ago 2, 2012

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Pappardelle di carota e zucchina al raw-gù

Pappardelle di carota e zucchina al raw-gù

Eccovi la prima ricettina inedita nella Cucina ecozoica pubblicata nel numero di giugno di “AAM Terra Nuova”! (Qui la presentazione del sito di TN!) La ricetta risale all’estate scorsa, fra le tante che sostano nel mio sterminato archivio… Ecco perché questa primavera, quando ho preparato l’articolo per “Terra Nuova” ho potuto usare delle zucchine… erano quelle dell’estate prima!
Ringrazio la mia musa crudista, Cris-Topetta! Questo è il mio omaggio estivo al suo meraviglioso minest-raw-ne del buonumore!

Ingredienti per una porzione

Una piccola carota
Una piccola zucchina
Un pomodoro
Un pezzetto di sedano
Un pezzetto di cipolla rossa
Uno spicchio d’aglio
Due-tre olive
Un cucchiaino di parmivegan (due tre mandorle tritate, un cucchiaino di germe di grano, lievito alimentare, sale)
Basilico
Za’atar (oppure origano, comino, timo; oppure sommacco o sumac che dir si voglia)
Peperoncino in polvere
Olio evo bio q.b.
Limone
Sale

Procedimento

Con il pelapatate ridurre la zucchina e la carota in pappardelle.
Con gli avanzi della zucchina e della carota preparate il soffritto del raw-gù: tagliuzzate finemente insieme a cipolla, sedano e aglio. Aggiungere al pomodoro in cubetti e condire con olive, qualche foglia di basilico, un pizzico di za’atar (oppure origano, comino e timo, o sommacco o altra spezia che vi aggrada), un pizzico di peperoncino in polvere, olio, limone e sale.
Impiattare le pappardelle di zucchina e carote con il raw-gù e cospargere di parmivegan.

Lasciate un po’ a marinare per ammorbidire e insaporire meglio le verdure. A me invece piace mangiarla subito con le verdure tutte croccanti! De gustibus, a ciascuno il suo raw-gù!

Variante per i giorni di festa: con ricotta ecozoica della pecora nera!

E DIVAGAZIONI…

 Sui pelapatate e temperini per verdure

Sono sempre un po’ restia a riempirmi la cucina di attrezzi che dovrebbero agevolare le preparazioni, mentre a volte le rendono più complicate… perlomeno a me è capitato così, quindi cerco sempre di arrangiarmi con quello che ho già in giro (non ho né frullatori, né impastatori, né robot, solo un mixer e qualche attrezzino, tipo coltello di ceramica, piccolo caddi e levatorsoli o pelapatate che dir si voglia), ma non mi sento per niente limitata nei miei spignattamenti crudi o cotti… mi piace fare i pesti nel mortaio di marmo, ma a volte li trito anche con il coltello, e non trovo differenze eclatanti. Certo ad avere un temperino per verdure si possono fare gli spaghetti crudisti e raggiungere altre sponde estetiche, ma la necessità aguzza l’ingegno e così anziché produrre l’ennesimo piatto di spaghetti di zucchina (comunque buonissimo!) ho proposto delle meno scontate pappardelle crudiste! Più rusticamente ecozoiche…

Sugli errori

Come sapete nella Cucina ecozoica si mangia il crudo sempre prima del cotto, e in linea di massima cerchiamo di non mescolare alimenti crudi e cotti. D’estate gli ortaggi crudi finiscono nelle pietanze cotte, eccezionalmente, ma di solito non viceversa. In questo caso c’è un pizzico di lievito alimentare, ma si tratta proprio di una eccezionalissima eccezione! Il parmivegan si dovrebbe fare senza per un piatto crudista, ma me lo ritrovavo già pronto, e per una volta ho chiuso un occhio. Questo per tranquillizzare chi pensa che non transigo!

La mia cucina da sempre è una cucina degli errori (la pagnottella slò e l’insalata sbagliata sono gli esempi più emblematici del mio ricettario), ma attenzione a distinguere tra errori distruttivi con esito nefasto ed errori potenzialmente creativi, come quello della torre di Pisa citato da Rodari nella Grammatica della fantasia! Saper distinguere fra errori buoni ed errori cattivi non sempre è facile… L’esempio più terribile di errore cattivo è la guerra, non esiste una guerra giusta!

Sulle carote

Ale63 mi ha chiesto via mail idee per cucinare le carote, dato che il suo gas nell’ultima consegna l’ha inondata di questi allegri tuberi! Ovviamente le ho consigliato la ricetta pubblicata oggi (e che mi accingo a pubblicare anche su suo stimolo) e qualcos’altro ancora. Copio incollo anche per voi le indicazioni già date a lei per rintracciare ricette ecozoiche a base di carote, magari ci sono altre persone che con quest’afa devono affrontare diluvi arancioni!

Con l’occasione linko una ricetta pubblicata in anteprima su Stile naturale che non ho avuto il tempo di ripubblicare qui, le cozze crudiste

Ormai di fave fresche non c’è più nemmeno l’ombra, possiamo quindi sostituire con pomodorini piccoli piccoli o anche olive, e l’indivia può essere sostituita con cuori di lattuga o altra insalata con foglie a barchetta.

E passiamo alle idee cotte:

Qui c’è a dire il vero soltanto una foto delle mie classiche cipolle ripiene di carote (la foto sopra viene da Un viaggio matriarcale), che si possono associare ovviamente anche ad altre verdure. Non ho mai pubblicato questa ricetta… anche se una versione la potete vedere già nel reportage sul Pesce finto veg che ho lasciato in Veganblog…

Beh, non riesco a pubblicare e ripubblicare tutto… Ad ogni modo basta tagliare a metà una cipolla, sfogliarla e riempire le ciotoline di varia grandezza decrescente fino al possibile con la carota e il cuore delle cipolle tagliuzzati e mescolati a pangrattato, ortica essiccata (che come sapete nella cucina ecozoica sostituisce il prezzemolo in cottura), patata grattugiata con la buccia, aglio (sì! vado pazza non solo per le cipolle ma anche per l’aglio, e massimamente insieme!), origano, timo, peperoncino in polvere, olio evo bio e via in forno a 180 gradi (circa 40 minuti), se la stagione o la temperatura ve lo consente. Quelle del pesce finto veg invece prevedono cipolle e carote cotte al vapore, e poi le carote ridotte in crema con peperoncino verde piccante, pomodoro secco, olio evo bio, aglio e sale.

Una cosa che a me piace tanto è la vellutata patate-carote, oppure semplicemente arrosto al forno, tutte intere. Che ve devo mettere pure ‘ste ricette??? Dai, improvvisate!

La versione dolce l’avevo provata da vegetariana, uno sformato di mele-carote-miele allo zenzero, ricetta ebraica di cui ho smarrito il riferimento… anche perché all’epoca non fotografavo tutto quello che mangiavo! Ma la rete pullula di torte e muffin alle carote, salati e dolci!

Insomma, questo è il mio pensiero-carota…

Su miracoli e incombenze domestiche, e sulla Civiltà della Dea di Marija Gimbutas

Ora in teoria dovrei fermarmi qui e scappare… ho un convalescente in casa a cui badare e tanto lavoro ancora arretrato… Stefano è stato investito da un Suv ed è vivo per miracolo! ma per un mese dovrà indossare un tutore per riparare un ossicino della spalla sinistra, e io ho perso il suo valido contributo domestico (lavaggio piatti, bucati in lavatrice, stiraggio, taglio pane a tavola, preparazione insalata della sera, spesa, oltre ai classici lavori di fatica richiesti dalla vita quotidiana in una casa). Dunque, ho cominciato a fare in casa tutto, tranne la spesa giornaliera, perché per fortuna attrezzandosi con un carrello è una cosa che Stefano può fare e la fa anche con piacere, dato che praticamente siamo confinati in casa! Voi direte, che sarà mai, ogni donna fa questo da secoli! Beh, io non sono abituata e poi sono un’estrema perfezionista che può impiegare anche tre ore per lavare i piatti di un paio di pasti per due persone… sommatelo alla mia tendenza a dilettarmi un po’ ai fornelli… praticamente non esco dalla cucina quasi tutta la giornata! Se avessi il tempo di farlo magari! Il lavoro purtroppo quest’estate anziché andare a diminuire va ad aumentare (ma le entrate da manovali della cultura scendono invece di salire!). Sto preparando diverse cosette di cui vi parlerò, per il momento accenno solo all’uscita di questo testo a cui lavoro da oltre due anni, la Civiltà della Dea di Marija Gimbutas, che ho tradotto e curato. Vi linko la scheda di anteprima, Lo troverete in libreria dalla fine di agosto, ma è disponibile già nel sito della casa editrice. Nel frattempo preparo un post esclusivamente dedicato alla civiltà della Dea nella cucina ecozoica!

Su beagle, botticelle, ciummache e cani abbandonati: la dura vita degli animali prigionieri degli esseri umani…

 Le mie ultime divagazioni riguardano i nostri amici animali. Voglio esprimere il mio giubilo per la liberazione dei beagle, ringraziando le persone dal grande cuore che hanno difeso il loro diritto alla vita e alla libertà. Angeli coraggiosi!

Purtroppo da una parte arrivano buone notizie e dall’altra pessime. C’è veramente da vergognarsi della città di Roma, oltre ad avere ripristinato la barbara usanza di festeggiare a san Giovanni con una tremenda mattanza di lumache, fa parlare tristemente di sé per le botticelle.

Tremendi i recenti episodi, il cavallo svenuto a piazza di Spagna, e la ragazza del partito animalista europeo che per aver segnalato ai vigili un’infrazione del regolamento comunale (sei persone a bordo della botticella anziché il massimo di quattro) ha dovuto affrontare prima la reticenza all’intervento dei “tutori della legge” e poi la furia del conducente che ha dovuto rimborsare i turisti scesi…

I cavalli non sono nati per trasportare sacchi di patate umane sulle spalle! Come bene ci spiega Gloria di Ippoasi nel video che ho linkato nel Guanciale sogni d’oro, nemmeno i maneggi sono ambienti naturali per i nostri amici quadrupedi! Le nostre passeggiate domenicali facciamole sui nostri piedi!

E concludo con il video di un amico regista con le storie di tanti cani abbandonati che mi è arrivato in questi giorni e si commenta da solo (con la splendida musica di un suo amico, Agostino Lombardo)… con l’augurio che di queste storie ne sentiremo sempre di meno…

ago 2, 2012

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  1. Ale - Golosità Vegane dice:

    Ma che bellezza questo piatto!!! Molto colorato, sembra quasi una macedonia, fa molto estate!!!
    E quante idee per cucinare le carote! ^_^
    Anche tu cucini molto, vedi? :D

    • MaVi dice:

      sì una macedonia salata! mo’ vedrai fra poco quante ne vedrai in giro! :lol:
      w l’arancione in cucina!
      più che cucinare (anche se qualcosa ammetto che lo faccio) fotografo e archivio molto… e poi non riesco a pubblicare perché non ho tempo o non ho voglia… :smile:
      del resto se non cucinassero i foodblogger mi preoccuperei…
      abbraccio ovale
      ;)

      • Mauro Biasi dice:

        Ancora complimenti per le tue ricette, che prontamente condivido nel mio profilo facebook.
        E brava nel tuo impegno animalista.
        Non ti dimenticare di rabbonire il nostro Amico Saturno mi raccomando !

        Un abbraccio di mezza estate da Mauro.

        • MaVi dice:

          ciao Mauro, quando commenti dovresti scendere giù in fondo in coda agli altri, così sembra che prosegui una conversazione già avviata! (nota saturnina! :lol: )
          Grazie per la condivisione!
          Faccio quello che posso per informare sulla sorte dei nostri amici animali…
          Il nostro amico o meglio la nostra amica Saturnia (mi capirai solo tu, ma non fa niente!) come tu sai è severa ma sempre in vista di un progetto futuro o del bene comune! Ci dà sempre occasioni di riflessione per crescere o resistere!
          abbraccio ovale mezzestivo anche a te!
          ;)

  2. virginia dice:

    una freschissima idea. bella, buona e colorata… e . si sa.. davanti ad un piatto colorato non so resistere!

    • MaVi dice:

      brava, non resistere, scatenati!
      ;)

      • virginia dice:

        ;-) e ci voleva solo il tuo invito..

        • MaVi dice:

          …se lasci insaporire un po’ prima di mangiare sono anche meglio! io di solito non ho la pazienza di aspettare e spazzolo al volo!
          ;)

  3. Marta NewHorizons dice:

    E sì, questa insalata ricorda anche un pò la mia! Mi piacciono gli attrezzini curiosi e poco ingombranti in cucina ma come dici tu a volte si esagera ed è possibile arrangiarsi con quello che si ha! le proverò le tue tagliatelle!
    Complimenti per la collaborazione e grazie pure per i tanti spunti con le carote! :)
    Ed il mio pensiero si unisce al tuo per gli animali abbandonati, sfruttati e mangiati nelle tante sagre paesane, che abbondano in questo periodo, lungo tutto lo stivale :(

    • MaVi dice:

      sì i nostri piattini crudi sono stretti parenti! :smile:
      la mia regola aurea è sempre stata l’arte di arrangiarsi, ma se mi capitasse lo spaghettatore credo che lo prenderei… il fatto è che giro anche molto poco! (e con pochi soldi…)
      Grazie i complimenti fanno sempre piacere! ma tu non credo che hai bisogno dei miei spunti per cucinare le carote! :smile:
      hai fatto bene a ricordare le tristissime sagre di paese in cui ci si strafoga di cibo animale, persino quando sono dedicate a tutt’altro, qui ci sarà la sagra della pesca reginella il 5 agosto e nel menu offerto in piazza sono previsti fagioli con le cotiche… :mrgreen:
      abbraccio ovale
      ;)

  4. felicia dice:

    Bellissima ricetta……. adoro le insalatine miste e gli ortaggi ridotti a tagliatelle o spaghetti…. io utilizzo lo spaghettatore, ho una vera e propria passione per i cetrioli a spaghetti!!!! bellissimo post, complimenti per l’articolo su Terra nuova, bellissimo….. sei grande!!!!!
    un bacione :-)

    • MaVi dice:

      Lo so che tu sei una virtuosa dello spaghetto vegetale! sei un’artista!
      proverei molto volentieri gli spaghetti di cetriolo non appena mi capiterà a tiro lo spaghettatore, questo forse potrebbe entrare nel mio piccolo repertorio di attrezzi domestici.
      Nel frattempo ho collaudato una tua invenzione, il coppapasta con contenitore dello yofu e funziona benissimo (per le cose fredde almeno).
      Magari nel frattempo provo le pappardelle di cetriolo…
      grazie dei complimenti! anche tu sei una fonte inesauribile di ispirazione!
      abbraccio oval-pappardello
      ;)

  5. Carmen dice:

    Che gioia questi colori! Un abbraccio estivo :-)

    • MaVi dice:

      Ma che gioia risentirti! sei già dottoressa?
      anche a te un abbraccio oval-pappardello!
      ;)

      • Carmen dice:

        Cara! Mi spiace risponderti solo ora. Eh, no, ho posticipato gli esami: cominceranno a gennaio. Stavolta spero definitivamente! In Sabina tutto bene? Un giorno vorrei venire a guardare tutti quegli splendidi paesaggi riportati sempre dalle tue fotografie! Ancora un abbraccio

        • MaVi dice:

          Beh allora speriamo di averti dottoressa per la prossima estate, così potrai concederti un bel viaggetto, magari passando per la Sabina! La lupa sia con te!
          ;)

  6. ale63 dice:

    Prima di tutto tanti auguri a Stefano di pronta guarigione da tutti noi.

    Per quanto riguarda le ricette con le carote grazie per tutti i suggerimenti mi saranno molto utili.Fino ad ora ho sempre mangiato le carote crude con olio e limone ma in casa piacciono solo a me con le tue ricette finalmente gradiranno anche i miei commensali.

    Sai che proprio ieri anch’io pensavo che il lavoro aumenta ma gli introiti diminuiscono…..purtroppo in Italia la professione di traduttore (letterario o tecnico) non è valorizzata.

    Per motivi personali sono stata lontano dal web , guardando il tuo sito ho trovato tante belle ricette complimenti!penso proprio che nei prossimi giorni passerò più tempo in cucina.

    Un grande abbraccio ovale
    Ale

    • MaVi dice:

      Grazie, Stefano ti ringrazierà personalmente vedrai!
      Secondo me la carota con limone e olio è sublime, se è fresca e croccante, al limite con dei semini! ma capisco che può annoiare… un altro modo di spacciare carote ai tuoi commensali può essere quello di metterne due o tre intere nel sugo di pomodoro, che puoi servire con la pasta o da sole come contorno.
      Guarda, proprio ieri ho avuto un paio di annunci di pagamenti rimandati a non si sa quando… in pratica sto lavorando da mesi quasi gratis…
      se esistesse l’indennità di disoccupazione non mi vergognerei a farne richiesta… purtroppo non abbiamo nemmeno questo piccolo barlume di civiltà in questo paese… e alla fine si può contare solo sulla propria famiglia, se c’è e se può.
      In questa professione se fai bene non ti si fila nessuno, ma se commetti un piccolo errore invece ti mettono subito alla gogna. Beh, stendiamo un velo… e torniamo ai piaceri della cucina ecozoica!
      Tienimi informata dei tuoi nuovi esperimenti culinari! tanto sono qui… con Ciumachella semidistrutta e Stefano tutorizzato agosto lo passiamo in casa…
      abbraccio oval-pappardello
      ;)

      • Stefano Panzarasa dice:

        Ale grazie del pensiero… In questo periodo Mariagrazia mi fa da badante e cucina benissimo… le pappardelle erano squisite e gustandole pensavo di essere già arrivato nell’Era Ecozoica, anche se con la spalla rotta e in ogni caso ho rischiato veramente di lasciare il pianeta… e per chissà dove…
        Cercherò però di non guarire in fretta, qui si mangia sempre meglio…!

        • MaVi dice:

          ti farò una terapia intensiva miglio-sesamo-ortica, impossibile non guarire in fretta!!! :lol:
          ;)

  7. Gaetano Amalfitano dice:

    Grazie per i link del mio video sui cani abbandonati, le tue ricette
    credo che siano eccezionali.
    Un abbraccio,
    Gaetano

    • MaVi dice:

      Grazie a te di aver dedicato il tuo tempo e le tue energie ai nostri fratellini canini!
      spero che le ricette prima o poi le proverai! cucina tu qualche volta per i tuoi!
      abbraccio oval-pappardello
      ;)

    • Stefano Panzarasa dice:

      Bel video Gaetano, bravissimo, anche a nome del Popolo dei Cani…

  8. cris=mauschen :) dice:

    mia carissima!!!

    Questa ricetta è veramente multiplamente eccezionale!!!

    Prima di tutto perchè potrai gustarla con Stefano, a cui rinnovo anche da qui tutti i miei auguri post-incidente!!!

    Rischiare la vita per la follia di chi per strada crede di essere in una gara di formula 1 mi sembra pazzesco.

    Onestamente lo shock deve essere stato grande e ora le difficoltà non mi sembrano certo piccole, avere una spalla fuori uso crea mille complicazioni quotidiane che certo non sono semplici da gestire…come sempre Stefano è immenso e persino in questi frangenti riesce a superare se stesso e tu sei altrettanto speciale, riuscendo a essergli accanto, a pubblicare ricette magnifiche, ricevere riconoscimenti…non ci sono parole!!!

    Riguardo alla pubblicazione del libro sono curiosissima e presto mi prendero’ un po’ di tempo per capire bene e leggere, i progetti a cui dedichi energia sono interessantissimi!!!!!

    Da crudista devo dirti che trovo le pappardelle una soluzione ottima :-)
    Si possono fare sempre e senza problemi senza attrezzi strani, sono buonissime e io le trovo allegrissime. La tua presentazione mi piace moltissimo, i sapori mi sembrano davvero ben accompagnati, come sempre nei tuoi piatti, molto attenti e gustosi.
    Il crudismo è un modo di mangiare semplice, allegro, coloratissimo, come questo piatto.

    Per ora un grandissimo abbraccio ovale a tutti voi in famiglia, sperando che possiate superare anche questa difficoltà che certamente rende le giornate difficili e complicate, cosa di cui nessuno ha mai bisogno.
    Grazie per avere ricordato i nostri fratelli animali, che subiscono sempre senza motivo tutte le conseguenze della nostra terrificante mancanza di empatia verso di loro…

    Bacionissimi!!!!!

    • MaVi dice:

      Il tuo commento come al solito è “multiplamente eccezionale” (questa la annetto subito nel mio lessico!).
      Eh, già, con Stefano stiamo festeggiando ogni giorno con tante variazioni di queste pappardelle raw e altri piccoli esperimenti che forse vedrete!
      Io ho sempre detestato guidare, ho preso la patente a 30 anni, la strada mi ha sempre terrorizzato, soprattutto in città, dove attraverso esclusivamente se c’è un semaforo (eppure mi hanno preso anche lì, per fortuna un dueruote… ho fatto un volo e mi hanno messo sei punti in testa). Viaggiare in auto mi rattrista, le strade sono punteggiate da lapidi come un lungo cimitero itinerante, e spesso ci sono lì i nostri amici animaletti che ci hanno appena rimesso le penne…
      In cucina recupero una certa serenità…
      Mi manca il valido apporto quotidiano di Stefano, ma non è niente rispetto al rischio che lui ha corso! Mi faccio le mie due-tre ore di lavaggio di piatti quotidiano con gioia!

      Sarei felice se tu leggessi “La civiltà della Dea” (per ora il primo volume, il secondo uscirà fra qualche mese), il frutto di quasi tre anni di fatiche… le tue impressioni e giudizi per me sarebbero preziosi!

      In effetti le pappardelle raw sono più dei maltagliati… ma ormai non posso più cambiare il titolo alla ricetta…
      Il crudo per me è pane quotidiano da tanti anni, ma il crudismo come attenzione particolare ai cibi crudi mi sta prendendo dall’estate scorsa, quando ero diventata quasi crudista full-time! :smile:
      Come siamo stati allenati dalla nostra cultura alla mancanza di empatia per animali ed esseri inferiori come le piante e i bambini, così possiamo allenarci a recuperarla, e qui ci proviamo…
      abbraccio mutiplamente oval-pappardello
      ;)

      • cris=mauschen :) dice:

        eh guarda…davvero dopo un incidente come quello di Stefano la mia antipatia per le auto è ancora piu’ forte…guidare fa parte del mio lavoro spesso, devo macinare molti chilometri e vabbè, devo…ma in qualche modo penso sia meglio viaggiare “fuori dal corpo”, che non inquinerebbe, non schiaccerebbe animaletti e moscerini, non farebbe del male a nessuno…io non sono la persona giusta, ma Andrea del forum crudista lo fa da tempo…non so. Mi sembrerebbe una soluzione perfetta. Cio’ che non conosco non posso commentarlo a dovere, ma mi incuriosisce.

        Vorrei tantissimo che potessimo ri-educare il nostro animo all’empatia.
        Mi interessano molto le questioni sollevate da Anna riguardo alle potenzialità della condizione di naturalità.
        Mi chiedo spesso cosa fallisca in una persona che manca di empatia. Cosa fallisca anche in me, quando mi accade.

        Sono domande fondamentali.

        Sarebbe molto bello che potessi leggere il libro, sarebbe molto bello incontrarsi e potere parlare a quattr’occhi di questi temi. Che per me sono fondamentali. Empatia. Rinnovamento del mondo. Naturalità. Potenzialità della condizione umana.

        Stefano potrebbe poi musicare tutto e ne nascerebbe certo qualcosa di veramente Magico.

        Un grosso grosso abbraccio carissima!!!!!!!

        • MaVi dice:

          Nemmeno io sono esperta di fenomeni paranormali… certo chi può viaggiare senza usare mezzi di trasporto è fortunato!

          L’empatia secondo le ricerche scientifiche è un comportamento parzialmente innato che può essere rinforzato o scoraggiato dalle condizioni esterne. Diciamo che noi viviamo in una società programmata a scoraggiarla… se falliamo è perché dentro di noi agiscono questi forti condizionamenti che ci hanno tempestato fin da bambini e forse anche prima!
          Spero allora che questo discorso così complesso possa proseguire davvero a quattr’occhi, così mi sarebbe anche più facile cercare la letteratura di riferimento, che magari potrebbe interessarti!

          Stefano non lo dire due volte, non ci mette niente a musicare le nostre chiacchiere…

          abbraccio ovale
          ;)

    • Stefano Panzarasa dice:

      Grazie ancora Cris, è vero che ho delle difficoltà ma almeno ho anche tanto tempo per dedicarmi al mio nuovo libro che racconterà tutte le mie esperienze e quelle dei miei colleghi e colleghe impegnati come me nell’educazione ambientale al Parco dei Monto Lucretili…

      • virginia dice:

        lo leggero’ proprio volentieri, qui c’è il “Parco dell’ulivo”, faro’ volentieri dei paragoni! buona guarigione!

  9. annaperenna dice:

    Fra le umili, benedette carote – peraltro buonissime – si nasconde un gioiello di grande valore!
    Alludo al libro, il meraviglioso libro che hai curato e tradotto, complici tante ricette vegan custodi della tua chiarezza di mente. Come nella ricetta con le carote, anche in questo libro si parla di radici, ma non carote cipolle o rape, bensì radici di un altro tipo: si tratta delle radici della civiltà europea.
    L’autrice del libro che hai tradotto dall’inglese, e di cui hai curato la pubblicazione, purtroppo non ha potuto sapere di questa tua bellissima impresa, cioè che sei riuscita a farlo conoscere anche in Italia, una delle terre mediterranee in cui ha cercato quelle radici. Lei non c’è più, ma ci ha lasciato un’opera talmente grande, bella e importante, che è come se fosse ancora qui fra noi. A raccontarci di radici della civiltà. Ma non ci avevano detto a scuola che andavano cercate fra l’Antica Grecia e la Mesopotamia? Non ci dicevano sempre che la famosa culla della civiltà sta lì tra Atene, Sparta e la mezzaluna fertile, ed era tutta una storia di battaglie, conquiste e guerrieri? E invece questa fantastica Marija Gimbutas, questa coraggiosa donna nata in Lituania, ci ha dissotterrato, invece che carote, reperti di vasellame, ceramiche, statuette, figure di animali, di mezzi animali mezze donne, donne-dee-uccelli, in una fantasmagoria di forme e figure, di simboli e di nessi, che ha addirittura portato a dover anticipare di un bel po’ di tempo la nascita della civiltà europea e a doverci ricordare di fate, potenti maghe e grandi sacerdotesse dedite a feste e rituali che credevamo solo immagini illusorie e ingenue della fantasia infantile.

    Tornerai a parlarcene? Ma quando esce il secondo volume?

    • MaVi dice:

      :lol: fortissimo il nesso che hai trovato fra la ricetta e il libro, da una parte radici vegetali e dall’altra radici culturali, non l’avevo notato!
      Nessuno se lo aspetterebbe che una verdura cresciuta sottoterra sia così allegra e colorata come una carota! e così nutritiva! e anche la Gimbutas ai suoi primi scavi non si aspettava di trovare tutto quel materiale letteralmente variopinto a toni sgargianti (ovviamente sbiadito dai millenni), così ricco di informazione sbalorditiva! Vedere questi antichi oggetti di uso quotidiano è emozionante, li ho visti nella mostra Cucuteni a Roma qualche anno fa! Per chi l’ha persa ci sono tanti disegni in questo libro che ho tradotto!
      Tornerò certamente con un post dedicato, il secondo volume uscirà credo a inizio del prossimo anno.
      abbraccio oval-radicale
      ;)

      • Miriam dice:

        I am grateful that Annaperenna says such lovely things about my mentor, Marija Gimbutas.

        Annaperenna’s comment on ‘pig’ and ‘whore’ is very interesting. In English, the word ‘whore’ comes from Latin ‘carus’ — ‘dear one’. Yes, meanings become pejorative, especially when in relation to women.

        I have read much of Starhawk’s work, and in fact we use her ‘spiral dance’ often in our ritual group.

        • MaVi dice:

          E’ un onore avere qui una donna che ha avuto uno stretto legame culturale e personale con Marija Gimbutas, e che prosegue la sua opera!
          Molto interessante la connessione del “whore” inglese con il “carus” latino… è proprio una questione di punti di vista molto sottili e il bello può trasformarsi in mostruoso e viceversa, a seconda dei condizionamenti culturali!
          grazie della tua preziosa testimonianza!
          un abbraccio ovale
          ;)
          (I know you read Italian very well, so I preferred to answer you in the language used by my readers!)

          • annaperenna dice:

            Davvero un onore, sono grata a Miriam per le sue parole e per la sua attenzione! Spero che ci ritroveremo ancora … fra una ricetta e l’altra, vorrei invitarla come Ospite d’Onore alla presentazione del Comitato Ecozoico per la Liberazione della Lingua (= language, tongue)!
            Molto interessante la derivazione di “whore”, tedesco “Hure”, latino “persona amata, cara”… Un rovesciamento insomma, ancora una volta.
            Per forza ci si sente sottosopra!

    • Stefano Panzarasa dice:

      Bellissima riflessione Annaperenna…

      Bisogna avere il piacere
      di sporcarsi le mani di terra
      per trovare delle ottime radici-carote.
      Per mangiare sano.
      E’ un buon lavoro da contadini…

      Bisogna avere il piacere
      di sporcarsi le mani di terra
      per trovare delle ottime radici-culturali.
      Per ri-conoscere l’Antica Europa.
      E’ un buon lavoro da archeologhe…

      • MaVi dice:

        ottima base di partenza, ora lavora sulla metrica! :lol:
        comunque bellissima nella sua spontaneità…
        ;)

      • cris=mauschen :) dice:

        Bellissima la tua filastrocca carissimo Stefano!!!

        Spero che la tua convalescenza stia procedendo bene, con tanta musica, tanto amore, tantissimo affetto e tantissimi colori. Io adoro l’arancione delle carote, infatti le mangio in grande quantità, sono sicura che mi facciano bene :-D

        Spero che il tuo recupero non ti stia procurando troppe noie e guai. Tantissimi abbracci!!!!

        • Stefano Panzarasa dice:

          Anche a me piace l’arancione, lo trovo allegro e rassicurante, se dovessi colorare qualche mia canzone partirei proprio dall’arancione…
          Grazie di cuore per il pensiero.

  10. attars dice:

    Ciao MaVi, questo post è ricchissimo di informazioni e notizie!Prima di tutto i mieie auguri vanno tutti a Stefano, per una veloce e sana guarigione, ma mi sembrate persone così vive, nel senso più vero, che non ne dubito!
    Bellissime tutte le ricette per le carote, anche s eio ultimamente adoro mangiarle al naturale, dopo averele sciacquate sotto l’acqua fresca!
    Vorrei chiederti di cosa parla il libro che hai tradotto, perchè dal commento che ha scritto AnnaPerenna qui sopra, mi sembra davvero interessante!

    • MaVi dice:

      sì, lo so, non pubblico quotidianamente e poi mi si affollano un sacco di cose da comunicare…
      Stefano ha una dieta molto sana che sicuramente gli mette a disposizione il calcio per riparare l’ossicino e non credo che avrà una riabilitazione molto lunga! :lol: (almeno me lo auguro, dato il ruolo cruciale che svolge in casa! :lol: )
      Per fissare la vitamina A liposolubile la carota va mangiata con un alimento grasso, per esempio anche un filo d’olio d’oliva… almeno così dicono… ma da sole in effetti sono così goduriose! ci si sente coniglietti! :smile:
      Sopra nel titolo del libro trovi linkata la scheda della casa editrice, in sostanza si descrive il mondo dell’antica Europa, una civiltà di alto livello, bene integrata nella natura e nell’ambiente, pacifica ed egualitaria, molto diversa dalle raffigurazioni classiche che abbiamo della preistoria, che inizia il suo sviluppo fra Anatolia e Balcani. E soprattutto si retrocede la nascita della nostra civiltà, prima di sumeri ed egizi. Sono ipotesi ancora in discussione nel mondo accademico, ma nel frattempo possiamo cominciare a mettere il naso in questo nuovo luogo del nostro passato! Le immagini parlano più di tante parole…
      ;)

      • annaperenna dice:

        Sì, è vero MaVi, le immagini ci parlano e quelle di questo libro – io sono fortunata e ce l’ho già tra le mani – sono particolarmente evocative. Devo dire però che anche le tue parole, cioè la “Nota all’edizione italiana” che hai pubblicato in coda al libro come curatrice, sono di grande pregio, e testimoniano l’amore e la cura immensi che hai riversato in questo lavoro.
        Sì, le immagini sono evocative…Vi ricordate quando eravamo bambine? Vi ricordate quando ci vestivamo da fatine, per gioco o a carnevale? E ci mettevamo le gonne lunghe lunghe, e il cappello a punta rigorosamente pieno di stelline luccicanti, con uno strascico di fili argentati e la polverina d’oro? Vi ricordate la bacchetta magica? Era un’antenna speciale per captare i messaggini provenienti dal cosmo, l’ordine dell’universo! Ecco, la sensazione che si provava dentro quei panni era una sensazione speciale, cosmica. Non era solo quella di apparire diversa, più bella: sotto quel travestimento, i “poteri magici” li sentivamo veramente, sentivamo un’ondata di magia scorrerci in corpo. Il nostro corpo vivo e nuovo era potente. Magan. Era naturale, cioè magico. Era capace di vedere il mondo invisibile, viaggiare in sogno, sanare le ferite, guarire e lenire, parlare con gli alberi. Potevamo farlo, Eravamo capaci di farlo. Sapevamo. E soprattutto eravamo libere di farlo.
        Questo libro ci parla di un mondo antico, l’Antica Europa, in cui dentro villaggi non fortificati, ma circondati solo da palizzate per e fosse per tenere lontani i lupi e i cinghiali, vivevano le donne di sapienza e veggenti, guaritrici e artigiane, fabbricando vasi e tessendo, impastando e cuocendo, scrivendo su pezzi di coccio e di pelle, e le madri erano importanti e autorevoli, sacre come la natura stessa.
        A quel tempo, fra 8500 e 5500 anni fa, in Europa vivevano le fate.

        • MaVi dice:

          Sì, è un lavoro che mi ha molto preso e che ho cercato di compiere con dedizione, a voi giudicarne il risultato…
          sarebbe bello tornare ai tempi delle fatine, ma forse basta continuare il cammino verso l’era ecozoica per ricominciare a incontrarle…
          Per la datazione la Gimbutas parla di 7500-3000 a.C., probabilmente si può andare un po’ più indietro ma non certamente troppo in avanti…
          abbraccio ovale
          ;)

          • annaperenna dice:

            La datazione è sempre un po’ approssimativa, per forza. Ma io faccio confusione con i numeri: allora, 8500 anni fa = 6500 avanti Cristo, più meno. È la data che trovo indicata nella introduzione. Poi: 5500 anni fa = 3500 avanti Cristo. E anche questa la trovo nell’introduzione. Inoltre trovo che a Creta la Civiltà dell’Antica Europa è fiorita fino al 1450 a.C. = 2462 anni fa, giusto?
            A quel tempo, per dire, le dinastie dei faraoni egizi erano appena appena iniziate…
            Non sarebbe interessante scoprire come si cucinava a Creta durante quell’epoca? Saranno state gustose le carote?
            E il gusto delle persone di allora, sarà stato diverso dal nostro?

            • annaperenna dice:

              Ovviamente il 1450 avanti Cristo sarebbero 3462 anni fa, mi scuso per la SVISTA !
              La prima autorità centrale presso gli Egizi dicono che sia comparsa circa nel 3000 a.C.

            • MaVi dice:

              Ok adesso è tutto chiaro, tu usi la datazione che gli archeologi chiamano BP (Before Present), basta saperlo! se non si mette la sigla si pensa automaticamente ad A.C. – questione di consuetudine!
              Le datazioni preistoriche sono sempre ovviamente da prendere con le pinze… per il momento dobbiamo fidarci della tecnologia impiegata dagli archeologi!
              Sì, certo l’antica cucina cretese mi incuriosisce molto, probabilmente la cucina tradizionale del posto conserva qualcosa di quei lontani tempi, così come a Malta ho trovato dei cibi tipici che secondo me potrebbero discendere dai tempi neolitici, tipo i pastizzi, sotto trovi un post e mi pare che l’ho anche accennato. Sicuramente i neolitici facevano qualcosa di simile al pane e usavano farro, miglio, grano, orzo, veccia, piselli, roveja, lenticchie, mele, frutta di bosco e probabilmente anche ghiande! Le carote forse anche? Purtroppo in alcuni siti è attestato anche un consumo di carne e latticini… Impossibile sapere quanto diverso fosse il loro palato dal nostro… sicuramente credo più semplice e colorato, ma raffinato, come i loro vasi! La ricerca continua… e molte cose cotte in forno ovviamente!
              abbraccio ovale
              ;)

              • annaperenna dice:

                A proposito di forni e cotture…
                Ho una storia da raccontare.
                Tanti anni fa andavo spesso per boschi e, fra una escursione e l’altra, si incontravano dei luoghi – in genere vicino a dei ruderi – chiamati Kaminata, Kemenaten o, contratto, Kematen. Il nome faceva venire in mente la camminata, visto che ci voleva appunto una bella camminata per arrivarci. Ma suonava strano. Inoltre questi nomi di luogo (toponimi) erano alquanto frequenti. Chissà a cosa alludevano, pensavo.
                Ora nel libro La Civiltà della Dea, se aprite a pagina 143, trovate una interessante figura che rappresenta delle fornaci o forni costruite dalle genti neolitiche, ma non per il pane, bensì per le ceramiche. Stefano! Le ceramiche della Dea erano cotte in fornaci chiamate Kaminos ! E l’argilla e i vasi stessi erano detti Keramos. È stato il linguista Harald Haarmann a scoprire che si chiamavano così. Lo scrive nel libro L’enigma della civiltà del Danubio (2011).
                Dice che si trovano reperti a partire dal 7500 BP.
                Da questa parola poi hanno preso il nome, nel corso del tempo, le uniche stanze delle dimore medievali dove stavano le fornaci o stufe, ché mica avevano il riscaldamento centrale nel medioevo, e lì trascorrevano il tempo le donne coi bambini piccoli e i lattanti, al riparo dal freddo. Le stanze eran dette appunto Kaminata, o Kemenaten. C’è anche la presenza di questo nome in cognomi come De Caminada, Kemenaten, oppure nel nome di certe salsicce affumicate tirolesi (che vi risparmio).
                E mi viene in mente la Befana, la buona vecchietta che distribuisce premi e carbone, che sarà anche decrepita e deforme, ma quando è il suo momento, scende col sacco giù dal Kamino… e di nascosto per giunta!

                • MaVi dice:

                  Interessante la tua divagazione-camminata!
                  anche tu come una bella befanina ci stai portando giù nei camini-commento alcuni doni speciali!
                  ti ricordo che stiamo aspettando anche le promesse leggi della natura selvatica (vedi guanciale sogni d’oro)!
                  abbraccio ovale
                  ;)

                  • annaperenna dice:

                    Grazie per l’accoglienza, e befana sarai tu :-) No, scherzo, lo considero un complimento, detto da te poi…che sei una fatina ecozoica…

                    • MaVi dice:

                      befana e fatina sono infatti la stessa cosa vista da due punti di vista diversi! :lol:
                      un grazie ovale per i tuoi profondi commenti
                      ;)

                  • Stefano Panzarasa dice:

                    Bellissima spiegazione cara Annaperenna, preziosa… Adoro l’inverno, stare davanti al camino e ultmamente ho imparato anche a cuocerci il pane (sotto la cenere), a volte vicino al fuoco che arde ci metto le mie statuette, per loro è un pò come tornare a casa…

                  • cris=mauschen :) dice:

                    Ohhh bellissimo questo!!!!

                    Grazie Anna di queste informazioni sulla ceramica!!!!

                    Caspiterina il mio cuoricino di chimico si riscalda tutto nel leggere di come i nostri antenati si dilettassero con quello che al momento, fra tante cose, è il mio attuale lavoro :D
                    Ceramica, chimica…camini, donne, fatine, gentili creature che portano doni…che bello :-D
                    un grande Grazie e un grandissimo abbraccio!!! PS: passi mai nella svizzera tedesca per caso ? :D

    • Stefano Panzarasa dice:

      Attars, grazie per gli auguri, però non ho fretta di guarire… Marigrazia cucina benissimo!
      Il libro La civiltà della dea te lo consiglio vivamente, era il mondo che tutti sognamo…

  11. Note di cucina dice:

    Vista!!! Che emozione trovarti su Terra Nuova :-) ! La ricetta, come sempre, è originale e super-appetitosa. Brava!!!! COme sta Stefano?

    • MaVi dice:

      Sono contenta di avervi emozionato, anche per me è stata una grande emozione trasferirmi sulla carta stampata, che poi per me è un ambito più familiare, anche se in altri campi…
      Stefano vi ha già risposto sotto! in realtà la vostra mail io ce l’ho, per cui gliela passo! :lol:
      Finalmente è tornato anche a lavare i piatti! :lol:

  12. Stefano Panzarasa dice:

    Cari Note di cucina, io ora sto bene e ho anche ripreso a suonare la chitarra (con una sola mano disponibile era impossibile e mi mancava molto…). Dunque per ringraziarvi del pensiero ecco il mio email – bassavalledeltevere@alice.it – se volete vi invio una mia recente canzone con un bel testo di Gianni Rodari (che manderò comunque a chi vuole sentirla…).

  13. supercaliveggie dice:

    Mi sto spulciando il tuo blog, una ricetta vegana più interessante e fantasiosa dell’altra, complimenti!

    • MaVi dice:

      Grazie supercaliveggie, nick molto simpatico!
      spulcia pure, buon divertimento!
      ;)

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