lug 26, 2015

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“La civiltà della Dea” di Marija Gimbutas: Un messaggio di pace dal Neolitico europeo

“La civiltà della Dea” di Marija Gimbutas: Un messaggio di pace dal Neolitico europeo

Questo blog non è solo cucina. Il cibo oggi si fa parola e dice: pace. Ecco un libro tradotto e curato da un’amica, che qui è fonte di profonda ispirazione, non solo per la conoscenza del nostro passato europeo (in cui eravamo davvero una comunità) ma anche per “nutrire la crescita di un nuovo mondo ecopacifista al ritmo delle stagioni” con “cibo, parole, colori, suoni ed estri creativi biodiversi” (dal sottotitolo in Homepage che non è mai stato modificato dalla fondazione del sito, il 5 aprile 2011) .

 

La civiltà della Dea. Il mondo dell’antica Europa, 2 voll., Stampa Alternativa, Viterbo 2012 e 2013.

 

Cos’è la civiltà?

L’archeologa Marija Gimbutas ha intitolato la prefazione della sua opera principale: Cos’è la civiltà. La studiosa sottolinea espressamente che la ricezione del materiale da lei accumulato sull’antica Europa neolitica (7000-3500 a.C., con prima diffusione dall’Anatolia, dai Balcani e dall’Europa centro-orientale, verso sud e verso occidente, fino a interessare il territorio di tutto il continente europeo) non è fine a se stessa, puro lavoro di erudizione: si tratta di materiale sufficiente a ipotizzare in un lontano passato una civiltà diversa con valori ben lontani dalla nostra, che noi crediamo l’unica possibile mai esistita sul nostro pianeta fino ad oggi.

La civiltà che Marija Gimbutas denomina Antica Europa è un modello il cui valore fondante è la pace, al contrario della nostra in cui la guerra è il principale propulsore dell’attività economica e politica. Cioè la società neolitica lavora e si organizza al fine di mantenere rapporti equi fra gli individui e i generi, e fra i vari clan, tribù e popolazioni. A tal fine si ha una sovrapposizione di sfera sacra e sfera sociale, non si riesce a fare una distinzione. La pace neolitica è garantita da un sistema economico che con l’invenzione dell’agricoltura ha portato stabilità e sedentarietà a grandi comunità, favorendo la nascita delle prime città con migliaia di abitanti come Çatal Hüyük. L’armonia dei rapporti umani rispecchia l’armonia con la natura e con i suoi cicli. Lo spettro della guerra e del conflitto viene esorcizzato in maniera geniale: con una massiccia attività sacra e artistica, una ritualità fortemente condivisa da una comunità definibile matriclan, in cui la donna è immagine del sacro. Ciò è testimoniato da un’altra invenzione neolitica, la ceramica, al tempo stesso veicolo sacro ed artistico.

Nei villaggi non ci sono fortificazioni, re ed eserciti che associamo al nascere della nostra “Civiltà”. Il cambiamento di mentalità che accompagna l’affermazione del nuovo paradigma ha cancellato il ricordo di quel sistema alternativo. Non solo in maniera spontanea e naturale, come molti studi e ricerche vanno sempre di più evidenziando: le tracce di quella antica cultura sono state cancellate con intenzione, così come da sempre sappiamo che i Vincitori si comportano nei confronti dei Vinti. La Civiltà soccombente è quindi sparita dal nostro orizzonte di consapevolezza storica, il suo ricordo è stato tramandato da strani miti e leggende come quello dell’età dell’oro o delle amazzoni.

Lo psicoanalista James Hillmann nel saggio Un terribile amore per la guerra (Adelphi 2005) arriva alla conclusione che questa disastrosa pulsione umana non può essere estirpata, ma solo contrastata da una libido fortemente artistica, da un trasferimento dell’energia indirizzata al conflitto e alla distruzione verso l’arte e la creatività. Pur se Hillman pare ignaro di questo dato di fatto storico, l’antica Europa neolitica aveva già messo in pratica questo auspicio, e con risultati davvero eccezionali: migliaia di anni di pace ininterrotta testimoniati dai resti archeologici sapientemente decifrati da Marija Gimbutas.

Da quella antica civiltà proviene il messaggio che può aiutarci a uscire dall’incubo, per dirla con le parole di Joyce citate da Campbell nell’introduzione a un’altra importante opera di Marija Gimbutas, Il linguaggio della Dea (Longanesi 1991): il messaggio che una società umana pacifica ed egualitaria è possibile.

 

 

La pace oggi a rischio

Oggi però ci sono tanti segnali di regressione patriarcale sul nostro pianeta. Li possiamo osservare a livello planetario, a livello internazionale e a livello nazionale.

A livello planetario assistiamo alla distruzione della Natura, sotto occhi piuttosto indifferenti. La sensibilità ecologica di alcune minoranze non è più sufficiente a difendere la madre Terra dagli attacchi che subisce da parte del capitalismo e della ricerca individualistica di profitto. Claudia von Werlhof descrive bene il fenomeno, vedi il suo saggio: Nell’età del Boomerang (Unicopli 2014, recensione qui). Il modello patriarcale della creazione attraverso la distruzione nel capitalismo trova l’ultimo stadio di realizzazione. In Italia credo che la parola “ecologista” sia diventata addirittura un insulto e viene troppo facilmente confusa con “ambientalista”, cioè una visione di conservazione della natura antropocentrica (che è quella che emerge nella recente enciclica papale).

A livello quotidiano assistiamo alla sepoltura della natura sotto il cemento. Le mafie proliferano nel mondo della politica e dell’economia patriarcale. I cieli sono rigati da scie chimiche e proseguono gli esperimenti per il controllo del clima e addirittura la produzione di terremoti mediante tecnologie a basse frequenze elettromagnetiche, esperimenti che hanno portato allo sconvolgimento dell’equilibrio climatico (v. Rosalie Bertell). L’elettrosmog è sempre più invadente e pervasivo. A tavola imperversa la cultura patriarcale della bistecca e arrivano gli OGM. Come se non bastasse sono in discussione TTIP, CETA e altri accordi segreti, per conferire alle multinazionali il potere di diritto di veto sulle leggi nazionali e locali che ledono il proprio interesse e cioè il profitto.

Nel mondo dopo la caduta del muro di Berlino e la scomparsa del Nemico Numero Uno, cioè l’Unione Sovietica, assistiamo all’escalation militare della NATO e quindi alla sua ricerca di una nuova identità e nuovi obiettivi per giustificare la propria esistenza e legittimità: l’esportazione della democrazia è diventata pretesto per invasioni di paesi territorialmente sovrani. Fatalmente la democrazia viene difesa intorno ai pozzi petroliferi, ai giacimenti di gas, di uranio, di coltan e in aree di importanza strategica… Il fenomeno del radicalismo islamico che si fa terrorismo e governo del terrore è diretta conseguenza di questa strategia. Il patriarcato da sempre è una lotta di potere che si ottiene attraverso il mezzo militare. Il mondo occidentale non è meno patriarcale dei fondamentalisti islamici. Stati Uniti e Arabia Saudita (strana coppia!) conducono una politica che quantomeno favorisce Isis e Alkaeda: la guerra in Yemen ha come finalità quella di stroncare i movimenti islamici ribelli che non accettano il fondamentalismo guerrafondaio. E non dimentichiamo che i produttori di ogni tipo di armi sono i paesi occidentali, Italia in testa. Ne ho parlato insieme all’insalata di tonnoveg e pomodori (qui).

La fiera lotta dei curdi e soprattutto delle donne curde per resistere all’assalto dell’Isis si può leggere come una resistenza di tipo matriarcale contro l’assalto patriarcale e ci riporta all’epoca delle invasioni Kurgan in Europa… Ocalan ha recepito l’insegnamento sul Neolitico della Gimbutas nel suo invito alle donne kurde per la liberazione, personale e del proprio popolo. E non a caso questo popolo non vuole ingerenze americane (cioè preferisce fare a meno delle bombe) nel nuovo esperimento di convivenza politica ed economica basato sulla sussistenza e in cui le donne sono al centro del processo decisionale. Un esperimento molto importante e che dà sicuramente fastidio alle potenze del terrore e stranamente un intervento difensivo turco, in teoria un paese democratico europeo, è mancato.

In questo momento al cuore dell’Europa, in Ucraina, proprio sul territorio dell’Antica Europa neolitica dove è fiorita la cultura neolitica Cucuteni, è in atto un colpo di stato nazista che ha rovesciato una democrazia regolarmente eletta e in concomitanza rileviamo un’assenza dell’Europa dalla celebrazione del settantesimo anno di vittoria sul nazismo recentemente celebrata in Russia (vedi qui). Fino a quando gli occhi europei resteranno ciechi?

Se anche fosse tutto strategicamente architettato dall’altro lato, quello russo, cosa aspettiamo a prendere comunque coscienza che di nuovo la guerra sta insanguinando il nostro continente e che tornano i nazisti al potere? Resteremo di nuovo come al solito zitti e imbambolati? Cominciamo a gridare, ognuno di noi: No alla Guerra, vogliamo la Pace, in Europa e in tutto il mondo!

A livello nazionale possiamo invece osservare una regressione del femminile in atto ormai da decenni: l’ascesa di popolarità del calcio e l’aumento dei femminicidi e degli stupri di gruppo (per effetto suggestivo del calcio che ne è rappresentazione simbolica).

Purtroppo la nostra inerzia si sposa alla convinzione che siamo fuori dal caos e dalle carneficine, ma in un recente viaggio in treno ho visto un’unica lunga scia chimica che unisce il cielo di Torino a quello di Roma… Instancabilmente ogni giorno riversano sul nostro territorio alluminio e altre sostanze tossiche sulle nostre verdure, comprese quelle biologiche. E noi lì ad assistere come se la cosa non ci fosse e non ci riguardasse. Passano modifiche di legge per aumentare i valori  di inquinamento elettromagnetico e non ci facciamo caso. Per favore, aprite gli occhi e gridate! Così come ci invita a fare Claudia von Werlhof nell’ultimo capitolo del saggio sopra menzionato. Perché l’Antica Europa possa riemergere nella nostra consapevolezza e la Pace torni per restare fra noi.

 

La prima parte di questo testo è stata diffusa in occasione della presentazione di La civiltà della Dea a cura di Mariagrazia Pelaia, curatrice e traduttrice del libro, presso la libreria La Fenice di Torino e in collaborazione con l’Associazione Laima, l’8 maggio 2015. Nella sua interezza, prima e seconda parte, è stato presentato a Caffeina-Viterbo sotterranea lo scorso 1 luglio 2015.

Fotografie di Stefano Panzarasa. Riproduzione in ceramica della Dea Uccello della cultura Dimini (5000 a.C. ca.) di Stefano Panzarasa.

 

 

 

 

lug 26, 2015

Inserita da | 4 Commenti

  1. Stefano Panzarasa dice:

    Brava MaVi, bellissime riflessioni affidate al vento del Web…
    Grazie per aver associato la mia piccola Dea al tuo articolo.

    • MaVi dice:

      Hai detto proprio bene, “al vento”. Il web è business, ovvero distruzione della Terra.

      Obama puntuale dopo il papa, sull’ambiente, che coincidenza! Non hanno firmato per decenni il protocollo di Kyoto e ora hanno improvvisamente questa visione… Il fatto è che la Co2 non è causa dei mutamenti climatici, come ci stanno facendo illudere. Ora è il momento della geoingegneria.

      L’associazione mi è venuta spontanea.
      ;)

  2. Cono dice:

    ma quale vento MaVi, le tue parole sono musica per le mie orecchie. Musica metal in certi casi, che non mi piace molto. E comunque il vento trasporta semi – l’importante è sognare senza dormire.

    • MaVi dice:

      E già, soprattutto perché il sonno della ragione genera mostri! Quindi sogni fatti ad occhi e cervello aperti!
      ;)

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