dic 29, 2013

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Pandoro vegan: pandoro resistente della giraffina estone

Pandoro vegan: pandoro resistente della giraffina estone

Pandoro vegan si può, anzi si deve.

C’è riuscito pure Nello! Quest’anno non ho fatto il solito pandoro resistente che sforno già da quattro anni in diverse varianti come questa,  ma ecco la ricetta dell’ultima e soddisfacente versione del 2012, che l’anno scorso causa black-out del sito non sono riuscita a pubblicare. Con le modifiche che mi hanno portato a una lievitazione ben riuscita.

Sostituto per le uova: Farina di lupini e maizena (dosi specifiche sotto), se volete un colore rosso più accentuato aggiungete un pizzico di curcuma.

Farina usata: 1/2 kg di farina 0 Senatore Cappelli (dono di Virginia, proveniente da agricoltura biosinergica) – 1/2 kg Manitoba bio 0 grano tenero Antico Molino Rosso.
Le dosi degli altri ingredienti le trovate specificate nelle varie fasi qui sotto.

 

1. Lievitino

Acqua tiepida 120 g
Farina 100 g
Lievito madre secco 4 cucchiaini in un bicchiere d’acqua tiepida (dose compresa nell’acqua tiepida sopra)
Zucchero di canna integrale 2 cucchiai
Sostituto d’uova:  1 cucchiaio di farina di lupini e un 1 cucchiaio di maizena.

Forno a 40°: Lievitare un’ora (fino al raddoppio)

 

2. Primo impasto

Lievitino
Farina 400 g
Sostituto d’uova: una pappetta di 4 cucchiai di farina di lupini e maizena e un po’ d’acqua
Burro di soya (oppure burrolì): 60 g
Zucchero integrale di canna: 50 g
Un cucchiaino di cremortartaro
4 cucchiai di acqua tiepida

Coprire ciotola e lievitare in forno tiepido a 30-40° per 45/60 minuti.

 

3. Secondo impasto

Primo impasto
Farina manitoba 400 g
Zucchero di canna integrale  200 g
Sostituto d’uova: 4 cucchiai di farina di lupino e maizena
Sale: un pizzico
Qualche pizzico di vaniglia e anice stellato in polvere
Un bicchiere di succo di mela

Mescolare i nuovi ingredienti e amalgamare al primo impasto. Poggiare la palla sulla chiusura. Lasciare un’ora e mezza a lievitare e poi procedete alla sfogliatura con il burro vegetale che avete scelto (burrolì o di soya).

 

3. Sfogliatura

Vedi Pandoro resistente. Potete anche evitare questa fase più antipatica e produrre un similpandoro-brioche.

 

4. Terzo e ultimo impasto

Dopo l’ultimo soggiorno in frigorifero riprendere il malloppo sfogliato, unire a palla e lasciare a lievitare tutta la notte nello stampo unto con burro e zucchero, coprire con pellicola oliata, avvolgere in una copertina di lana e tenere nel forno riscaldato a 40° (io l’ho spento, perché non potevo controllarlo essendo a gas).

E ha lievitato!

Cuocete lo stampo privato della pellicola. I tempi di cottura su cui regolarvi sono sempre quelli del Pandoro resistente, comunque un’oretta a 160-180° circa. Seguitene la cottura passo passo e fate la prova stecchino con uno stecco da spiedino!

Oramai posso parlare di Pandoro resistente senza versioni, è semplicemente il pandoro vegan ed ecozoico: è una meditazione che nasce in una passeggiata alle mura megalitiche vicine al paese per festeggiare il grande evento!  Mura resistenti come il pandoro che antiche di millenni sono ancora lì in piedi.

Questa è la colazione di natale 2012.

Chi è la giraffina estone?

A fine anno, tempo di bilanci, anche se per questo sito la ripresa delle trasmissioni è stata a febbraio scorso dopo quattro mesi di oscuramento che hanno rappresentato un terremoto in tante certezze… il velo del virtuale mi è improvvisamente sceso dagli occhi e ho cominciato a vedere tutti i lustrini della rete per quello che sono: paccottiglia elettronica, menzogna pixelica, scorrettezza imbellettata e mascherata con ipocrite manfrine, dopaggi sfrenati e sfacciati, competizione spacciata per condivisione. Questo miserabile teatrino umano fatto di tossicodipendenza dalla rete purtroppo sta portando all’arricchimento strabiliante una minoranza ristrettissima, i burattinai del web, ai danni di una maggioranza di desperados gasati, che non si capisce cosa cerchino in questo pseudomondo (in realtà cercano dosi massicce di stupefacente neuronale). I superricchi stanno reintroducendo un fenomeno che davamo per superato: lo schiavismo. I lavoratori di Amazon ricordano Cloud Atlas, la storia di Sonmi-451, la “servente di una mangeria” di un futuro ormai non troppo lontano, clonata insieme alle altre fabricants (uguali a lei) che vivono nel locale in cui sono sfruttate e trattate come esseri subumani, che poi vengono illuse di andarsene in paradiso e invece vengono uccise e appese a un gancio in un luogo sinistro per diventare materia di nuovi cloni e cibo per le stesse fabricants. La verità la scopre Sonmi-451, l’unica sopravvissuta salvata da un cliente del fastfood, un consumatore, razza superiore e altrettanto plagiata, che ha aperto gli occhi e si è unito ai ribelli e si è miracolosamente innamorato di lei.

Dall’interrogatorio finale di Sonmi, divenuta eroina ribelle che preferisce dare testimonianza della verità piuttosto che scamparla tacendola.

Archivista: “Ricordati non è un interrogatorio, né un processo, la tua versione della verità è ciò che conta”

Sonmi~451: “La verità è singolare, le sue versioni sono non-verità”

Una storia inquietante, eppure tragicamente realistica. Mi raccomando tornate a comprare i libri nelle piccole librerie, che sono punti di riferimento culturale nei quartieri e che stanno chiudendo a frotte! Preparando il mercato del lavoro a una Amazonizzazione sempre più diffusa. Non fate più la spesa online, se non volete foraggiare questa svolta neoschiavistica della nostra società in cui i sempre più ricchi si fanno sempre più disumani ed esosi. I computer che sono il business centrale di questa nuova organizzazione del capitale rappresentano un danno ambientale molto più grave dell’inquinamento automobilistico, riscaldamento ambientale eccetera, insieme al fenomeno grave e poco portato all’evidenza mediatica dell’elettrosmog (leggi wifi selvaggio). Ma nessuno ne parla. Silenzio tombale. Se avete un esercizio pubblico chiedete di spegnere i cellulari all’ingresso mettendo un cartello come hanno fatto i macrobiotici di Bolzano. E soprattutto teneteli spenti in casa ed eliminate i cordless.

Al tempo stesso i nostri cieli sono solcati da aerei che disseminano sostanze chimiche nocive (alluminio e altro) per fare esperimenti di modifica climatica, ufficialmente per limitare il riscaldamento da co2, ma in realtà la geoingegneria ha pure finalità militari.

I mari sono radioattivi, teatro costante di esplosioni nucleari dalla fine della seconda guerra mondiale (nel mare mai finita) e i pesci sono vicini all’estinzione (gli oceanografi calcolano il 2048, ma alcune specie sono ormai già andate) per le tecniche di pesca che fanno fuori interi banchi di creature con i piccoli annessi, la maggior parte inutilizzabili ai fini commerciali (sono specie non grate al consumo umano).

Allora? E’ solo il tentativo in atto di portare alle estreme conseguenze il disegno distruttivo del patriarcato capitalistico, la legge del profitto che non guarda in faccia nessuno. E’ quello che denunciano le Pussy Riot con il loro attivismo non solo musicale. E’ l’era tecnozoica verso cui ci stanno spingendo, e la cui sola alternativa è invece una svolta ecozoica, come ben descritto da Thomas Berry. Per approfondimenti vari vi rimando alla sezione del sito: Cibo per l’anima.

Il bilancio è terribile, non posso nasconderlo. L’anima si nutre di verità e non posso far altro…

Quest’anno alla Vigilia ho visto intorno a me tanta cupezza, benzinai e negozianti italiani non fanno più gli auguri e se hanno calato una saracinesca a metà ti guardano in cagnesco e ti inceneriscono con lo sguardo se provi ad avvicinarti. Il Natale è diventato davvero una giornata bieca e consumistica, da sperare che passi il più presto possibile e si torni al grigio tran-tran. La sua magia si è affievolita anche nelle case. Le vere feste sono ormai clandestine, annidate nel proprio cuore, nei ricordi o nelle serate trascorse vicine al fuoco, con quattro amici o parenti veri da guardare negli occhi. E tuttavia diffido di quelli che dicono di non amare e non festeggiare il Natale: hanno perso del tutto i contatti con il bambino interiore che sa della Rinascita della natura nel periodo del solstizio invernale, la vera festa che sta dietro al nostro teatrino del Natale.

Comunque il pandoro resistente non si perde mai d’animo (vedi la sua cugina calabrese, la pittanchiusa della speranza che ho appena ripubblicato), e sa come le Pussy Riot che “Nella vita di coloro che come bambini credono al trionfo della verità sulle menzogne, al momento giusto accadrà sempre un miracolo”, come dice Nadia Tolokonnikova (Pussy Riot)  appena liberata da un carcere siberiano. Sono parole di grande saggezza, da lei inviate al filosofo Slavoj Zizek che le ha scritto quando era in carcere.

Il mio amico Nello quest’anno ha preso il mio posto e ha cucinato il pandoro resistente che la giraffina estone offre a tutti, nel suo bel piatto disegnato con stile ormai inconfondibile, con la sua matita di spinacio e i colori cece, rapa, mais – eccetera.

Mi ha molto sorpreso che nonostante la sua preferenza per il panettone abbia voluto tentare la sorte con il pandoro resistente. E la sua prova a quanto pare è riuscita bene. Spero bene come la mia!

Ma ora voglio raccontarvi la storia della giraffina estone, arrivata da noi l’anno scorso nei giorni in cui infornavo l’edizione definitiva del mio pandoro resistente. Ci trovavamo con Stefano a Villa Giulia, il museo etrusco a Roma, in occasione di una manifestazione culturale natalizia, organizzata dal museo insieme alle ambasciate delle repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia, Lituania), dove ho presentato un libro che ho tradotto e curato, La civiltà della Dea di Marija Gimbutas (Stampa Alternativa).  In una delle giornate che il Museo etrusco ha dedicato alle culture baltiche e alla via dell’ambra, si è tenuto un concerto di Siiri Sisask, musicista, cantante e attrice, come poi ho scoperto molto nota nel suo paese. La sua esecuzione al piano e la sua voce ci hanno letteralmente stregati e ipnotizzati… Ne ho già parlato nello speck di rapa, linkando un suo magnifico videoclip. Dopo il concerto mi sono timidamente avvicinata per farle tanti complimenti e pensavo che li avrebbe accolti frettolosamente, fuggendo via e tornando nel suo mondo e nei suoi impegni. Invece mi ha dedicato tutta la sua attenzione e grandi sorrisi, un clic di simpatia si è acceso fra noi e ho pensato di chiederle uno scambio fra il suo cd (ne trovate un brano linkato in una splendida ricetta che sarebbe adatta alle feste, guarda caso: ziti al sugo di inVoltini della nonna versione quasi ecozoica) e quello dell’Orecchio verde che Stefano aveva per fortuna con sé!

Poi lei ci ha accompagnato al mercatino di Natale dove in un  banchetto si vendevano oggettini artigianali fatti dai bambini di un centro di assistenza di cui lei si occupa, ormai quasi più della sua musica. Vive da sola nella brughiera estone, con la compagnia intensa del suo pianoforte e il suo cuore sempre occupato dalla sorte dei bambini e della bambine estoni che dopo la caduta del comunismo e l’impoverimento di massa delle loro famiglie sono stati abbandonati alla carità pubblica. Siiri è sempre indaffarata a cercare fondi per il sostegno di giovani che vogliono fare musica, per sostenere le scuole impoverite del suo paese e le famiglie e soprattutto i bambini in difficoltà, organizza un mercatino natalizio di manufatti artigianali prodotti dai collaboratori del centro con l’aiuto di bambini e bambine. Quest’anno ha organizzato per loro una raccolta di regali, guardate quanti bei calzini colorati! La giraffina quindi l’ha fatta una creatura allontanata dalla sua famiglia dalla profonda crisi economica e di sistema. Devo ringraziare Stefano che ne è rimasto affascinato e ha pensato di comprarla per le sue attività di educazione ambientale con i bambini e bambine del parco dei Monti Lucretili, mentre io come al solito brontolavo chiedendomi cosa mai ci avremmo fatto con una giraffina di pezza… invece lei in casa si è rivelata un’ottima vedetta!

Qui con Rodni fissa allibita uno scempio appeso da qualche giorno di fronte alla mia camera da letto… osservate il suo retro…

Se notate bene sotto la coda la giraffina ha un curioso disegnino. Guardate che finezza: una visione poetica speciale del buco del sederino… Mai visto un’mmagine più delicata e fantasiosa per rappresentare un luogo anatomico innominabile!

Questi bambini e bambine con fantasia così speciale  sono passati da una dittatura che assicurava la sussistenza al capitalismo sfrenato che non guarda in faccia a nessuno… dalla padella alla brace, in attesa che la situazione si riassesti e che quel paese così disgraziato e che pure la gente non vuole lasciare perché c’è qualcosa lì nelle sue grandi e immense foreste che li trattiene, un amore a dispetto di ogni avversità (come dice nella canzone Siiri linkata nello speck di rapa, in un bagno di folla). In Estonia l’amore per la musica è enorme, i raduni di folle che cantano in coro sono eventi molto frequenti, c’è persino un coro punk che potrebbe per esempio accompagnare le Pussy Riot!

La cucina ecozoica, cioè la cucina della consapevolezza ecologica, vibra in consonanza con Johnny Rotten e l’anarchia, perché tutti spontaneamente senza prendere ordini da nessuno nell’era ecozoica sapranno cosa è meglio fare per il nostro pianeta e per noi stessi.  In questo video si può immaginare una riunione condominiale tipo dell’era ecozoica: all’aperto, danzando e ballando, ognuno con il proprio più pazzo costume! E che dire di quelle aureole ovali?

Siiri è apparsa come un angelo l’anno scorso a Natale e ha lasciato questa giraffina (insieme a una bella borsa di ritagli di stoffa che vedete sotto la giraffina estone) e una spilla catarifrangente per le buie notti artiche, con il suo messaggio-preghiera di condivisione e solidarietà e ha fatto subito amicizia con il mio pandoro resistente. Ecco come è andata questa storia… E non è finita qui, il link musicale con il quale come al solito concludo ci porta di nuovo dal Baltico (stavolta Polonia) all’Africa, terra d’origine della giraffina, per cui il cerchio anche stavolta è chiuso! Kayah, Muszlo moja (conchiglia mia, poesia di una poetessa zingara, Papusza, sulla cui vita è appena uscito un film in Polonia, fossi lì correrei a vederlo). Kayah è una vecchia amica del pandoro resistente, l’avevo linkata alla sua ripubblicazione qui.

dic 29, 2013

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  1. Cono dice:

    una montagna di bontà e tante brutte notizie – mi fa piegare in due dal ridere il retro della giraffina – e che musiche, qui bisogna tornare e riascoltare tutto con attenzione, grazie MaVi

    • MaVi dice:

      Eh già…
      ti aspetto dopo il riascolto,
      abbraccio ovale sansilvestrino
      ;)

      • Cono dice:

        Auguri MaVi come te non c’è nessunoooo! – ho riascoltato Siiri e quoto la tua traduzione della sua canzone:
        -ma che paese è mai questo che ci ha ridotto così male, eppure potrei fuggire via ma non me ne vado, qualcosa mi trattiene, il suo popolo dotato di poteri magici e i suoi boschi infiniti…-
        Anche noi siamo stati cacciati dal bosco, anzi li hanno tagliati in abbondanza eppure restiamo qui e non ce ne andiamo. Per il 2014 speriamo nel ritorno degli alberi e del bosco – torno appena ho riascoltato il prossimo brano musicale

        • MaVi dice:

          Grazie dei tuoi auguri, mi sono arrivati insieme alle bollicine del tuo entusiasmo e mi fanno sorridere fino alle orecchie in questa grigia mattinata in cui non ci resta che aspettare la Befana e il ritorno degli alberi, per cui non ce ne andiamo, almeno per il momento!

      • Cono dice:

        Ho sentito anche “On the road home” magico e fatato con gli ziti al sugo viola

        • MaVi dice:

          Dovresti sentire tutto il cd, magia di note in movimento.

      • Cono dice:

        Ma tutte tu le trovi? il gruppo punk estone con signori e signore di tutte le età e ceti sociali che cantano in coro “Anarchy in the Uk” di Rotten con la direzione di un maestro sciroccato è troppo mitico – da partire subito per un viaggio in Estonia – dev’essere una terra di confusi

        • MaVi dice:

          Ah sì mi diverte troppo vedere queste persone che sembrano preti o poliziotti di mezza età avanzata in borghese con il ciuffo o la pelata accanto a ragazzini con i capelli cotonati e ragazzine con i capelli blu e signori sessantenni e pelati con aureole-ovali in testa! Il maestro delle cerimonie sembra un prete ortodosso o un rabbino che presenta a Sanremo… troppo divertente. E tutti con lo spartito davanti come un coro di chiesa o come scolaretti di un conservatorio punk! Lo guardo e riguardo divertita! Mi pare di vedere il mondo del futuro, grazie a loro ci vado a fare un giretto e scappo dal nostro pianeta concentrazionario.
          abbraccio ovale
          ;)

  2. Stefano Panzarasa dice:

    Il Pandoro Resistente vive tra le nostre montagne protetto da possenti mura megalitiche… E’ difficile incontrarlo, si fa vedere solo da persone speciali (come Nello).
    Anche le idee ecozoiche come il pandoro resistente vivono in posti magici, fuori e dentro la nostra mente e all’occasione vengono allo scoperto per poi rientrare al sicuro… Il giorno del Grande Slittamento di Paradigma festeggeremo l’arrivo dell’Era Ecozoica con i pandori di MaVi e Nello!

    • MaVi dice:

      Il pandoro resistente sembra una montagnetta alto com’è quasi quanto una giraffina e quindi sta bene fra le montagne, lo custodiremo bene fino al momento opportuno. Ne rifaremo ancora molti veri o immaginari fino ad arrivare alla festa del Grande Slittamento…
      Intanto la ricetta c’è.
      :)

      • Stefano Panzarasa dice:

        Benissimo, siamo pronti e credo che il Grande Slittamento verso l’Era Ecozoica sia già iniziato…
        Intanto facciamo i migliori auguri alla giraffina estone, un bellissimo errore creativo alla Rodari, proprio con una sua filastrocca e la mia canzone dedicata a lei, ai gatti e a tutti gli animali del pianeta… BUON ANNO AI GATTI!
        https://myspace.com/orecchioverde/music/song/buon-anno-ai-gatti-rodari-panzarasa-71549420-78836396

        • MaVi dice:

          Che slittamento sia allora, sono pronta a scivolare verso l’era ecozoica fino a che mi resta un briciolo di fiato.
          Credo che Buon anno ai gatti dovresti eseguirla con il coro punk estone, allora sì che partirebbero dei marameo davvero stupefacenti, stile zucca scostumata!
          ;)

          • Stefano Panzarasa dice:

            Benissimo, è un’idea geniale di far cantare “Buon anno ai gatti” versione punk al coro estone…!
            Dunque in pratica contatta il coro o il suo direttore, racconta di Rodari (era ed è molto famoso nei paesi dell’est europeo) e mandiamo la canzone e il testo,vediamo poi se la mettono nel repertorio…

            • MaVi dice:

              Va bene, proverò a contattarli!
              ;)

  3. Annaperenna dice:

    …Dosi massicce di stupefacente neuronale…! MaVi, hai guadagnato un posto nella lista nera degli spacciatori. Se ti serve un sostegno “competente” in tema di neuroni, c’è quello di un neuropsichiatra tedesco, Manfred Spitzer, di cui è appena uscito il libro “Demenza digitale”, edizioni Corbaccio. Non è difficile da leggere, ma è difficile da mandar giù per i fanatici del tecnozoico.

    • MaVi dice:

      Hai proprio ragione… spero sia un sacrificio che darà i suoi frutti. Del resto tirarsene fuori significherebbe anche fregarsene di chi rimane.
      “Se ci diamo la mano i miracoli si faranno”… Mi tocca ancora per un po’ restare sulla lista nera…
      Grazie per la preziosa segnalazione bibliografica.
      abbraccio oval-silvestrino
      ;)

  4. Carmen dice:

    Meraviglioso e probabilmente molto più gustoso di quello “originale”.

    Un abbraccio ovale con tanti auguri di ogni bene per il 2014
    Carmen

    • MaVi dice:

      Sì, è una soddisfazione senza pari un morso nel pandoro resistente fatto con le proprie mani!
      Un abbraccio ovale lungo un anno anche a te!
      ;)

  5. Francesco dice:

    Bellissimo pandoro, quello di MaVi. Stellare! Luminoso!
    Mi piacerebbe capire se il sapore è il sapore del Pandoro – scritto con la maiuscola perché Pandoro era anche un personaggio delle mie favole d’infanzia… era il fornaio che sfornava pane e focacce non solo per gli umani ma anche per i passeri, le averle, le quaglie, i codibugnili, le cinciallegre, le cutrettole ballerine, le cesene e tutti gli affamati del cielo invernale… Ma Pandoro è solo una piccola memoria – torno molti decenni, quando per non annoiarmi nel periodo natalizio inventavo favole fatte di profumi e sapori speciali. Per l’appunto, Pandoro era il mi preferito assieme a Cappuccio che era il fruttivendolo alternativo… Per questo il pandoro di MaVi per me è anche Pandoro! Un grazie enorme pandorato!

    • MaVi dice:

      Il sapore del pandoro resistente è all’altezza della versione tradizionale che ho sempre conosciuto, spero quindi che possa andare bene anche per il Pandoro della tua infanzia.
      Veramente tenera questa storia del fornaio che sfama gli uccellini, mi ricorda la Filastrocca del pane di Rodari (suo padre era fornaio davvero).
      Le hai appuntate queste storie? Mi piacerebbe leggerle, soprattutto vorrei sapere qualcosa di più di Cappuccio il fruttivendolo alternativo!
      Grazie, avvicinare il tuo Pandoro delle favole al mio pandoro resistente è proprio un bel regalo natalizio e solstiziale.
      Abbraccio ovale-stellare
      ;)

  6. Cono dice:

    Molto complesso il pezzo di Kayah con l’attacco tibetano e la sonorità e immagini nordafricane, e si torna come dici te a casa delle giraffe, dopo che giro – mi viene il capogiro! ma che bella musica e che bel video

    • MaVi dice:

      sì, la circolarità è alla base della cucina ecozoica!
      ;)

  7. Cono dice:

    Mi è piaciuta anche “Za pozno” di Kayah, anche se canzone e testo molto tristi… difficile associarli a un natale ecozoico

    • MaVi dice:

      Hai ragione, questa canzone si appaia invece bene con il natale capitalistico consumistico computerizzato… se non vogliamo finire pronunciando queste ultime parole famose (za pozno vuol dire “troppo tardi”) bisognerà festeggiare all’ecozoica…
      abbraccio ovale e tempestivo
      ;)

  8. Nello dice:

    Ebbene si, l’ha fatto pure Nello! Yaaaahooooo!!!! :mrgreen:

    Ne vado molto fiero del risultato, e siccome ha riscosso un gran un successo anche in mezzo a tanti palati inizialmente ostili (ma che poi hanno gradito…), eccolo, vi mostro il link in cui si vede il mio primo pandorino resistente:

    https://www.facebook.com/photo.php?fbid=345643798908374&set=a.241913379281417.1073741828.100003882713279&type=1&theater

    L’unica differenza tra il mio e quello di MaVi, è che il mio non è stato “innevato” come il suo o__O :lol:

    Sai, avevo letto questo tuo post proprio il giorno in cui è apparso in grafica. Non sono riuscito a farmarmi un po’ per pigrizia (dicembre mi ha sfinito…), un po’ perché non riuscivo a trovare le parole adatte per esprimere il mio particolare apprezzamento nei confronti del tuo scritto.

    Tuttora non riesco a trovarle, e non voglio spingermi a cercarle per forza. Preferisco più a concentrarmi sul conservare a lungo, e dentro di me, ciò che hai detto in queste righe. Mi hai offerto mille spunti per riflettere, ancora una volta. Te ne ringrazio, ancora una volta…

    La storia della giraffina mi ha commosso profondamente. Se la guardo in quella foto dove fissa lo scempio installato davanti alla finestra della tua camera, mi dà l’impressione di vedere quella bambina che cerca e spera di riavvicinarsi alla sua famiglia da cui è stata allontanata…

    Peccato che non abbia notato il particolare del sederino prima di fare il disegno, sennò l’avrei inserito nel piatto, proprio tra la giraffina ed il tuo nome. Ciò non toglie che non mancherà l’occasione in cui disegnerò quell’occhio solare con il simbolo della pace scalfito al suo interno! :-D

    L’unico problema sarà trovare un colore che si avvicini il più possibile a quel celestino. Gli ortaggi non mi aiutano molto con questa tonalità! :mrgreen:

    Ho appena espresso il “mipiace” sulla pagina facebook di Siiri. Sarà piacevole seguirla, e scoprirla di più tramite quel canale. Anche se per me sarà impossibile capire la lingua estone. Mi affiderò al mio intuito infallibile. O quasi… :mrgreen:

    Abbraccio oval-resistente-giraffesco :mrgreen:

    • MaVi dice:

      Mamma che esclamazione internettiana (cioè yahoo)… :mrgreen:
      Per fortuna che cucini pandori ecozoici e prepari tanti piatti-ricetta dedicati a madre Terra!
      Sì, puoi essere proprio fiero del tuo pandorino, l’ho visto e me lo sono mangiato con gli occhi. Anche se quest’inverno non sono riuscita a farlo per impegni e fatiche arretrate ho trovato tuttavia un’alternativa molto ecozoica che vi mostrerò.
      Come mai il tuo non l’hai innevato? Sul pandoro-montagna non può mancare la neve! :lol:
      Capisco la tua pigrizia, dicembre ha sfinito anche me anche se per altre ragioni.
      E capisco anche la difficoltà per te che sei attento a ogni dettaglio di commentare un post-papirone del genere… :lol:
      Ma devi anche imparare un po’ di sintesi, non ti puoi sempre concedere il lusso dell’analisi! :lol:
      E un breve sorriso è sempre meglio del nulla silente e pensieroso…
      Sapevo che tu avresti notato lo scempio, spero proprio che la bimba e tutti gli altri in difficoltà possano tornare a casa loro e che quel mostro tecnologico si disciolga un giorno come neve al sole.
      :lol: hai ragione, avrei dovuto informarti di questa particolarità posteriore… ma vedo che tu presto colmerai la lacuna! :lol:
      Allora vedremo come te la caverai con il celestino! :lol:
      Sono contenta che hai apprezzato le opere e la musica di Siiri. Come dici te, l’intuito ti aiuterà, l’arte è una lingua universale per fortuna.
      Avrei alcune domande tecniche da farti sul pandoro: ma hai proprio eseguito la vecchia ricetta alla lettera? Hai fatto le uoVa di frutta? E non hai trovato nessuna difficoltà di lievitazione e cottura? E che stampini hai usato? Dove li hai trovati?
      In ogni caso sono davvero felice che qualcuno oltre a commentare le mie ricette le prova anche nella realtà. La prova vale più di migliaia di commenti.
      Abbraccio ovale
      ;)

  9. Nello dice:

    Io non l’ho innevato semplicemente per il fatto che qui da me non nevica mai. Al massimo grandina. Ma la grandine che scende giù da noi non quaglia mai, nemmeno sugli altissmi pandori montuosi e Nellosi :lol:

    Allora, per quanto riguarda la procedura tecnica, ho apportato solo alcuni piccolissimi cambiamenti. Non ho usato il kuzu (ma kuzu è ‘stu kuzu???? O__O), ho messo della fecola di patate per far legare le uoVa di frutta. Per quanto riguarda la lievitazione (poco più di 12 ore circa) e la cottura, nonostante abbiano richiesto un notevole sforzo di energie, tempo e di pazienza, con loro non ho avuto grossi problemi alla fin fine. L’impasto è cresciuto bene, e una volta infornato il pandoro è uscito soffice e cotto al punto giusto. Il primo tentativo (quello che vedi in foto) l’ho fatto usando uno stampo in alluminio comune, abbastanza alto, ma non uguale uguale a quello usato per fare i pandori in casa. Forse dalla foto della fetta non si capisce, ma ti assicuro che al di là del sapore, la forma del mio primissimo pandorino sembrava più un panettoncino o___O :lol:

    In secondo momento, quando ho dovuto rifarlo per regalarlo, mi sono fatto prestare la teglia che includeva sei stampi piccoli da una signora che conosco. Ho fatto due infornate, ottenendo così dodici pandorini, di cui otto però sono andati via per fare gli auguri di buon anno… :lol:

    Il risultato mi è piaciuto, ed è piaciuto. Sia la prima volta che la seconda. Solo qualcuno dei destinatari ha avuto un po’ da ridire sulla consistenza ed il sapore. Certo, se si paragona a quello non vegan e a quello industriale, la si trova sempre una o più differenze. Infatti il mio consiglio, quando propongo qualcosa di veg ad amici, parenti o conoscenti, è sempre quello di non cercare mai di creare un collegamento con un sapore onnivoro tramite il mio piatto. Devono mangiarlo pensando a quello che stanno masticando ed ingoiando in quel momento. Non devono fare paragoni. Se ci riescono, spesso gradiscono. Ma quando iniziano a dire ma quello è più dolce, ma quello è più salato, ma quello è più condito, ecc. ecc. non gioiscono di quello che propongo loro. Lo so, è difficile “depistarli”. Non è nemmeno colpa loro, ma delle abitudini che gli sono state indotte. Però io ci provo sempre, e lo faccio sempre e solo a buon fine… :-P

    Sai che il turchese ti dona??? Sembri uscita da una fiaba o__O :lol:

    Abbraccio oval-turchino :lol:

    • MaVi dice:

      Da voi non si vede una montagna neanche da lontano? non sapevo ci fosse una pianura padana anche al sud… O_____________________O
      Hai fatto bene, anch’io nella versione definitiva uso maizena (o come dici te fecola di patata! :lol: ).
      In sostanza quanti chili di farina hai impastato?
      Sei stato bravissimo a fare la foto della fetta, non si capisce proprio che hai usato uno stampo da panettoni! :lol:
      Quanto mi piace la teglia a sei pandorini, dev’essere proprio carina, oltre che pratica per fare tanti bei regalini come hai fatto tu, babbo Nata-Nello.
      Hai ragione, il gusto non va confrontato troppo da vicino con i vari pandori originali assaggiati, che non tutti a dire la verità escono col buco, sapessi quante ciofeche anche tradizionali che mi sono capitate. Il pandoro resistente prima versione ha un suo bel gusto fruttato e quello definitivo anche è soddisfacente. Evocano il pandoro senza esserlo, soprattutto alla vista. Così la memoria è soddisfatta e il cuore sereno.
      E’ vero le abitudini sono terribili, guastano il palato. Anche con me gli onnivori di solito apprezzano e sbafano chiedendo la ricetta, mentre quelli che criticano e denigrano sono quelli che manco vogliono assaggiare, vade retro e basta!
      Fai bene a provare sempre, bisogna farla conoscere al palato la cucina vegan, sperando che risvegli il cuore.
      Guarda che non è turchese il maglione, è verde smeraldo! :mrgreen:
      Fammi rientrare nella mia “fiaba” di lavoro quotidiano.
      abbraccio oval-smeraldino
      ;)

      • Nello dice:

        MaVi, scusa, noto solo adesso la tua domanda. Di preciso non ricordo quanti kg ho impastato. Ne erano davvero tanti, 4 o 5 credo
        o___O

        • MaVi dice:

          Eh ma allora il chiosco dovrebbe cambiare destinazione o aprire a fianco una succursale, il Forno di Nello! Il For-Nello!
          :lol:

  10. Lorenzo dice:

    Non conosco il genere punk, quindi non posso esprimere giudizi sulle pussy riot o il gruppo estone.
    Nè ero a conoscenza della situazione dei lavoratori di Amazon.
    Anche per me, sarà l’età, il Natale ormai da anni non ha più alcun valore. Neanche le rimpatriate fra cugini, fratelli e sorelle se non c’è qualcosa di vero, di tuo, che ti sei sudato e faticato nei mesi precedenti da raccontare davanti a un camino che non sia il grigio tran tran quotidiano. Ma se ciò accade, allora sarà Natale tutti i giorni.
    Cercherò di festeggiare il prossimo solstizio d’inverno 2014. Quello sì che mi sembra che abbia un senso.
    Il Pandoro resistente ? I don’t know, anche quello mi manca.

    • MaVi dice:

      Ma Siiri e Kayah le hai ascoltate? Loro non sono punk! :lol:
      Hai visto noi ci stiamo tanto a lamentare delle nostre situazioni lavorative e poi qui torna lo schiavismo… in realtà in Italia è tornato al sud nelle campagne, per le raccolte forzate di pomodori eccetera. Stiamo vivendo tempi di grande miseria materiale e morale.
      Il natale se lo chiamiamo ri-natale è più vicino al concetto originario di festa della rinascita della natura dei tempi del solstizio invernale, i nostri antichi festeggiavano l’essenziale, cose vere. In effetti con la mia cucina ecozoica da noi è natale tutti i giorni!
      Il pandoro resistente quest’anno è mancato anche a me, ci rifaremo il prossimo anno… macché! nel prossimo post, presto vedrai.
      abbraccio ovale
      ;)

  11. cris dice:

    bene…come vorrei che la giraffa di vedetta vedesse dalla finestra una marcia trionfale di neo-neolitici che celebrano la festa dell’inverno, o il Natale o la festa del Solstizio o la festa di Dicembre…di fronte ai tanti orrori e alle tante Assurdità del nostro mondo non si puo’ che coltivare l’ottimismo con la cura che si dedica ad un albero generoso…
    E’ vero che ogni segno porta a scuotere la testa e a chinare il capo e a cercare di scansarsi e chiudersi solo in un rifugio per consolarsi…ma essere ottimisti è un lavoro per persone “diverse”, un mestiere fatto per chi ha capito che fare le cose che nessuno vuole o puo’ fare è la strada per arrivare dove nessuno puo’ o vuole arrivare…
    Fare gli ottimisti non significa “credere” che, senza fare nulla, si arrivi lo stesso all’obiettivo, significa credere che dai semi cresceranno querce e sequoie cosi’ robuste da spezzare la terra ghiacciata dall’inverno piu’ duro…piantiamo i nostri semi e facciamo gli ottimisti…quando ogni luce si spegne non resta che la Luce che si ha dentro e con quella si puo’ illuminare ogni notte e ogni dolore, se si crede a dispetto di tutto che i confini della disperazione siano solo un illusione a cui bisogna smettere di credere.
    La tua giraffina estone è la sentinella dell’ottimismo, guarda dalla finestra i semi che sono stati piantati e sorride.

    Il suo “terzo occhio” è di una tenerezza infinita :)

    • MaVi dice:

      A chi lo dici, affacciarsi a quella finestra e sentire solo scampanii festosi e canti sarebbe bello… ma siamo ottimisti e attendiamo i tempi migliori.
      Certo, l’ottimismo non è fannulloneria, anzi, il contrario, è tirarsi su le maniche e piantare questi benedetti semi. D’altra parte se rinasciamo saremo noi stessi a vederne un giorno lontano i frutti, no? Lavoriamo anche per noi stessi e per la possibilità di un ritorno! Altrimenti ci tocca cambiare pianeta. Magari è previsto anche questo, perché no?
      Il terzo occhio, geniale!
      ;)

  12. cris dice:

    a parte ti scrivo che nessuno potrà mai concentrarsi sul tuo trionfale pandoro, se posti una fotografia di te che lo oscura completamente…perdonami ma sei davvero cosi’ bella che il tuo stupendo lievitatissimo pandoro diventa solo una soffice palla di nulla…

    che il Natale ti visiti molte volte questo inverno, io sono per le feste anarchiche, si festeggia tutto senza restrizioni o giorni stabiliti, ma quando si ha tempo e voglia…non ho potuto, causa malattia delle mie sorelle, fare niente di niente quest’anno, ma di certo durante l’inverno finiro’ per fare decorazioni e palline in un giorno anarchico e quando ricevero’ visite preparero’ i regali da scartare e un albero anarchico che li custodisca (ovviamente nessun albero reciso o invasato, le conifere in vaso soffrono…)
    in ogni caso mia cara in questo solstizio tu fai sleale concorrenza al sole…

    • MaVi dice:

      Ma và… però volevo che si vedesse la mia espressione di gioia nell’essere finalmente giunta a una meta agognata, pian pianino ce l’ho fatta.
      Un incoraggiamento per chi ci prova senza esserci ancora riuscito. Io non sono mai stata una grande cuoca di dolci, eppure ce l’ho fatta.
      Noi qui festeggiamo fino alla fine mese, fino al compleanno di Stefano (il terzo Capricorno) e poi la nonna Aquario arriva ai 100!, a marzo poi si riprende subito con gli Arieti di casa (due). Insomma da compleanno a compleanno qui è sempre natale davvero. Ed ecco la rinascita pasquale…
      Praticamente l’anno ecozoico è una festa continuata con qualche pausa frugale! :lol:
      Ma la soddisfazione è quella di vedere i propri parenti onnivori alzarsi da tavola e dire che hanno mangiato tanto ma si sentono proprio leggeri (l’ultima volta proprio ieri, era il compleanno di papà, un anno a 80!).
      Mi spiace per le tue sorelline… che fortuna però avere il tuo grande sconfinato e ottimistico appoggio.
      w l’anarchia natalizia
      abbraccio oval-festoso
      ;)

      • cris dice:

        eh no, nel caso delle mie sorelle, il mio appoggio è un appoggio-accompagnamento che non ha ottimismo o pessimismo. Non posso fare niente per aiutare, se non in senso material-economico, posso solo esserci fino alla fine. L’impegno ecozoico è un terreno diverso, dove gettare semi in un terreno nudo è atto di volontà positiva, di fede nella fecondità dell’amore, di fede nella creatura umana, che custodisce sia qualità immense, che tanta umana limitatezza…come la scala di Giacobbe che permette agli angeli di scendere sulla terra e risalire verso il cielo, le tue ricette permettono di vedere la parte migliore degli uomini salire verso obiettivi di amore universale, rispetto universale, pace e collaborazione profonda.
        Io credo che una parte di noi sia progettata per questo.
        Questa vita terrena che facciamo a volte subisce troppi incidenti e alcune creature possono aspirare solo all’ombra di se stesse, e non possono accedere al meglio di sé.
        Io vedo le tue ricette come una scala verso il meglio che ognuno di noi custodisce dentro. Un seme che puo’ dare la nascita ad una maestosa foresta.
        E tu non fare la modesta…sei davvero magnifica e metti in ombra ogni altra cosa :)

        • MaVi dice:

          Dici nulla, un appoggio materiale nella società in cui viviamo è fondamentale, anche tu non ridimensionarti! :smile:

          Certamente l’impegno ecozoico è di altro tipo, la visione che tu ne hai ripaga il mio costante impegno ormai pluriennale, grazie. E’ bello che qualcuno si accorga dei messaggi oltre al piatto! Ma non credo di mettere in ombra niente e nessuno, ognuno come una foglia ha diritto alla sua quota di luce, l’importante è stare sull’albero giusto.

          abbraccio oval-scalino
          ;)

  13. Stellina Picarò dice:

    Ora, non mi chiedere perché io, crudista igienista, il 4 Novembre mi sia messa a leggere ricette di dolci cotti e, diciamolo, grondanti grassi e glutine che di certo non farò mai… Ma di certo una stella cometa precoce mi ha condotto alle tue affascinanti considerazioni in materia pandor-numerologica. Caspita! Credevo si parlasse di cibo e mi trovo nel bel mezzo di un trattato alchemico. Bellissimo, grazie infinite. Beh, direi che l’opera al giallo citrino ehm pandorino è riuscita. Ancora complimenti!

    • MaVi dice:

      Le considerazioni numerologiche sono qui:
      http://www.cucinaecozoica.com/cucina-ecozoica/pandoro-resistente.php
      Si piega in quattro e per tre volte si fa la sfogliatura, quindi una numerologia zodiacale, e con la scelta direzionale che fa ricordare il Macrozodiaco, di cui ho parlato in un recente post, dove gli zodiaci hanno direzioni preferenziali destrogire o levogire.
      Beh, infatti per me il cibo è solo un pretesto per parlare di argomenti che mi appassionano.
      Sarà anche la forma stellare del pandoro ad avere attirato una Stellina crudista su questa montagna di roba dolce e cotta! :smile:
      Benvenuta nella Cucina ecozoica!
      ;)

      • Stellina Picarò dice:

        Grazie mille del benvenuto cara MaVi. In effetti il “dettaglio” della direzione è molto affascinante. Secondo Astrologia Esoterica infatti l’aspirante e l’Iniziato percorrono nelle varie vite la ruota dello zodiaco nello stesso senso, mentre il Discepolo (fase intermedia) lo percorre in senso inverso. Ossia inizialmente l’umanità percorre la ruota nel senso della massa, poi il Discepolo se ne distacca e inverte il senso. Deve percorrere in solitudine. Una vota fatte le esperienze per le quali era venuto in tante incarnazioni, diventato Iniziate riconverte la rotta, e quindi percorre lo zodiaco come la massa, per aiutare. Lo trovo meraviglioso.

        • MaVi dice:

          Ci sono interessanti analogie con lo schema macrozodiacale… mi potresti segnalare un testo di riferimento?
          Per carattere sono poco esoterica, ma sono sempre curiosa di tutte le cose che hanno fondamento razionale, e qui qualcosa mi suona.
          Un abbraccio ovale, come si usa qui
          ;)

          • Stellina Picarò dice:

            Cara MaVi, ho tovato moltissime informazioni in Astrlogia Esoterica, di Alice Ann Bailey, disponibile anche in pdf sul web. E’ un testo abbastanza criptico, che sarebbe utile leggere in gruppo. Se sei su Facebook ti aggiungo tra i miei amici e ti segnalo un paio di pagine che potranno fare luce. Tanta Luce. E un abbraccio ovale (di Luce Viola).

            • MaVi dice:

              Grazie, l’ho trovato e ho dato un’occhiata, non so se ora avrò il tempo di leggerlo, se magari ricordi dove si trova il passo di cui mi hai parlato te ne sarei molto grata.
              Non sono su Facebook, mi spiace.
              Un gruppo di lettura sarebbe bello, ora però le giornate non mi bastano, ho talmente tante strade aperte… Spero che presto arriverò a mettere il punto da qualche parte e avrò il tempo per iniziare altre strade o storie.
              La luce viola mi ricorda un racconto di Grabinski che ho recentemente tradotto… “Una strana stazione”…
              abbraccio o-viola
              ;)

              • Stellina Picarò dice:

                Carissima, se provi a cercare “inversione” con la funzione trova ti appaiono i passi in questione. Ti cito il primo, pag. 21 inglese: “Altra idea rivoluzionaria che l’astrologia esoterica offre a quella moderna ed exoterica è questa: nel grande ciclo delle sue molte incarnazioni — com’è risaputo — l’uomo percorre lo zodiaco da Pisces ad Aries, e quindi retrocede seguendo la scia o il sentiero stesso del Sole. Questa espressione mi ha sempre disturbato, ma l’apparente retrocessione, dovuta alla precessione degli equinozi, è parte anch’essa della Grande Illusione.
                Quando l’uomo emerge da quell’illusione e non è più avvinto all’incantesimo e all’effetto di maya, il moto della grande Ruota della Vita s’inverte ed egli comincia (lentamente e a fatica) a procedere nel senso opposto. Passa allora attraverso i segni da Aries a Pisces. Coscientemente e con pazienza inizia a vivere come anima che lotta verso la luce finché, al termine della via in Pisces,
                emerge come Vincitore e Salvatore del Mondo. Allora apprende cos’è il trionfo sulla morte, poiché ha superato e vinto il desiderio.
                Quest’inversione di moto fra i segni dello zodiaco imporrà agli astrologi di riadattare i loro
                metodi quando si tratti di aspiranti progrediti, discepoli o iniziati. L’astrologo dovrà dunque
                interpretare l’oroscopo secondo il livello di sviluppo di ciascuno o, in altre parole, secondo il posto
                che occupa sulla ruota della vita. Per determinare i processi dell’interpretazione astrologica, quando si tratti di anime attive e viventi in una delle fasi finali del Sentiero, saranno necessari l’opera e il pensiero di un astrologo intuitivo, in contatto con l’anima, e molta meditazione. Ma l’oroscopo dell’uomo poco evoluto o di medio sviluppo non presenta queste difficoltà. A ciò si può aggiungere che i segni dello zodiaco riguardano soprattutto l’espressione di vita
                dell’Uomo Celeste (per quanto concerne il nostro pianeta) e pertanto la vita e il destino del Logos planetario. I segni agiscono inoltre sul grande uomo dei cieli, il Logos solare. Con ciò mi riferisco all’effetto che producono sul sistema solare considerato come un tutto, e che ben pochi astrologi sono oggi in grado di decifrare. Vi ricordo che per le vite che informano quelle grandi costellazioni e le cui radiazioni — dinamiche e magnetiche — investono la Terra, quell’effetto è accidentale e
                ignorato.

                Quanto al racconto, non conosco l’autore. Ma allora sei una traduttrice di professione! Che meraviglia! Cucina e letteratura. Bravissima!

                • MaVi dice:

                  Grazie, farò la ricerca suggerita.
                  Ti scriverò in separata sede per due chiacchiere su questo argomento, qui magari annoiamo.
                  E’ vero che le radiazioni sono poco studiate e conosciute, siamo tutti in una rete vivente e comunicativa della cui dinamica siamo ancora abbastanza ignari.
                  Purtroppo però ne sappiamo già fare un uso scientificamente distruttivo…
                  Sì, da queste parti gira una certa traduttrice, in questa sezione trovi qualche informazione su Grabinski, Macrozodiaco eccetera…

                  http://www.cucinaecozoica.com/audio-video

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