nov 5, 2015

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Mugnaia con salsa di pomodorini confit e loro crema per giovani in vacanza intelligente dalla parte della natura

Mugnaia con salsa di pomodorini confit e loro crema per giovani in vacanza intelligente dalla parte della natura

Sempre sul solito piatto lunato di Michele ecco una pasta fatta a mano che dedico al gruppo di giovani che da tutte le parti del mondo sono arrivati nella prima metà di settembre come volontari in un campo di lavoro internazionale organizzato dal parco dei Monti Lucretili  in collaborazione con l’associazione… Lunaria!

Ho cucinato per loro due domeniche e l’ho fatto con molta gioia, perché il loro entusiasmo e il loro impegno, la loro simpatia e il loro eccellente livello di preparazione culturale (molti studenti di materie scientifiche, fisica, ingegneria ambientale e altro ancora) mi hanno veramente commosso e ho visto in loro un possibile futuro di nuova amicizia con il nostro pianeta. Se ci sarà avrà il loro volto.

La prima volta ho preparato un sugo di pomodorini al forno, per condire la pasta fatta da Giuseppina, operatrice del parco, che ha steso la sfoglia e preparato due tipi di pasta tipica del suo paese, Poggio Moiano: gli gnocchetti e gli strozzapreti.

La seconda ho preparato a pranzo le vongole felici con l’insalata sbagliata e a cena, un’improvvisazione con quello che avevo sottomano, un’insalata di frutta e una di verdura cruda, che devo dire non erano affatto male. Mix un po’ azzardati (magari li pubblicherò per cui meglio non anticiparli) che non sapevo se avrebbero gradito, ma le insalatiere sono state spolverate e ho ricevuto dei complimenti. E poi infine alla festa finale ho portato la parmigiana ecozoica. Con le more raccolte dai ragazzi ho fatto una marmellata molto golosa che prima o poi pubblicherò.

Non ho purtroppo fatto foto, perché quando si lavora veramente in cucina si ha ben altro a cui pensare… Quindi per presentarvi uno dei piatti che ho offerto ai ragazzi colgo l’occasione per pubblicare un’altra ricetta di pasta tipica che da tempo ho in archivio e che per l’occasione ho rifatto per accompagnare la stessa salsa che ho preparato ai ragazzi: la Mugnaia!

La Mugnaia è un formato tipico abruzzese (zona Teramo e Pescara), che ho degustato qui se qualcuno ricorda, in un viaggio abruzzese con il mio amico Jim Koller. Si tratta di un un unico filo lavorato a mano da un unico blocco di impasto. Non è facile che si riesca a mantenere tutto il serpentello unito, ma ci sono riuscita. Basta lavorare con molta calma e delicatezza, e l’impasto si modellerà senza spezzarsi da capo a coda! Ovviamente poi si spezzerà in cottura. Si tratta di una cugina degli strangozzi e degli jacculi, una variante sicuramente molto originale. E molto divertente da stendere!

Il nome può variare in maccheroni alla mugnaia e maccheroni alla molinara.

Le dosi sono per due persone. Per i ragazzi io ho preparato solo la salsa e una collega di Stefano ha preparato la sfoglia per strozzapreti e gnocchetti (tipico del paese di Poggio Moiano, comune del parco, è un formato tipo quadrucci). Ovviamente ho fatto dosi molto più abbondanti e usato una cucina professionale da ristorante attrezzata con maxipentoloni (la stessa dove ho preparato questo menu ecozoico per settanta persone).

 Ingredienti per la Mugnaia 

200 g di semola rimacinata
acqua quanta ne prende l’impasto
un pizzico di sale marino integrale
un pizzico di curcuma

Procedimento per la Mugnaia

Fare la montagnetta di farina con la buchetta, aggiungere acqua, sale e curcuma e rapidamente amalgamare il tutto, aggiungendo se necessario altra acqua o farina. Fare una palletta, lavorarla un po’ e  poi cominciare con tanta pazienza a stenderla cominciando ad affusolare un bordo, e piano piano lavorarla come un unico lungo filo. Quando vado tranquilla riesco a non farla spezzare, se vado di fretta ovviamente il lavoro viene meno preciso, ma in ogni caso alla fine nel piatto arriveranno spezzati dopo la manipolazione e la cottura… alla fine si ottengono degli strangozzi, ma il divertimento del lavoro e della forma serpentata valgono l’impresa!

In origine poi si mangiava condita tutta insieme sulla spianatora.

Ingredienti per la salsa di pomodorini confit

Una trentina di pomodorini
Sale marino integrale
Zucchero di canna integrale
Dado veg in polvere
Lievito alimentare
Assafetida (facoltativo)
Olio evo bio
Peperoncino in polvere
Spezie miste (a me qui piace l’origano, secco o fresco)
Pangrattato se volete gratinarne una parte

 

Procedimento per la salsa di pomodorini confit e gratinati con pangrattato

Quando ho cucinato questo piatto eravamo ancora in estate. Ora siamo in autunno, e non si trovano ormai più pomodori di campo, quelli in vendita come avrete notato ormai hanno perso sapore e questo porta spontaneamente a lasciarli andare e passare ad altre verdure di stagione. Ma possiamo ancora fare questo piatto per tutta la stagione fredda usando i pomodorini appesi o invernali, oppure pomodorini in conserva che metteremo in forno interi, oppure cuoceremo la passata in forno aggiungendo pomodorini secchi. Quindi questa è una salsa che in un modo o nell’altro riusciamo a fare tutto l’anno, godendo della bontà di uno degli ortaggi che è mio preferito, e proprio per questo non lo voglio di serra. Ma nemmeno conservato da industrie che esaltano i pomodori padani, ovvero cresciuti sotto i camini di acciaierie fra le più grandi d’Europa e accanto ad aziende produttrici di rifiuti tossici che poi vengono esportati a sud. Il pomodoro, se lo vuoi saporito devi andare da Napoli in giù, non c’è niente da fare. Certamente, anche lì troviamo le terre intossicate dai rifiuti nordici e il dramma degli schiavi africani che li raccolgono… per cui quelli del vostro orto o del vostro balcone o degli amici o del gas sono sempre i migliori. Se proprio dovete acquistare una conserva che sia bio e in vetro, artigianale ancora meglio. Due soldi in più ben spesi. E soprattutto non passata. Una parente mi ha detto una volta che dopo aver lavorato in una fabbrica di conserve di pomodoro e aver visto cose tremende che ci finiscono dentro non ha più voluto comprarla. Solo pelati o al massimo a pezzetti.

La salsa di pomodorini confit prosegue la mia saga pomodorosa iniziata quest’estate… “sangue pacifico e vegetale”, come scrivevo qui (e c’è sempre qualcuno pronto a cogliere al balzo i miei spunti! :smile: ).

Con i pomodorini freschi basta tagliare a metà, disporre su una teglia e cospargere con i condimenti elencati, secondo gusto potete togliere o aggiungere. In forno a 180° massimo una ventina di minuti, o anche meno, dipende dai pomodori. Poi metà la frullate, aggiungendo delle foglie di basilico, e metà la tenete per guarnire.

Procedimento per il piatto

Cuocete la mugnaia in abbondante acqua e un cucchiaio di olio d’oliva. La vedrete venir su, assaggiate per sicurezza e scolate. Condite con i pomodori frullati e interi, aggiustate di sale e peperoncino e a tavola, se volete potete anche ripassarla al forno con pangrattato un paio di minuti (oppure semplicemente con i pomodorini già gratinati con pangrattato).

Uno dei migliori piatti della cucina italiana! Un mix fra cucina contadina (mugnaia) e cucina urbana moderna (i pomodorini al forno) veramente riuscito. Mi raccomando però non usate il microonde!

 

 

IL CAMPO INTERNAZIONALE DI VOLONTARIATO NEL PARCO DEI MONTI LUCRETILI, A CURA DI LUNARIA, UN PICCOLO REPORTAGE

 

Poche parole e qualche foto. Ci vorrebbe un libro per descrivere la gioia che ho provato insieme a questi ragazzi e ragazze di un paio di continenti.

Presentiamol*: Ane (basca), Aram (curdo-polacco), Begüm (turca), Bilgesu (turca), Domenico (il coordinatore italiano di Lunaria), Fabrizio (italiano), Jeannie (taiwanese), Julia (scozzese), Rouhollah (iraniano), So Min (sudcoreana).

Il campo è stato vegetariano e la proposta di Stefano di cominciare con frutta e verdura cruda il pasto è stata accolta con la tipica apertura curiosa dei giovani di buona volontà e buoni principi, e a quanto pare nel mondo ce ne sono ancora! Questa situazione ha turbato un po’ alcuni adulti e alla fine Stefano si è ritrovato messo “sotto accusa” per aver proposto una cosa accettata con entusiasmo e che ha lasciato ragazze e ragazzi molto soddisfatti (a giudicare dai report finali rilasciati). Ma il sistema della dominanza patriarcale funziona così, siamo noi stessi a mantenerlo in vita con le nostre sciocche presunzioni conformistiche. Un sistema che purtroppo ci sta portando al “fall out” finale, insieme a tutto il pianeta.

Qui la pasta fatta in casa con il sugo di pomodorini confit, appena colti nell’orto di Maurizio, il proprietario della struttura, solitamente destinata a colonie estive, molto spartana ma immersa in un paesaggio montano di rara bellezza e incontaminato, anche dalle onde elettromagnetiche.

Qui la domenica delle vongole felici.

Quando ho portato la parmigiana ecozoica vegan Begüm l’ha particolarmente gradita e si è servita dei bis! Mi ha fatto molto piacere, lei viene dalla Turchia vicino a Catal Hüyük, zona neolitica a me molto cara. Lì c’è una cucina molto ecozoica che mi piacerebbe conoscere meglio.

E guardate la sua maglietta con le fasi lunari, Stefano le ha regalato la collana in ceramica sempre con le fasi lunari – non potevo non fotografare! Ecozoica!

Guardate che carini, mi hanno fatto un piccolo omaggio floreale. Li ho appesi accanto alla mia porta a vetri in cucina e mi fanno tanto pensare a loro man mano che fioriscono.

Queste giovani anime sono venute da noi da tutto il mondo per lavorare dalla parte della Natura, per un parco dove si conserva la Vita selvatica e per questo non si sono risparmiati. Hanno camminato ore per pulire i sentieri, aiutando a compiere piccoli interventi per metterli in sicurezza. Ane, la ragazza basca (in foto sopra), non ha per esempio voluto tagliare alle piante nemmeno un rametto e ha aiutato solo a portare via le potature. Che bell’esempio di consapevolezza. Ci si dovrebbe infatti interrogare se questo è il giusto modo di rendere percorribile un parco. Io credo che i sentieri dovrebbero seguire tracciati spontaneamente aperti con minimissimi interventi e non essere prodotti con violenza perforante di lame rotanti rumorosamente invasive, al massimo dei piccoli falcetti, per tagliare rami secchi. Siamo noi che come gli animali dobbiamo trovare le nostre strade nella natura, con rispetto e affetto. Se la Natura ci tiene lontani da un percorso non ci andiamo, evidentemente lì c’è bisogno di riservatezza per altre forme di vita non prettamente umane. Dovremmo cercare di capire che non sempre la nostra presenza è desiderabile… L’equilibrio generale si mantiene con il concorso di tutti, ma dobbiamo dare a tutti la possibilità di esserci!

Ci sono state tante attività e laboratori, con l’animazione di Stefano e altri volontari del parco (l’oracolo nel vaso raggiunto con un percorso a doppia spirale, la rete della vita, tai chi, musica, parlare con gli alberi e la ricerca del proprio albero con il maestro di tai chi, il rilascio dell’uccello del rifugio a cura del parco dell’Abatino, la visita a Subiaco e a Tivoli, l’incontro con i giovani di Scandriglia, con la popolazione di Orvinio e tanto altro ancora). Io ho partecipato due domeniche come cuoca volontaria e un giorno sono andata sui sentieri con loro e poi in gita a Villa D’Este a Tivoli. Questa piccola gita, al di fuori del parco, è stata tuttavia un percorso che mi ha fatto riflettere molto sul nostro rapporto con la Natura. La villa infatti in teoria è un omaggio alla sua bellezza, con fontane che sono veri e propri  teatri d’acqua, accanto ai quali sta un proscenio di piante e statue.

Durante le giornate che ho trascorso con i ragazzi, in cucina, nel parco e qui alla Villa è stato molto bello ascoltare le loro osservazioni e domande curiose. Con Aram ho potuto persino scambiare qualche parola in polacco (e gli ho raccontato del Demone del moto di Grabinski). Begüm mi ha chiesto  cosa voleva dire un personaggio in un dipinto a Villa D’Este, Ercole con le mele d’oro… Chiedendo alla guida ho scoperto che si tratta di una figura in cui si autorappresenta addirittura Ippolito D’Este di Ferrara, principe cardinale rinascimentale, figlio di Lucrezia Borgia, cioè lo stesso padrone di casa, aspirante papa e nell’attesa rassegnato governatore di Tivoli. Paragonava se stesso a Ercole e davvero con la costruzione di questo giardino dimostrò a tutti la fondatezza del paragone. Dovette infatti confiscare i terreni, radere al suolo gli edifici del quartiere di cui si era appropriato, riempire di terra la “Valle gaudente” che si apriva sotto la Villa e fare dei monumentali terrazzamenti…

Begüm con particolare sensibilità è andata al cuore del significato simbolico espresso da quel mirabolante concerto architettonico in pietra, acqua e flora che è Villa D’Este. In questo documento ho trovato la bussola interpretativa dell’enigma. La famiglia D’Este ha nel proprio stemma la fatica di Ercole connessa al furto di pomi d’oro delle esperidi custoditi da un serpente che non dorme mai. Ci si chiede come mai le Esperidi li abbiano affidati al serpente… Un’idea ce l’avrei. Si tratta infatti delle mele donate da Gea, cioè Gaia, la Madre Terra, a Hera per le sue nozze con Zeus. Traduciamo dalla lingua del mito: la Dea neolitica (Gaia) che ha preceduto l’arrivo della civiltà patriarcale greca regala a una sua erede e rappresentante, Hera, cioè la Dea addomesticata dai nuovi arrivati, che ne mantengono il potere solo attraverso il matrimonio con la loro divinità maschile, un emblema che ricorda la sua dimenticata potenza. Il mondo della Dea era il mondo della Natura sacra e rispettata, quello di Hera soggiogata da Zeus è il mondo della Natura desacralizzato, svilito e sfruttato dai conquistadores patriarcali. Ercole quindi è il braccio destro di Zeus e del nuovo ordine, che toglie alle Esperidi (associate al serpente, animale spesso rappresentanto con la Dea neolitica, detta anche Dea serpente, cioè dea della trasformazione connessa alla sapienza ctonia) i pomi d’oro, e cioè le insegne del loro potere fondato sul sapere naturale. La connessione mela-serpente la troviamo in altri miti ben noti… Ippolito quindi con la scelta dell’Aquila bianca e dei pomi d’oro sottratti da Ercole allo sciagurato serpente che pure non dormiva mai per il suo stemma non fa altro che dichiarare la propria aderenza al modello patriarcale dominante. La costruzione del suo giardino testimonia questo modo di agire: la terra viene strappata ai suoi legittimi abitanti, c’è una distruzione, poi un massiccio intervento di riassestamento… e ciò è persino testimoniato nel giardino dalla Fontana della Madre Natura, che prima si trovava vicino alla Fontana dell’Organo, una delle fontane centrali del monumento, spostata perché dava fastidio ai prelati che frequentavano la casa di Ippolito con le sue file di seni nudi zampillanti, e quindi è stata messa in castigo, in un angolo periferico e poco frequentato del giardino…  (questo ce l’ha detto la guida)

E fino ad oggi la razzia continua. Guardate questa sfinge, un’altra rappresentazione enigmatica della Dea neolitica, in quanto signora degli animali: contempla accorata una potatura che persino in un giardino come quello di Villa D’este viene compiuta in modo raccapricciante… per bruttezza e per mancanza di rispetto all’armonia estetica del mondo vegetale.

Ed ecco la signora o meglio l’amica degli animali, dato che quel piede è un piede che carezza e non certo schiaccia la povera tartaruga. Come farebbe un qualsiasi ercole di quei tempi e anche dei nostri…

Nel mio viaggio fotografico ho avuto la compagnia di un altro appassionato di fotografia, Fabrizio.

Ecco chi stavamo cercando di ritrarre… il cipresso più antico della Villa.

La guerra alla Natura è tuttora e più che mai in corso, anche in luoghi che dovrebbero essere oasi della sua tutela come questo munumento nazionale, in cui si piantano recinzioni più adatte a una trincea…

Eppure insieme a questi ragazzi siamo riusciti a contemplare attoniti lo spettacolo della bellezza del mondo naturale, seppure artificiosamente trasformato dagli umani.

Nel Rinascimento, così appunto chiamato, la Natura-Dea cercò di tornare fra noi… ma quel ritorno di fiamma durò poco, perché attizzò invece i roghi dell’Inquisizione con cui il libero pensiero sparì dalla scena culturale europea ancora per qualche secolo, mietendo tante vittime innocenti.

E guardate cosa si trova a pochi passi da Villa D’Este: una scuola… un luogo importante da videosorvegliare…arredato con una inquietante sfilza di secchioni e grate. Quale messaggio  arriva alla cittadinanza da pubbliche istituzioni e da poteri che nemmeno si prendono la briga di indorare la pillola come almeno facevano gli Ippoliti D’Este del passato?

La gita a Villa D’Este di questi ragazzi non è stata quindi fuori tema rispetto alle motivazioni del loro viaggio. Anche se queste riflessioni le faccio ora a posteriori, sicuramente sarà arrivato qualcosa anche a loro, qualcosa di importante su cui meditare.

E’ stato veramente un piacere passare del tempo con questi ragazzi e ragazze, alla loro grande vivacità e simpatia, unite a una grande voglia di viaggiare e imparare. E’ stato anche bello vedere la nascita di tante nuove amicizie, fra loro non ci sono praticamente stati problemi, solo una grande armonia.

Queste si può dire che sono state le vacanze di Stefano e mie quest’anno, praticamente non ci siamo mossi. Il lavoro per noi, senz’altro piacevole e forse anche utile per il pianeta, sta diventando veramente troppo… anche perché facciamo tutto da soli. Ma si va avanti su questo sentiero, per il bene della Terra.

nov 5, 2015

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  1. Raffaele dice:

    Devo ringraziare fortemente MaVi per avermi dato l’opportunità di entrare in un nuovo mondo, fatto di gusto naturale, superiore a tutti gli artifici culinari. Inoltre la devo ringraziare perché mi ha anche mostrato dal vero come si prepara un piatto ecozoico.
    Ma ciò che mi ha impressionato è che questi sapori mi hanno riportato indietro nell’infanzia quando mia madre mi dava dei cibi molto simili, che non ho più trovato.
    E’ commovente pensare che ragazzi provenienti da tutto il mondo partecipino alla salvezza del nostro pianeta. E vorrei anche ringraziare Stefano, che con passione e abnegazione si impegna in modo così trascinante per la natura.

    • MaVi dice:

      Grazie, i miei piatti spesso sono quelli di mia madre e delle mie nonne con minimi aggiustamenti per essere tutti vegetali, per il resto è cucina povera ma preparata con affetto. Basta lasciar fare la natura, con quello che offre di stagione in stagione, con minimo intervento.
      Sono particolarmente felice del tuo gradimento visto che la cucina ecozoica la frequenti di persona!
      Bravi i ragazzi e bravo Stefano, hai ragione.
      un abbraccio ovale
      ;)

  2. Cono dice:

    questa è una ricetta di vita

    • MaVi dice:

      Quello che mangio, condito da qualche ricordo e opinione.
      ;)

  3. Stefano Panzarasa dice:

    Vongole felici, insalata sbagliata, parmigiana ecozoica, bellissimi e gustosissimi doni per questi ragazzi e ragazze venuti da tutto il mondo per offrire il loro aiuto al Parco dei Monti Lucretili…
    Brava MaVi e bel reportage.
    Ho lavorato al Campo tutta l’estate per organizzarlo e poi viverlo in prima persona facendo di tutto, l’amministrazione, i lavori sui sentieri, l’animatore, il musicista, il fotografo, il giornalista… Una fatica immensa ma anche una grande soddisfazione di aver lavorato per i giovani e la Madre Terra. E’ stato per me il primo Campo di Volontariato Ecozoico e grazie ancora MaVi per l’aiuto che mi hai dato…

    • Patrizia casamassima dice:

      Ciao Mavi. HO avuto la fortuna di far parte di questa avventura con dei ragazzi veramente in gamba! L esperienza é stata fantastica!! I tuoi interventi come cuoca che dire….sublimi…grazie

      • MaVi dice:

        Vero, una fortuna e un’avventura! Un piacere dare una mano in cucina per questa bella compagnia!
        ;)

    • MaVi dice:

      Bravo te, brava Lunaria, bravo parco, bravi i volontari, bravo soggiorni s.Michele, eccezionali i ragazzi, esperienza indimenticabile. Formativa per tutti.
      ;)

  4. Ane dice:

    Ciao MaVi!!
    una bella pubblicazione :) :)
    Mi piaceva leggere quello che hai scritto, Spero che quando avete tempo potete usare il vostro prescrizione a mangiare cibo italiano che mi piace tanto, mangiare i vostri piatti una volta piu. Sono molto felice di aver condiviso questa esperienza con voi, certamente molto arricchente per tutto. Ricorderò per il contatto che abbiamo avuto con la natura e con la nostra essenza. Grazie mile per tutto che hai fatto per noi, e Maria Gracia si ricorderà il tuo bel sorriso e il tuo sguardo amorevole! un grande abbraccio :)

    • MaVi dice:

      Che piacere risentirti Ane! E che brava a scrivere in italiano!
      Sono contenta che il post ti è piaciuto e che sei riuscita a leggerlo, lo so che dovrei tradurlo in inglese, ma dovrei trovare il tempo…
      E’ stata un’esperienza importante per voi ma anche per noi, e spero che resteremo in qualche modo in contatto. Fateci avere vostre notizie.
      Un abbraccio ovale (saluto tipico della cucina ecozoica – non si usa normalmente in italiano!)
      ;)

  5. Raffaella dice:

    Quanta bella gente!!! Complimenti per questa meravigliosa pasta! :)

    • MaVi dice:

      Hai ragione, veramente bella gente e bella pasta. Da molto che non ti sento, spero tutto bene!
      ;)

  6. Raffaella dice:

    Qui va tutto abbastanza bene cara MaVi e tu come stai?

    • MaVi dice:

      Fisicamente benissimo, ma l’umore per quanto accade al pianeta e alla madre Terra è bassissimo…
      un abbraccio ovale

  7. Lali dice:

    Bellissimo post e la pasta é da urlo!!! ;-)

    • MaVi dice:

      Benvenuta nella cucina ecozoica, un abbraccio ovale
      ;)

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