mag 26, 2012

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Jàcculi (o maccheroni a fezze) al pesto sabinese e al ramoraccio

Jàcculi (o maccheroni a fezze) al pesto sabinese e al ramoraccio

Versione in bianco:
AL PESTO SABINESE

 Versione al sugo:
DI RAMORACCIO

 con la partecipazione speciale degli asparagi selvatici!

Sono anni che ho in mente di provare a fare in casa questo formato di pasta tradizionale, fin dal primo incontro con colpo di fulmine alla sagra del fallone di Selci (un borgo della Sabina)… (per le info sulle sagre di questo territorio guardate qui! certo, non sempre sono eventi vegan, bisogna selezionare).

Le due signore impastavano questi capolavori senza ricordarsi quale fosse il loro nome… c’è voluto un po’ della mia insistente pazienza per arrivare alla fine a Mauro Leoncini (che colgo qui l’occasione di ringraziare a distanza di anni!), lì presente, cultore della tradizione locale, che stimolato dalla mia curiosità  ha espresso quella che ai miei orecchi è sembrata un’oscura formula quasi magica: ”ghiàcculi”… e alla fine con internet ho capito che si trattava di jàcculi! Le signore li chiamavano stringozzi o maccaruni, e in effetti alla fine mi sno resa conto che la confusione è la caratteristica principale del loro nome! Ogni borgo della Sabina li chiama diversamente! Jàcculi (dovrebbe significare cordicelle), maccheroni a fezze, maccheroni a matassa,  maccheroni (o maccaruni) a cento o a centinara, oppure stringozzi o strangozzi.

L’importante è farli!

E le signore sono delle vere maestre!

Questo laboratorio si è tenuto a Selci in occasione della sagra del fallone, grazie alla locale condotta di Slowfood, nel 2010!

A proposito, questo è il fallone! Bisognava mostrarlo prima che vi potevate fare strane idee! Un altro piatto della tradizione sabina che è vegan per natura, una pizza piena di cicoria ripassata piccantina! Molto gustoso!

Mi sono ripassata la lezione a un’altra festa di piazza a Monteleone Sabino, e alla fine mi sono decisa a tentare (più avanti vedrete anche la mia performance!). Anche qui un laboratorio della locale condotta di Slowfood.

Questa è la mitica Maria Teresa, di cui ho anche un video che purtroppo non so montare e mettere in youtube, e Stefano non ha il tempo di farlo…

Come vedete tra le signore di Selci e la signora Maria Teresa si notano delle piccole differenze di procedimento e di stile! Per esempio la signora Maria Teresa lavora lo spaghettone senza rompere l’anello, cosa che invece fanno le signore di Selci!

La cosa che mi entusiasma di più è quando fanno girare la matassa! Sono usanze dei paesi sabini che stanno andando perse… le donne che hanno imparato dalle madri e dalle nonne e ancora sanno come procedere non sono molte… almeno così alcune delle bravissime jacculiere mi hanno raccontato!

Per cui mettiamoci adesso al lavoro e cerchiamo di salvare gli jàcculi dall’estinzione!  Sono in effetti una variante più spettacolare nell’esecuzione degli stringozzi, strangozzi o pici che dir si voglia fra Lazio e Toscana! Cioè i tagliatelloni rustici che si lavorano uno per uno a partire da pezzetti di impasto. Con gli jàcculi invece si procede smatassando tutta insieme la palletta dell’impasto e creando un unico filo continuo! In un instancabile vortice circolare!

Passiamo all’azione!

Ingredienti per la pasta (per 2-4 persone a seconda dell’appetito)

250 g di semola rimacinata in mulino a pietra e bio
Acqua q.b.
Un cucchiaio di olio evo sabino bio
Un pizzicone di sale

Fate la fontana e procedete con il solito impasto, nella buchetta mettete acqua e un cucchiaio d’olio con il sale, girate bene e poi amalgamate alla farina. Impastate con energia!

Vedete come l’impasto si impregna del vostro prana? con impastatrici e macchinari vari un po’ di questo si perde…  quindi compriamo certamente per tutti i giorni la pasta di ottima qualità, ma ogni tanto la domenica facciamocela in casa!

Finito lo sbattimento iniziale mettete la palletta a riposo per un po’, io la lascio sotto una ciotola di ceramica capovolta.

Nel frattempo si può mettere su il sugo. Avevo per casa asparagi appena raccolti, ma volevo al tempo stesso mangiarmi i ramoracci freschi anche loro e provare il condimento tradizionale per gli jàcculi, il pesto sabinese. Per cui ho preparato due possibilità, una in bianco e una al sugo. Ma ricette e procedimento dei sughi li metto dopo il servizio sulla pasta, che merita di stare in primo piano!

La pasta contadina fatta in casa è naturalmente vegan, senza uova. Questa brutta abitudine è quella dei nostri giorni in cui i piatti trasgressivi dei giorni di festa sono diventati la norma! Per cui ora quando si parla di fare pasta in casa senza uova le persone spalancano gli occhi e chiedono: “cosa ci metti al loro posto?”. Come se fossero queste a tenere su tutta la baracca… e non la farina insieme all’acqua, che ovviamente non deve essere qualsiasi farina raffinata con la quale è difficile fare la pasta in casa persino aggiungendo le uova!

La farina che fa al caso nostro è la semola rimacinata! In questa c’è tutta la forza e l’elasticità che si richiede alla nostra beneamata pasta, basta aggiungere un po’ d’acqua e in questo caso la tradizione vuole anche un pochino d’olio… ma anche senza verrebbe benissimo!

Del resto riflettiamo, ma la pasta che mangiamo tutti i giorni non è forse fatta di farina e acqua? Perché quando la facciamo in casa pensiamo di volerla incollare con le uova? E poi condirla per giunta con pesantissimi sughi crudeli, pieni di grasso e proteine?

Torniamo per una volta a ispirarci alla parte saggia della tradizione (che infatti non è buona di per sé, solo perché è tradizione, dobbiamo sempre saper distinguere ciò che in essa c’è di valido da ciò che non lo è). E ora i sughi sono pronti e noi torniamo alla nostra “spianatora”!

Dopo il riposo prendiamo la palletta e appoggiando il pollice al centro facciamo un buco che pian piano allarghiamo e cominciamo a girare fra le mani (se possibile unte d’olio per facilitarsi il lavoro).

Purtroppo il giorno in cui mi sono decisa a fare gli jàcculi il cielo era coperto… e per trovare il punto di massima luminosità nella mia cucina mi sono dovuta accroccare in modo assurdo, senza tenere conto della bellezza dello sfondo… accontentiamoci!

Continuate a girare intorno all’anello, che con la pressione delle vostre mani e l’aiuto della forza di gravità andrà assottigliandosi… quando rifarò le foto in una bella giornata le sostituirò a queste…

Quando l’anello comincia ad allungarsi avvolgetelo su se stesso. Dopo aver fatto due giri di collana posate sulla spianatora e lavorate torno torno per ridurre sempre di più lo spessore dello spaghettone.

Aiutatevi spruzzandoci sopra farina. E continuate a spianare girando in torno.

Con pazienza lavorate lo spaghettone per assottigliarlo tutto intorno ad anello (ho scelto il metodo di Maria Teresa).

E girate girate…

Quando avrete aumentato i giri di collana riprendeteli e fategli fare un altro giro a matassa fra le mani. Probabilmente siete arrivati alla fine del lavoro, ma se volete ancora assottigliare, ricominciate il giro! A me purtroppo l’anello a un certo punto si è spezzato e non ho potuto più fare la matassa da girare…

Per essere il mio primo giro di jàcculi comunque non mi posso lamentare… ormai ho capito il tipo di lavoro e spero che la prossima volta andrà meglio! Proverò anche il metodo delle signore di Selci, rompendo l’anello prima di iniziare a lavorarlo sulla spianatora.

Nel frattempo avrete messo su un bel pentolone d’acqua in modo che quando avete finito il lavoro potete buttare subito la pasta. Le signore sabine dicono che l’impasto farina e acqua va cotto subito… ma io mi chiedo: e allora quella che mangiamo di solito, non è ad acqua e non viene seccata??? Mah…. Comunque per riconoscenza le ho fatte contente e ho buttato subito i miei jàcculi nella pentola in ebollizione, dove ho anche aggiunto un goccio d’olio.

E ora parliamo del condimento!

 PESTO ALLA SABINESE

 Ingredienti

 Qualche cucchiaio di olio evo bio sabino
2 spicchi d’aglio
Un cucchiaino o più di maggiorana secca
Un pezzetto di peperoncino secco

 Procedimento

Basta tritare tutti gli ingredienti (ho usato un coltello di ceramica) e lasciare in infusione a freddo. Sentirete che profumo!

Dato che in casa giravano anche gli asparagi questi jàcculi li ho impiattati con qualche asparago crudo, che ho tenuto da parte, mentre gli altri li ho messi a cuocere a vapore, per accompagnare il sugo di ramoraccio.

Questi jàcculi sono proprio capitati in un momento di grazia selvatica della mia cucina!

SUGO AL RAMORACCIO

 Ingredienti

Un mazzetto di ramoraccio
Una bottiglia di conserva di pomodoro bio
Mezza cipolla
Una foglia di alloro
Un cucchiaino di dado veg homemade
Acqua q.b.
Olio evo bio sabino q.b.
Peperoncino secco
Sale q.b.

Procedimento

Comincio con un bel soffritto all’acqua (ma voi potete procedere anche nel solito modo): affetto la cipolla e la metto in un dito d’acqua dove ho sciolto il dado veg, con la foglia di alloro, il peperoncino e un goccio d’olio.
Faccio assorbire la saporita acquetta alle cipolle e poi aggiungo le cimette di ramoraccio che ho preparato prima di mettere su il soffritto all’acqua, sciacquandole bene e togliendo le parti del gambo più coriacee.

 Dopo aver stufato un pochino le cimette a coperchio chiuso apriamo e aggiungiamo la conserva (la mia è fatta in casa con pomodori sabini).

Fate scaldare pochi minuti (la salsa è già cotta), salate e spegnete. Un giro di olio a crudo e via sugli jàcculi. Stavolta insieme a un mazzetto di asparagi che ho scottato a vapore! Delizia doppia!

  

Ricordate che i pomodori sono di stagione non prima di metà giugno dalle nostre parti (in Sabina), e che quelli che trovate a maggio sono ancora prodotti di serra. Considerate che i luoghi in cui i pomodori potrebbero venire su prima (in Sicilia per esempio) ormai hanno quasi solo produzioni in serra per servire il mercato tutto l’anno, per cui è diventato difficile trovare pomodorini e pachino che seguano un corso di maturazione stagionale normale… Chi può si faccia un orto o compri i pomodori da qualcuno che ha le sue piante bene in vista nei campi all’aperto! Lo so, non è facile… ma ne vale la pena, lo capirete dal sapore…

Il ramoraccio è una pianta infestante delle campagne sabine, è una specie di broccoletto selvatico che va raccolto prima della fioritura, oppure prelevando dalla pianta le parti non fiorite, il getto ancora verde. Può essere sostituito con cime di broccoletti o cime di rapa, o magari rucola (sarebbe meglio quella selvatica…) o finocchietto…

Il ramoraccio è una delle leccornie più buone che abbia mai assaggiato e non vedo l’ora che arrivi il periodo fra aprile e maggio in cui ne faccio man bassa per i prati, facendo attenzione di trovarmi almeno a 100 m dalla strada, e in luoghi incolti, perché nei posti coltivati probabilmente fanno uso generoso di pesticidi…
Questa pianta ce l’avevo sempre avuta sotto agli occhi, ma non immaginavo quanto fosse buona in padella fino a che Alessandrino, un bravissimo giardiniere e tree-climber, non me l’ha indicata e subito dopo fatta assaggiare con la pasta! Da allora è nato un amore! (non con Alessandrino, che avete capito? con il ramoraccio!!!). Ormai la individuo a metri di distanza!

Alla fine quale è stata la versione di jàcculi preferita da me e Stefano? Beh, non ci crederete, quella al pesto sabinese.

 Perfetta nella sua semplicità!
Il giorno dopo abbiamo però rivalutato anche il sugo di ramoraccio con gli asparagi!

 La sinuosità degli jàcculi ricorda il movimento dell’asparago!

Un vero peccato arrivare all’ultima forchettata!

Link musicale: le Emozioni di un figlio della Sabina, Lucio Battisti. Chissà quanti piatti di jàcculi gli avrà preparato la sua mamma da ragazzo! E magari queste “cordicelle” sono il segreto della sua arte musicale… che successivamente si è manifestata arpeggiando le corde della sua chitarra, chiaramente inquadrate in questo video!

 

E con questa ricetta (che vale per due!) partecipo al contest di Felicia, non so come ho fatto a rispettare la scadenza con tutto quello che ho da fare, ma per lei mi sono impegnata!

BANNER-OK2

Vinto il primo premio! grazie a Felicia e alla signora Fabbri che produce la magnifica pasta Bio Romagnola! non vedo l’ora di provarla!

Ricetta segnalata nel sito Italiavirtualtour.

mag 26, 2012

Inserita da | 50 Commenti

  1. Marta NewHorizons dice:

    ma questa pasta è uno spettacolo!
    Certo, presa dal verso giusto può essere divertente provarci, ma altro che domenica libera! :( Splendida comunque e di sicura soddisfazione oltre che perfetta per questi sughetti freschi e veloci che ci hai abbinato!

    • MaVi dice:

      Ti garantisco che per fare questa pasta basta una mezza mattinata, anche al primo tentativo… preferisco questi procedimenti alla classica sfoglia, che sinceramente mi annoia un po’ stendere! così mi diverto di più! ma ognuno ovviamente ha il suo modo di divertirsi…
      Con le erbe selvatiche si cucina in fretta cose prelibate, in questo periodo che spariscono le verdure invernali e non si vedono ancora le verdure estive i campi sono il mio supermercato!
      ;)

  2. Ale - Golosità Vegane dice:

    Wooooooooooooooooooooooow!!!
    Stra buonooooooooooooo tutto!!!

    • MaVi dice:

      graaaaaaaaaaaaaaaaaazie! e un abbraccio ovaaaaaaale!
      ;)

  3. felicia dice:

    Proprio ieri sera ho visto in rete un video su questa pasta, era il metodo dell’anello tagliato, anzi non era neanche stato fatto….. mi è piaciuto il video….. ma la tua pasta ha un fascino unico…. una grande manualità e maestria.
    Grazie per la ricetta, la inserisco subito :-)

    • MaVi dice:

      ma che coincidenza! e come sei arrivata a questa pasta tipica locale? dimmi dimmi sono curiosa!
      hai visto, sono riuscita a preparare per te qualcosina all’ultimo momento…
      abbraccio ovale
      ;)

      • felicia dice:

        Stavo cercando il video dei strozzapreti, ne ho visti diversi…. ho notato tra i tanti video pubblicati proprio uno su questa pasta, l’ho aperto ed ecco!!!! come ti dicevo era molto semplificata senza anello…. sicuramente più semplice da eseguire :-)

        • MaVi dice:

          E’ molto divertente fare gli strozzapreti! c’è una collega di Stefano che fa questo laboratorio per i bambini, così ho imparato da loro! Ma i video in youtube sono molto utili se non si hanno queste occasioni!
          oxoxoxoxoxo
          ;)

  4. CescaQB dice:

    Splendore questa pasta non la conoscevo proprio e neppure il ….fallone XDDDDD … se ne imparano di nuove ogni giorno ^_^
    Cmq tornando alla pasta, che pazienzaaaaaaa ;) ) quel sugetto lì deve esser la morte sua ;)

    • MaVi dice:

      :lol: :lol:
      mi piace condividere con voi le mie continue scoperte! la mia curiosità è inarrestabile!
      ma quale pazienza, considera che ho gioito in questa preparazione come te nel fare la marmellata e la crostata di banane!
      e mo’ fammi vestire un attimo l’abito da predicatrice, vah, sennò perdo il vizio: qui in cucina ecozoica (continuando un percorso iniziato in veganblog) sto sperimentando insieme a voi oltre che la veganizzazione dei piatti anche quella del linguaggio, leggi sopra in alto “Cucina ecozoica ed ecopacifista”.
      Per cui direi che questi sughetti sono proprio la vita sua! (dello jàcculo! termine ambiguo quanto fallone :lol: ).
      abbraccio oval-jacculesco
      ;)

  5. pina dice:

    Cara Mariagrazia, devo dire che la presentazione dei piatti così come la descrizione sono ottime, di impatto visivo e chiare nella descrizione. Complimenti, ce ne vorrebbero mille di persone come te che scoprono i vecchi sapori e ricette della tradizione, in questo caso sabine. Sarà un piacere mettere il link della tua ricetta .

    • MaVi dice:

      La mia è una riscoperta selettiva, che privilegia le ricette vegan della tradizione, molto generosa da questo punto di vista, molto più di quanto si immagina! :smile:
      Mandami il link quando lo inserisci! grazie!
      abbraccio ovale
      ;)

  6. Camiria dice:

    Adesso ho finalmente capito come si chiama quella pianta che mia zia chiamava e chiama broccoletto e che a me ed Adriano ha fatto impazzire! ^^
    Non avevo idea del suo nome reale :)
    Bellissima pasta, adoro le paste fatte in casa infatti nei prossimi giorni pubblicherò anch’io una fatta proprio ieri per pranzo tipica della mia zona e della mia regione, e bellissimo lavoro!
    Squisita!
    Lucio è nei cuori di tutto con la sua voce e le sue canzoni!

    • MaVi dice:

      Non riesco a spiegarmi perché, ma molti prodotti tipici restano anonimi persino per chi li usa…
      eppure ramoraccio è un nome così simpatico, difficile da dimenticare… boh!
      la tua zona si può dire che è anche la mia dato che abbiamo un pezzo di Appennini in comune e le usanze hanno circolato allegramente fra una parte e l’altra, contaminandosi!
      W Lucio e le cordicelle, in emozionante versione alimentare e musicale!
      ;)

  7. attars dice:

    Ciao MariaGrazia!Bellissimo questo post!Deve essere stato davvero soddisfacente mangiarsi un bel piatto di pasta a cui si è dedicato tanto amore!Mi piacerebbe provare a farli, ma non so se ho capito bene il procedimento!Comunque davvero complimenti!
    Il fallone mi ha fatto tantissima gola, adoro la cicoria!
    A presto!
    Attars

    • MaVi dice:

      Capisco la tua esitazione, ci ho messo due anni prima di provarci, nonostante le due ottime lezioni dal vivo a cui ho assistito!
      un po’ manca il tempo, un po’ il timore di non sapersela sbrogliare… ma poi se cominci con molto ottimismo viene tutto da sé! Qualcosa uscirà!
      Se fossimo vicine ti potrei chiamare a vedere il prossimo giro!
      Il fallone è veramente prelibato, anche a me la cicoria ripassata piace molto! qui la fanno benissimo, è una specialità locale.
      abbraccio ovale
      ;)

  8. virginia dice:

    dev’essere squisita, specialmente se fatta con farina semi integrale ed il condimento in bianco è quello che , secondo me, le si addice meglio…
    rimembranze… la matassa di mia zia era di circa 6 mt.. la tagliava in un secondo momento..
    la mia- l’unica volta che l’ho fatta- ha raggiunto i 2..
    mamma non pervenuta…
    :-)

    • MaVi dice:

      Sì, non immaginavo che in bianco (ma comunque ben condita) mi sarebbe piaciuta così tanto! il sapore della pasta ne viene proprio esaltato.
      Ovviamente meglio è la farina, meglio esce la pasta!
      Sei quindi di una stirpe matassara! io non ho misurato la mia… ti farò sapere alla prossima!
      abbraccio ovale
      ;)

      • virginia dice:

        stirpe nobile di “donna di casa”… mi ricordo che li facevamo di tanto in tanto ma con sugo di carni varie… deve avere una variante calabrese…mamma non è mai stata capace-lei è stata saltata a piè pari.. ehehheheh

        • MaVi dice:

          sicuramente c’è anche la variante calabrese! indaga indaga!
          anche la mia mamma in casa faceva solo raramente gli gnocchi! la nonna ci faceva le tagliatelle! beh bisogna ripartirsi i compiti in base alla congenialità! io ho cominciato a tarda età a tirare la sfoglia, da giovane non mi passava manco per la capa! e poi da autodidatta provando e riprovando…
          ;)

  9. ravanellocurioso dice:

    Il reportage, le foto e le ricette sono un vero spettacolo! Grazie per aver condiviso!

    • MaVi dice:

      grazie a te di esserti soffermata! simpatico il tuo nick!
      ;)

  10. Stefano Panzarasa dice:

    Bellissimo, “Emozioni” di Lucio Battisti rappresenta bene questo piatto, ma anche vedere le brave signore al lavoro e poi tu che cerchi di emularle…
    Sì veramente una ricetta e un report emozionante, il rispetto della tradizione indirizzato verso la consapevolezza ecologica, sapere bene dove si vive, conoscere le persone del posto, osservarle con amore mentre realizzano cose buone, provare a rifarle, godere di queste cose tanto importanti nella vita quotidiana ma nche per il futuro, sognare un mondo migliore…

    • MaVi dice:

      E’ emozionante aver vissuto tutta questa storia degli jacculi insieme a te, che partecipi sempre con il tuo contributo fotografico, senza il quale non riuscirei a testimoniare in modo chiaro i procedimenti di preparazioni che appaiono misteriose solo perché non spiegate nei dettagli!
      Peccato che abbiamo molti video inediti… tu non hai tempo, io non ho conoscenza tecnica… vedremo in futuro se le cose cambieranno…
      la cucina ecozoica è anche bioregionale, è un nuovo radicamento al territorio nel quale si vive e non necessariamente si è nati (io non sono sabina!). E’ un modo di tornare alla terra attraverso le cose che si portano ogni giorno in tavola, e a panza piena e soddisfatta si sogna meglio!
      ;)

  11. Cristina dice:

    è bellissimo questo formato di pasta!
    la prossima volta che avrò tempo mi cimenterò pure io nella sua produzione, mi piacciono le sfide :)
    e poi io la Sabina l’adoro!

    ancora complimenti!

    • MaVi dice:

      Sono contenta di averti fatto venire la voglia di provarci! se adori la Sabina ne sarai deliziata, vedrai!
      grazie dei complimenti, un abbraccio ovale
      ;)

  12. violetta dice:

    che dire! Seguo il tuo blog con assiduità ma raramente commento,forse perchè mi sento di troppo. Tu e il tuo blog rappresentate tutto quello che io non sono ma che vorrei essere. Amo le tue ricette semplici ma fatte con amore della tradizione e comunque senza crudeltà e il fatto che riesci a trovare il tempo anche per fare la pasta in casa. Io purtroppo un po per il tempo e un po per la salute ma soprattutto per paura di sbagliare la faccio molto molto raramente e mi dispiace. Continuate cosi tu e stefano, invidio il vostro modo di vivere mi piacerebbe “adottare”lo spirito. Fin quando non mi sarà possibile continuerò a seguire il tuo magnifico blog e tu continua a stupirci. Grazie dal profondo del mio cuore e un abbraccio a nastro anche se non ci conosciamo di persona

    • MaVi dice:

      Cara Violetta
      il tuo commento-letterina illumina l’essenza floreale testimoniata dal tuo nome: una timida e delicata bellezza… grazie di esserti finalmente manifestata! Sappi che nella Cucina ecozoica non sei di troppo! anzi sono strafelice di accoglierti qui!
      Anch’io vorrei fare di più, cosa credi, almeno cerco di testimoniare quel poco che riesco a fare di ecozoico… la pasta in casa per esempio la faccio molto meno di quanto vorrei… Si fa quel che si può! Almeno stimolo qualcuno a farla!
      Lo spirito ecozoico è accessibile a tutti, in ogni contesto esistenziale! Vedrai che anche tu puoi stupire te stessa, basta poco!
      un abbraccio ovale grande grande
      ;)

  13. CescaQB dice:

    C*O*M*P*L*I*M*E*N*T*I!!!!!

    • MaVi dice:

      Appena ho visto il tuo commento entusiasta ho pensato che ti eri dimenticata di aver già commentato la ricetta… dato che ho tempi di pubblicazione un po’ lunghetti… e poi pian piano ho visto i pingback e ho capito…
      G*R*A*Z*I*E!!!! (ma quanti espedienti di comunicazione grafica imparo da voi, grazie!)
      ;)

  14. Camiria dice:

    Brava per aver vinto il contest di Felicia :D

    • MaVi dice:

      Grazie anche a te Mimì! :smile:

      • virginia dice:

        apprendo solo adesso di come tu abbia vinto il contest di Felicia… auguri vivissimi con la promessa che tu voglia parteciparne ad altri e così “metterti in discussione”.. la tua riservatezza, in questo caso, è del tutto fuori luogo…il tuo non è solo un discorso di ricette, ma anche ecologico e culturale che sara’ possibile apprezzare solo rendendolo pubblico. ed il tuo spazietto non basta! ciao, Virginia

        • MaVi dice:

          chi la vuole cotta e chi la vuole cruda! Senonaltro tu mi conosci di persona! cercherò di accontentare anche te,
          abbraccio ovale
          ;)

          • virginia dice:

            … e chi la vuole bruciacchiata torno torno…al lavoro! marsch!

            • MaVi dice:

              :lol: sei sempre troppo forte! comunque sono già al lavoro…
              ;)

  15. Marta NewHorizons dice:

    Ritorno a commentare quì per farti i complimenti per la vittoria del contest! Brava Mavi :-P

    • MaVi dice:

      grazie carissima :oops:
      condivido questa gioia di cucinare vegan con tutte voi!
      abbraccio ovale
      ;)

  16. Mauro Leoncini dice:

    Un saluto a Mariagrazia e a tutte le frequentatrici di questo simpatico ” Paese Delle Meraviglie ” .

    • MaVi dice:

      Grazie Mauro! tornaci a trovare quando vuoi e salutami Artù e i suoi tre fratellini!
      ;)

  17. lorenzo dice:

    Maria Grazia,

    mi fai svenire per l’appettito.
    Per il compleanno i ramoracci non sono di stagione ma forse gli asparagi sì.
    Però mettersi a preparare la pasta forse è un pò troppo. Comunque della bella pasta integrale con verdure ed erbe di campo di stagione fa sempre la sua bella figura.

    • MaVi dice:

      Per i primi di dicembre, quando sarà il tuo compleanno, effettivamente trovare ramoracci sarebbe arduo, ma sicuramente qualcosa si rimberga (come si dice localmente). E se non si rimberga ci sono sempre i pesti messi via e le erbe secche. Ieri ho visto ancora tanta ortica e altre erbe di primavera che ingannate dal bel tempo riprendono vita sia pure per poco. Si potrebbe raccogliere qualcosa ora e seccarlo, no? Preparare la pasta tutti insieme potrebbe essere un bel divertimento da offrire agli ospiti, o magari si può fare il giorno prima. Certo un piatto di pasta fatto in casa con le erbe riempie sempre una tavola (e le pance di chi sta seduto intorno)!
      ;)

  18. lorenzo dice:

    Maria Grazia,

    mi prendi per la gola.
    Anche se i ramoracci e le altre erbe di campo primaverili a dicembre sono in letargo gli aspragi non credo.
    Cmq. una bella pasta ribelle credo che ci scapperebbe lo stesso.
    In sostituzione ci sono le ns. sorelle zucche.

    • MaVi dice:

      Ma comunque si possono sempre usare anche le erbe coltivate bio e locali, come broccoletti, cicorie e biete se ti piace restare nel condimento verde! Gli asparagi selvatici non si fanno illudere da questo sprazzo di bel tempo e stanno sonnecchiando alla grande, quelli coltivati invece si troverebbero, ma sinceramente non li faccio mai, anche se sono buoni. Con le sorelle zucche invece vado a nozze, a voglia se ci scapperebbe una buona pasta, e non solo!
      ;)

  19. Fr@ dice:

    Ho provato a farli con il pesto alla sabinese. Sono ottimi, ma non avevo dubbi. Grazie!

    • MaVi dice:

      Una vera bontà, hai ragione. Ti ringrazio per la tua mancanza di dubbi, che immagino riguardi le ultime depositarie della tradizione degli jacculi sabini, io ho solo cercato di dare una pallida riproduzione della loro maestria.
      ;)

      • Fr@ dice:

        Sulla pasta fatta a mano, difficilmente ho dubbi. Grazie al tuo post ed alle tue indicazioni, ho potuto provare questa tipica pasta sabina. Grazie ancora. :)

        • MaVi dice:

          Grazie a te di esserti cimentata e grazie per il tuo giudizio da esperta. Sono contenta di essere riuscita a spiegarmi in modo da consentirti di replicare questa bellezza!
          ;)

  20. Laura dice:

    Fantastici!!! Mia suocera li faceva, ma non si può organizzare degli incontri con queste signore? E il fallo e????

    • MaVi dice:

      ciao Laura,
      Questa è una vecchia ricetta che si riferisce a un evento del 2010, per contattare le signore bisognerebbe chiedere alla proloco di Selci o qualche condotta Slow Food della zona.
      La sagra vedo che la fanno ancora:
      http://www.sabinainfesta.it/selci-sagra-del-fallone-2016-xiii-edizione/
      Sia gli jacculi che il fallone sono cibi semplici ma eccezionali, cucina vegan contadina! Grazie a tua suocera li hai assaggiati, io dopo aver assaggiato alla sagra ho provato a rifarli da sola a casa.
      Il fallone si può trovare in una pizza a taglio di Roma a viale Libia, ho intravisto passando la scritta ma purtroppo non ho preso nota del numero civico…
      ;)

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