcezza e tenerezza.
Un applauso per la parmigiata…. mi piace l’idea della besciamella con la farina di segale, sicuramente gustosa e aromatica. Io non mangio le melanzane, da quest’anno ho iniziato ad avere qualche piccola reazione allergica, ma c’era d’aspettarselo, peperoni e melanzane sono un’accoppiata perfetta!!!! quando preparo la parmigia a Fausto anch’io faccio la veg-besciamella e non utilizzo veg-formaggi, basta tenere la besciamella bella soda e si crea la giusta cremosità. Fausto preferisce il latte di riso ed è l’ingrediente principale per la mia besciamella, ma apprezzo in egual misura anche quelle con il brodo vegetale. Ho provato anche ad usare la farina di lenticchie con il brodo vegetale, mi è piaciuta moltissimo, la prossima volta provo la farina di segale.
Mi dispiace non vederti domani
Hai fatto bene a prendertela con calma, non c’è nessun bisogno di affrettarsi! Ci metto un po’ a scrivere i miei post e quindi vi faccio aspettare fra uno e l’altro, è giusto che voi vi prendiate il tempo necessario per leggere (se volete ovviamente!).
Sono felice della tua visualizzazione di me e mamma a trafficare in cucina! Sono stati momenti felici, anche se non me ne rendevo conto lì per lì…
Sono contenta che approvi la parmigiana alla besciamella! L’ho provata anche con i formaggi vegetali casalinghi, ma non rendono in questa preparazione!
E’ bello sperimentare con le farine per elaborare varie formule di besciamella! Ma non mi dici niente del tuo spalmabile? Lo sapevo che il tuo formaggetto vegetale aveva potenzialità fenomenali, e ora l’ho verificato!
E anche la versione con agar ci ha soddisfatto, proprio stasera ne ho mangiato gli ultimi pezzetti pensando a te, dolcissima Felicia. Anche se non domani, sono sicura che ci vedremo presto!
abbraccio ovale
Come ti avevo accennato la mia spalmabile da allora è sempre presente in frigorifero. Vario ortaggi, acqua di cottura (come te recupero) e farina di legumi a volte piselli altre lenticchie, apro gli armadietti della cucina e utilizzo aromi diversi ogni volta.
Mi piace, mi soddisfa, ogni volta un prodotto diverso…… la uso a cubetti o spalmata, ma quando mi prende la voglia anche così, un pezzetto e via…….. sono felice che ti sia piaciuta, come ti scrivevo la ricetta che ho pubblicato è solo un’idea, è talmente versatile che ognuno può trasformarla come meglio crede e utilizzarla al meglio….
Sono certa che ci incontreremo presto….. ieri è stata una bellissima giornata, ricca di emozioni
Grazie
Credo che anche nel mio frigo apparirà spesso questo spalmabile, Stefano è entusiasta soprattutto della versione verde, lo considera il vegformaggio più ecozoico che ho fatto finora!
w le variazioni!
mi sento anch’io che ci incontreremo presto, e sono contenta che il vegincontro sia andato bene, attendo il tuo reportage!
magari è già uscito… ora vado a vedere… in questi giorni non riesco a stare dietro a tutto!!! help!
La mamma sarebbe sicuramente orgogliosa di te. Hai aggiunto al suo piatto due ingredienti fondamentali: ingegno e creatività. Il tuo percorso di ricerca è sempre stimolante, e insegna tanto anche a noi. Grazie!
Chi lo sa, mia madre non era tanto disponibile alle sperimentazioni come me… era molto abitudinaria! io proprio il contrario! quando facevo i miei pastrocchi (le poche volte che mi concedeva un po’ di spazio nella sua cucina!) difficilmente li assaggiava… anche perché facevo spesso cose esotiche e lei sosteneva la cucina nostrana!
grazie a voi, ma il piacere è reciproco!
Sono contenta che oggi qualcuno mi segua nelle mie sperimentazioni!
Molto buona questa versione … cmq credo proprio che la tua mamma sarebbe stata contenta di questa versione, perché hai sperimentato mantenendo la tradizione, un ottimo compromesso per far felice onnivori e vegani. ^_^
Hai voglia di partecipare ad un contest? Dai, dai, dedicami un paio di ricettine! ^_*
http://golositavegane.blogspot.it/2012/08/la-mia-prima-volta-contest-goloso.html
Sì, lo credo anch’io, con un piatto così avrei potuto soddisfare la mia mammina! il risultato è molto simile alla sua! E gli onnivori che l’assaggiano la gradiscono senza fare critiche di nessun genere!
Vado a dare un’occhiata al tuo bando, vediamo cosa posso fare con i miei tempi lentissimi! se possibile, volentieri!
abbraccio oval-parmigianino
Accidentaccio che aspetto magnifico!!!!
E il sapore deve andare di pari passo
Mi piace la versione non fritta
Non ho mai assaggiato la parmigiana, la tua la assaggerei subito!!!
Certo che mi rattrista molto che tu non possa gustarla assieme alla tua dolce mamma. Anche la mia era abitudinaria e posso immaginare
Adoro pensare a te e tua madre che cucinate insieme, è una immagine stupenda. Immagino come tu ti senta ripensando a lei. Vorrei abbracciarvi al cubo…davvero due creature speciali…
bacionissimi carissima, davvero complimenti, ricetta spettacolare!
Incredibile, non hai mai assaggiato la parmigiana?
urge rimediare! Evidentemente a casa tua cucina di stampo nordico! 
ma ogni tanto ci riuscivo a intrufolarmi e a scodellare qualche esperimento!
qual era il piatto speciale di tua madre? Anche lei abitudinaria come la mia? ma dai!
Proprio insieme non cucinavamo, lei mi concedeva l’uso della cucina quando non la usava, praticamente mai!
Anch’io vorrei abbracciare te e la piccolina, e lo faccio in modo ovale, con gioia abitudinaria!
eh…che cara la tua piccola che difende “il territorio”
mah mia mamma ha avuto una vita particolarmente complicata e ho pochi ricordi concreti della sua cucina, anche se era per me la cuoca migliore della galassia. Lei era eccezionale, sapeva fare cose complicatissime, solo che cucinava per mio padre, ed erano cose crudeli che poi non mangiavamo per ragioni economiche, erano cucinate per lui(non so ben dirti cosa sapesse fare meglio, penso la pasta fresca e i bolliti o gli spezzatini con gli gnocchi)..ma…ma…ma…se devo dirti la verità nella mia memoria sono molto piu’ impresse cose semplici, come la vaschetta dell’uva, o un panino (fette di pan carrè di quelle terribili ai conservanti e amare) con la ketchup (che io da bambina adoravo alla follia) e la margarina (salutista eh??), cretinate assolute, ma solo a pensarci io mi commuovo, perchè quando sapevo che le aveva preparate lei mi si scioglieva completamente il cuore…
Devo dirti che per me mia mamma era come Re Mida, ogni cosa che lei toccasse per me si trasformava in oro. Quando una cosa le piaceva, finiva per piacere anche a me…io odio l’origano, ma a mia mamma piaceva e quando lo trovo finisco per mangiarne a palate, anche se il gusto proprio fa a pugni con il mio palato, ma…a lei piaceva…e finisco per buttarmici a pesce…sob…
Non credo che nessuno abbia il potere di trasformare ogni cosa in una meraviglia, come lei poteva fare per me…che tenere le nostre mamme…
Si’ comunque,anche mia mamma era ostinatamentissimamente abitudinaria, era difficilissimo convincerla a “provare” qualsiasi cosa, anche se poi a forza di insistere e sgolarmi, ottenevo alla fine i suoi consensi…non posso dirti che tutto quello che le ho fatto assaggiare della cucina vegana le sia piaciuto…il pecorino e il parmigiano vegano me li ha tirati in testa
le ho comperato il No-Muh e si è placata la sua ira, era felicissima come un bambino alle giostre, a volte il consumismo arriva dove l’ecozoicità non arriva purtroppo
Sono certa che a mia mamma comunque i tuoi esperimenti sarebbero piaciuti moltissimo e forse tua mamma, sia pure con molta prudenza, avrebbe ceduto alla bontà straripante della tua cucina, cosi’ come alla fine succede a tuo padre, che va casa leccandosi i baffi
Fortunati i tuoi ospiti!!!
Come va a casa? come va la riabilitazione di Ste?
bacionissimi bellissima principessa Sabina
La cucina del cuore e dei ricordi è per tutti noi la migliore… ti capisco benissimo cara.
per fortuna sono tempi andati!

Tua mamma però si dedicava un po’ troppo al tuo papà… incredibile che tu non solo non glielo rimproveri ma la vedessi in un’aura più che speciale! miracoli della tua incredibile capacità di amare!
Della cucina di mia madre dopo la parmigiana ricordo le polpette di pane, sia fritte che con il sugo, per noi una vera leccornia! le avevo pubblicate in Veganblog come Polpette del risveglio, prima o poi le ripubblicherò anche qui… le sue cose migliori erano le più semplici!
Ce ne sono ancora tanti di piatti che mi ricordano mia madre, ma l’elenco sarebbe lunghetto! te lo risparmio!
Anch’io da piccola amavo delle cose terribili come le cipolline sott’aceto e soprattutto il loro aceto!
Chissà se alla tua mammina sarebbero piaciuti i miei esperimenti formaggiosi… la mia forse con titubanza iniziale poi li avrebbe accettati… ma capisco che tua mamma gradisse il No-Muh, l’ho assaggiato una volta e mi è piaciuto tanto, solo che non lo trovo facilmente in giro!
Stefano va un giorno sì e uno no a fare fisioterapia, ha ancora un mese da passare a casa… ma come sai lui non si perde d’animo e sta usando la sosta per scrivere il suo prossimo libro! Ha ripreso comunque a guidare e a lavare i piatti!
abbraccio ovale ovale, meravigliosa amica mia!
sono certa che i tuoi esperimenti formaggiosi sarebbero stati spazzolati, io sui formaggi non ho mai provato niente, la prima volta che ho fatto la mozzarella di Concita è venuta una cosa rivoltante
A mia mamma piaceva molto che le parlassi di te e le facessi vedere le tue ricette. Era molto contenta di vedere quello che fai. Si guardava bene tutte le fote e si faceva raccontare il testo, perchè aveva un po’ paura del pc e non avrebbe letto le cose da sola, il mio tesoro :love:.
Mi chiedeva sempre anche di Cirino
comunque la parmigiana con le melanzane impanate al forno l’avrebbe mangiata senza farselo dire due volte, ne sono sicura!! Purtroppo ha sempre avuto un appetito inesistente, e ha sempre mangiato pochissimo, ma avrebbe apprezzato moltissimo
Ma come, tu che sei una chimica ti perdi d’animo con una mozzarella veg? non ci posso credere!
Mi fa una grande tenerezza che tu mi racconti della piccolina, e come capisco il suo terrore per il pc, ce l’avevo anche io all’inizio… poi per fortuna o per sfortuna ho superato quella fase traumatica…
(provo anch’io se esce love :love: )
Ora forse lei e Cirino chiacchierano di noi… mi piace pensarlo…
Io scommetto che la piccolina di questa parmigiana per una volta avrebbe chiesto il bis!
buonotte mia topetta!
niente da fare, love non è uscito, comunque te ne invio a profusione, tanto love ovale!
cosa vuoi, ammetto che i veg formaggi mi interessano troppo poco, e questo accadeva anni fa.
Questa parmigiana è un altro dei tuoi capolavori! Le schiacciatine con il pangrattato e la pastella mi piacevano da morire ai tempi del mio cottismo, golosissime!!!!!
E la parmigiana nella pasta poi è davvero fenomenale!
Insomma, sono certa anche io che la mia meravigliosa Piccolina avrebbe almeno provato a chiedere il bis di questo ottimo e stupefacente piatto del Futuro. Nonostante la sua abitudinarietà mia mamma voleva pensare al futuro e lo faceva sempre con pensieri tutti rosa.
Mi piace molto comunque la tua straordinaria cucina, non solo perchè prepara un futuro piu’ consono alle esigenze di questo pianeta, ma anche perchè rappresenta un forte punto di riferimento in questo strano e complicato presente storico. Un invito gentile e possente a cercare dentro di noi la Verità e la Pace.
Un grosso abbraccio della buonanotte carissima!!!!
L’icona dell’affetto non serve, l’affetto e l’amore sono oggetti quantistici e superano le barriere con un elegantissimo effetto tunnel
Ma come, io credevo che tu potessi elaborare una cucina crudista molecolare…

mi lasci di stucco con il tuo fallimento vegmozzarellesco!!!
evidentemente sarà stato il tuo disinteresse di fondo a farti toppare una preparazione così semplice, ma in cui bisogna impratichirsi con un po’ di pazienza all’inizio!
Le schiacciatine di pangrattato e pastella sono troppo buone! ma cerco almeno di passarle al forno ultimamente! non ti dico poi la spaghettata parmigiana!
Tua mamma probabilmente ci ha preceduto nel futuro, a me piace immaginarmela ora a zonzo nello spazio-tempo, finalmente libera di essere dove le pare!
Sei molto carina a investire di un compito così importante i miei pastrocchi ecozoici! Auguriamoci sia così…
Hai ragione l’affetto è pura anarchia quantistica! da qui a te c’è di sicuro un gigantesco effetto tunnel in corso!
Conosco bene ormai la Parmigiana Ecozoica di MaVi essendo il suo “Primo Assaggiatore”, garantisco però che è sempre più buona…
Ottima l’idea di chiamarla anche “Melanzanata”, un “bravo” al marito di Tamara, in effetti l’Era Ecozoica ha anche bisogno di parole belle e parole nuove che non ricordino più l’era precedente e i suoi disastri e crudeltà contro gli animali…
Stupendi poi i ricordi delle mamme, di MaVi, di Cris, tutti noi dobbiame sempre molto alle nostre mamme… E’ stato sempre così, per fortuna, da millenni…
Ogni parmigiana è una storia a sé, a volte meglio a volte peggio… comunque sempre una signora piatto che si fa notare!

Anche come melanzanata non passerebbe inosservata!
E le mamme si meritano tutta la nostra riconoscenza e il nostro amore! le nostre attive donatrici di vita!
Ciao piccina… ho aperto adesso il tuo spazio…. la parmigiana non fritta , ma impastellata ed infornata l’ho fatta un poco di tempo fa rimanendone piacevolmente vicina, ma l’ho fatta con “ingredienti crudeli”, quindi questa la devo proprio provare.. un unico appunto, o consiglio : non sciacquare le melanzane per dissalarle, la parmigiana è una pietanza salata! perde tutto il gusto….
…. ciao!
Sono contenta che anche tu sei rimasta soddisfatta dalla parmigiana a doppia infornata! spero la prossima la provi senza ingredienti crudeli!

anzi sciacquerei anche le verdure da sottolio anche se non è richiesto dalle ricette viste in giro… ma lo farò senz’altro la prossima volta…
Mi aspettavo una tua rimembranza di quella parmigiana vegan versione invece ancora fritta che ti feci assaggiare a Capracotta un po’ di anni fa… da cui è iniziato tutto il nostro discorrere di cucina in giro per blog!
Le verdure che metto sotto sale non le sciacquo quando le passo in aceto e poi sottolio, ma le melanzane da cuocere sì, le sciacquo bene, non mi piace un retrogusto troppo salato!
de gustibus… e abbraccio ovale!
si, ricordo la porzione che m’ hai dovuto mettere a parte per evitare i saccheggi degli abitanti della casa naturalista…. pero’ m’ha sempre attizzato l’idea della parmigiana con foglie di borragine, la vurrajna, come si chiama in dialetto, ma non l’ho potuta mai trovare!
hehehehe ho vegliato sul tuo assaggio!
spero che in futuro riuscirai o riuscirò ad accontentare la tua voglia di vurrajna!
“Agile, scaltra e silenziosa, caccia soprattutto di notte”: è così che viene descritta la lince, nella mia Enciclopedia degli animali. Qualcuno mi ha fatto notare che proprio dietro al piatto della parmigiana veg, c’è un magnifico paio di occhi di lince, lassù nell’angolo in alto a sinistra…. E io che non posseggo “occhio di lince” non me n’ero accorta! Ma subito mi è venuto in mente cos’è che accomuna la lince alla melanzana: cioè la notte. Ovvio, qui c’è una storia da raccontare.
È vero infatti che la melanzana e il suo cugino pomodoro evocano le solarità del Sud e tanto gusto meridionale – sottolineato infatti dalla bella canzone del video. Ma se ascoltiamo oltre alla bella musica anche un po’ i nomi, ci chiediamo: come farà di cognome la signora Melanzana?
Risposta: la famiglia è quella delle Solanacee. Solanacee, sole, sol… allora tutto chiaro? E subito possiamo ascoltarci un altro brano di tarantella (per esempio al sito http://www.larpeggiata.com, fare clic su “video” e scegliere La Tarantella. ).
Invece nella lingua delle mie parti, il tedesco del sud (be’, sempre di sud si tratta…), il cognome Solanacee si tramuta in un’altra parola che vuol dire …”piante dell’ombra della notte”. Quindi il sole in questo caso non c’entra proprio! Ma come si spiega?
Penso si spieghi col fatto che il nome viene dalla più umile e dimenticata cugina, una piantina, il solano, detta anche “erba morella”. Solano ha a che fare col sole? “Morella” vuol dire che ha l’abbronzatura? Penso invece che venga da una antica parola che vuol dire “suolo”, “terreno da coltivare”. Una piantina selvatica e terra terra, insomma. E la famiglia delle “Piante dell’ombra della notte” (“Nachtschattengewächse”) comprende la sig.ra Melanzana, il sig. Pomodoro, la sig.ra Patata, il sig. Peperone, ma anche altri parenti meno illustri come la Belladonna, la Mandragora, lo Stramonio e il Giusquiamo, e guarda chi vede…il Tabacco! Tutte piante che contengono anche una buona dose di veleno /medicina. Anche Melanzana e Pomodoro ne contengono, si chiama solanina, serve loro per far stramazzare gli insetti parassiti. Ed è per questo che si consiglia, dopo avere affettato le melanzane, di coprire le fette col sale e lasciarle scolare, e infine gettare via l’acqua, carica di solanina, che non ci fa stramazzare ma offusca un po’ i pensieri.
Ma la lince che ne pensa?
…chiedo subito scusa: Occhio-di-Lince ha sbagliato a trascrivere il link per La Tarantella. Correggo: http://www.arpeggiata.com
scegliere Vidéos e poi La Tarantella. Buona visione e buon ascolto, anche alla Lince.
grazie dell’errata corrige, non c’è niente di più snervante che cercare di entrare in un link che non si apre…
La lince qui sui Lucretili era di casa una volta… infatti erano anche noti come “monti della lince” e qui ebbe una residenza il principe Federico Cesi fondatore dell’accademia dei Lincei!

E ti sto scrivendo di notte insieme alle linci e alle melanzane!
ora vado ad ascoltarmi la Tarantella e domani a mente fresca mi rileggo tutti i tuoi appunti etimologici, che aprono sempre meravigliosi spiragli di conoscenza! ah quindi è anche pericolosa l’acqua della salatura delle melanzane… i miei pensieri sono già tanto offuscati di natura, meglio che le sciacqui bene queste fette imbevute di solanina!
La lince forse ha mandato un’ambasciatrice a comunicarci che sarebbe ora che anche lei dopo il lupo facesse ritorno fra questi monti che una volta le erano dedicati!
abbraccio oval-linceo
Non mi sembra proprio che i tuoi pensieri siano offuscati – almeno a giudicare da quel che scrivi qui – al contrario, mi sembra che la tua mente sia limpida e chiara e illuminata da amore per le creature!
Ti dirò anche che le “Piante dell’ombra della notte” si chiamano anche “Piante degli incubi” (che sono appunto le ombre minacciose notturne) perché il loro ricco contenuto di alcaloidi, come la solanina ma anche nicotina e altri, può provocare incubi a volte tenebrosi. Che dire della Datura Stramonio? È pericolosa, a volte mortale, e causa ombrose e inquietanti allucinazioni… e infatti non c’è da stupirsi se, prima ancora che in Europa venissero introdotti i quattro membri più illustri e mangerecci della famiglia, queste piante venivano considerate “piante delle streghe”.
Che poi era un modo per demonizzare le donne selvatiche, quelle che conservavano il sapere e la conoscenza di erbe e di vita selvatica, di vita delle selve, dei boschi: il mondo della lince insomma, che speriamo torni anche nella sua selva/casa originaria lì sui monti Lucretili (o Lincei?) come è già ricomparsa nei boschi alpini.
La mia visione è chiara, ma disturbata dalle magagne della quotidianità… e quest’anno ce ne sono state oltre l’immaginabile, ma resisto!

Adesso capisco perché le solanacee suscitano così tante antipatie… Non viviamo certo in una società che vede di buon occhio chi ha un rapporto troppo ravvicinato con il selvatico!
Io invece per le solanacee vado pazza, ma esclusivamente di stagione e in dosi moderate! a parte le patate che sono disponibili tutto l’anno!
E aspettiamo anche con trepidazione il ritorno della lince sui Lucretili!
abbraccio ovale
Sì, come dici tu, chi ha un rapporto troppo ravvicinato con l’elemento selvatico non viene generalmente visto di buon occhio in questa parte del mondo. Vita dura per i troppo selvatici… Eppure ce n’è bisogno più che mai, di riguadagnare la natura selvatica e la qualità selvatica sia dentro che fuori di noi, se questa umanità vuole salvarsi e ritrovare un equilibrio accettabile. Ce n’è un bisogno estremo, e tutti noi bene o male lo sentiamo quando ci accorgiamo che è qui, e solo qui, che ci sentiamo veramente “a casa” : sani e salvi. Perché è qui, nella natura selvatica, che tutti i nostri sensi e tutte le nostre capacità entrano in gioco, quando siamo sveglie e sognanti nello stesso tempo, quando pensiamo e sentiamo insieme, e ci rendiamo conto del legame con gli altri viventi.
Ma torniamo alle patate: nella società che non ama il selvatico, vengono considerate una cosa non viva, e quindi il loro germogliare dà fastidio, perché è una vitalità residua che non fa comodo. Infatti quando per esigenze commerciali si devono stoccare a lungo in magazzini, e quelle – infischiandosene delle ragioni del profitto – cominciano a buttar fuori germogli, non vanno più bene per la vendita. Al che la società-che-non-ama-il-selvatico ha escogitato la soluzione del “problema” sottoponendo le patate a radiazioni ionizzanti, cioè irradiandole mediante residui di combustibili radioattivi e altre ingegnose soluzioni. (Il tutto permesso dalla legge, beninteso). Et voilà: ecco a voi le patate che non germogliano più! Naturalmente non contengono neanche più la minima traccia della vitalità naturale che le rende un cibo nutriente. Sono diventate un cibo morto stecchito, e per giunta alterato dalla radioattività. L’unica cosa che è rimasta… è la solanina, che è appunto l’unica parte del tubero di cui diffidare un po’. È quella sostanza che rende verdolina la polpa e sarebbe meglio tagliarla via prima di cuocerle. Almeno, così mi ha consigliato la lince…:-)
Bello quello che scrivi del selvatico, cioè il pensare e sentire insieme… condivido parola per parola!
Le patate purtroppo sono quasi un simbolo del trattamento denaturalizzante che tutto riceve nella nostra società… eppure proprio le bucce sono forse la parte più buona di questo tubero! Devo dire che le mie patate anche di supermercato di solito germogliano discretamente, quindi posso supporre che almeno questo trattamento devastante non l’hanno subito. Certamente la cosa migliore è prenderle bio o coltivarsele nel proprio orto!
Ascolto molto volentieri i consigli della lince! grazie!
La lince mi ha detto anche che la natura selvatica ha un ordine e una sua legge. La legge dice che bisogna amare la vita e viverla. E poi dice ancora che è vietato sottomettere qualcuno, specie le donne, o farsi sottomettere. E poi dice ancora che bisogna aiutarsi a vicenda e non abbandonare nessuno, perché se non ci si dà una mano a vicenda non si sopravvive, nella natura selvaggia. E se non si riesce ad aiutarsi gli uni con gli altri, si deve provare ad aiutarsi gli altri con gli uni (questo l’ho sentito da Mafalda, di Quino). Così mi ha detto la lince.
questa natura selvaggia mi fa pensare al detto zen: la via perfetta è priva di difficoltà, compi il massimo sforzo.
Non c’è nulla di più di difficile e di più facile…
heheheheh, Mafalda è amica della lince?
Volevo dirti che mi è venuta in mente un’altra associazione per la melanzana-solanacea, (prendila come un’etimologia medievale!) e cioè il ‘sol nigrum’ di alchemica memoria, il sole nero, il sole dei sistemi B nell’astrologia macrozodiacale… un altro tipo di astro solare intorno a cui ruota un diverso ordine planetario… con valori diversi dai nostri! più amici della lince suppongo… Non so se c’entra qualcosa con la melanzana, ma a me piacciono tanto sia le verdure che queste fantasie alchemico-zodiacali! ci sarà un nesso?
Mafalda pone un sacco di domande…e la lince conosce tutte le risposte. Chiedete alla lince.
Lei sa qual è il nesso fra le verdure e l’alchemio-zodiaco!
Per questo abbiamo bisogno che torni sui vostri monti e dappertutto dov’è di casa, e che anche le altre sagge creature selvatiche restino fra noi. Ci insegnano quali sono le connessioni che contano veramente
la lince sarà il mio punto di riferimento d’ora in poi!
a proposito, ho sentito le tarantelle dell’Arpeggiata, magnifiche! Conoscevo già Pizzicarella cantata da Lucilla Galeazzi, e una volta stavo quasi per linkarla a una ricetta… avevo dimenticato però il nome del gruppo, grazie di avermi rinfrescato la memoria!
un vero inno alla parmigiana questo post!!
La proverò nella versione al forno con pastella, mi incuriosisce un sacco anche se devo dirti che mi piace anche con le melanzane grigliate, salsa di pomodoro e besciamella, anche se in fondo hai ragione tu: non è parmigiana!! sarà che questa estate ho mangiato quasi solo crudo, prevalentemente frutta e centrifughe che pensare al fritto, anche in deroga dopo anni di astenzione, un pò mi inquieta, ma se ce l’avessi avuta davanti non avrei esitato all’assaggio!!
Un saluto ormai dall’Italia, ciaooooooo!!
e un inno alla cucina di mia mamma! e delle mamme in generale! quindi dedicato anche a te!
Certo lo sformato di melanzane grigliate può essere anche buono, ma non può mai sostituire nel gusto una parmigiana come noti anche te! Per variare è comunque ottimo!
Belle queste belle scorpacciate di crudo! Il fritto fai benissimo ad evitarlo, io quest’estate me lo sono concesso solo in rarissime occasioni, qui e per un paio di porzioni di patatine fritte quando vado fuori!
ti ho dato il benvenuto nel post del tuo ritorno e ti ho visto nel reportage di Felicia! lo so che sei di nuovo a casa!
abbraccio ovale
voto anche io per la Melanzanata, che segna il nuovo di un piatto che si evolve e lascia la crudeltà a passati avventori…
molto bella e nìben curata, proverò a farla appena fa più fresco (qui ancora 28 gradi oggi).
sintetica.
un abbraccio
allora buona melanzanata! anch’io spero di riuscire a rifarla prima che finiscano le melanzane di stagione!
abbraccio ovale
Come partenopeo non potevo che iniziare da una parmigiana il mio incontro-scontro con la visione della cucina ecozoica
ehehehehe
Non sono qui però per notare le differenze tra ricette, tutt’altro, resto invece stupito dalla dichiarazione di amore che sottointende questo post ad una ricetta ed ai ricordi che porta dietro di se, profumi&sapori inclusi. In questo la cucina è un vero passepartout dell’anima qualunque sia la declinazione che scegliamo. Sarei curioso di provarla, davvero, così come mi piacerebbe che tu potessi riprovare una versione ‘crudele’, per avere un effetto “madeleine proust”. Complimenti sinceri per il tipo di approccio adottato
Carissimo

i miei incontri vogliono essere incontri senza nessuno scontro se possibile! mi piace l’ecopacifismo anche nelle comunicazioni! testimonio la mia scelta, e ovviamente mi aspetto di non lasciare indifferente chi ci incappa, dato che la posta in gioco è la sopravvivenza di un pianeta! e il miglioramento delle sue condizioni di vita per tutti gli abitanti, umani vegetali e animali!
La ricetta della parmigiana ecozoica qui è ben dettagliata, un artista dei fornelli come te non avrà nessuna difficoltà a riprodurla e a darmi il suo parere! Ci terrei molto!
Una versione crudele la riassaggerei solo in circostanze estreme, come il viaggio a Malta che ho fatto l’anno scorso, dove per conoscere i sapori locali ho fatto dei piccoli sgarri vegetariani. Quindi potrei sgarrare solo per ragioni di documentazione scientifica!
Il sapore della parmigiana di mia madre me lo ricordo bene, e lo ritrovo quasi uguale nella mia versione raddolcita… l’effetto madeleine c’è!
spero che proseguirai il tuo itinerario ecozoico e se sarai ancora guidato dalla tua partenopità la prossima tappa dovrebbero essere le sfogliatelle veganizzate… o sbaglio?