feb 21, 2017

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Anche i vegani fanno la scarpetta?

Anche i vegani fanno la scarpetta?

Andy Luotto e Federico Quaranta, Anche i vegani fanno la scarpetta, Rai-Eri, Roma 2016.

Un nuovo fenomeno dell’editoria di cucina su carta e online: il cuoco onnivoro pseudoconvertito alla moda vegana. Dallo chef anonimo al famoso, in giro è tutto un profluvio di menu e piatti vegan.

Chi vegano lo è davvero può esserne contento?

Da una parte sì, perché vuol dire che il nostro lavoro ha raggiunto lo scopo: la diffusione della cucina priva di sofferenza in modi che non ci saremmo mai aspettati. L’aiuto dei nostri colleghi onnivori non può che contribuire a diffondere questo nuovo genere di cucina, che in realtà è un ritorno alla maniera antica dei nostri avi poveri, che hanno saputo godere a tavola con poco, creando piatti eccelsi con le verdure snobbate dai padroni.

Da un’altra parte la cosa infastidisce, perché viene dato spazio anziché a chi ha veramente creato questa nuova tendenza di cucina, agli artefici della cucina crudele che temono di restare indietro e di essere superati con la loro cucina passatista e vogliono sfruttare per ragioni commerciali e di immagine gli esperimenti di chi ha lavorato con il cuore e con passione per diffondere l’empatia come stile di vita, risparmiando vite inutilmente sacrificate e tutelando il pianeta nel suo insieme e non per moda e soldi.

Certamente l’importante è che se ne parli, ma si sta facendo troppa confusione a mio parere, e ne approfittano personaggi molto meno simpatici del nostro Andy (e magari anche vegani)…

Dunque, il libro di Andy Luotto è senz’altro interessante da un punto di vista sociologico prima che culinario. Nell’Introduzione sembra che l’autore voglia fornire dati e informazioni per denunciare lo scandalo dello sfruttamento animale… opera forse del coautore, il giornalista Federico Quaranta, che si è lanciato nell’impresa di mangiare da vegano per un mese insieme ad Andy, immagino per amicizia. Ha fatto un bel lavoro, sembra l’abbia scritta un vero divulgatore vegano. Peccato che questo apparato informativo si concluda con un paragrafo intitolato Carne, a p. 188, l’ultimo paragrafo di un libro a dire il vero un po’ spiazzante, in cui infine si torna alla realtà e si consiglia al lettore di comprare carne di qualità da allevamenti biologici! Questa è la morale? Il lettore come gli autori non credo possa andare oltre il mese di veganismo se si attiene scrupolosamente al regime consigliato dall’autore, un po’ limitato in varietà di alimenti e preparazioni, e privo di frutta e verdura cruda, che sono le basi di una cucina sana di qualunque tipo.

La cosa più fantasiosa è la motivazione: un figlio che improvvisamente diventa vegan… ed ecco suo padre ingegnarsi per non fargli perdere il gusto a tavola. Come se diventare vegani fosse sinonimo di mangiare cose insapori e non curate… la cucina vegan è proprio tutto il contrario, basta leggere blog e libri specializzati sull’argomento. E ci sono tante cucine vegan per tutti i gusti, proprio come nella cucina onnivora, tutto un arcobaleno in cui sono rappresentate ogni tipo di tendenze, dal sano al peccaminoso, dal tradizionale all’innovativo.

A dire il vero i ristoranti normali sono un po’ ripetitivi, i menu sono quasi sempre gli stessi. Direi che in generale si è perso il gusto a livello medio…

Ma andiamo a vedere cosa offre la parte del libro curata dal nostro Andy.

Scorrendo il ricettario si notano numerose ricette a base di pane, farinacei e amidi. Praticamente la scarpetta si è ampliata fino a diventare protagonista del pasto! Si parla di cucina vegan con prodotti nostrani e italiani ma non mancano il ragù, lo spezzatino e l’arrosto di seitan. I ripieni di fagiolo per i ravioli, o le bistecchine di lenticchie non sono tratte dalla tradizione italiana ma da quella dei vegan che si divertono a creare piatti in sostituzione. La differenza fra la cucina di Andy Luotto e quella già elaborata e diffusa da siti e pubblicazioni del settore non è poi così grande.

Molti procedimenti come il soffritto all’acqua ed erbette fresche già da anni abbondano sulla tavola ecozoica… E poi Andy, cosa c’entra il curry in una cucina che vuole essere italiana e mediterranea? (sto scherzando naturalmente, a me il curry piace tantissimo! Qualche trasgressione ce la concediamo anche nella cucina ecozoica). E poi che sorpresa, anche io uso il couscous per il tiramisù, ma al posto della crema e non dei savoiardi, certo con i fagioli mi sa che si appesantisce un po’! Da provare…

Direi che si tratta di un’operazione che strizza un po’ l’occhio alla nuova moda del momento, speriamo almeno che la popolarità del comico si proietti sulla cucina vegan…  e che dopo averla scoperta la gente vada alla ricerca di approfondimento.

Purtroppo l’epilogo della storia è che il figlio di Luotto anche lui dopo un mese di pratica della cucina vegan viene pescato in piena notte ad affettare coppa… e così in casa tutto torna alla “normalità onnivora” . Il libro è il racconto di un incubo breve e a lieto fine.

Speriamo solo che il cuoco-comico non si perda per strada i vecchi fan di cucina, delusi dalla deviazione vegana. A proposito, una delle cose che più ho apprezzato del libro è il fatto che il suo autore ci tiene a dichiararsi cuoco e non chef, non concependo l’idea di un capo in cucina… sono anni che lo affermo qui in cucina ecozoica e altrove, mentre si moltiplicano in giro i vegchef, una pura contraddizione in termini! Ho apprezzato anche la raccomandazione all’uso di olio d’oliva, ma attenzione a che sia bio, spremuto a freddo e se possibile locale.

Come testimonia il mio blog e quello di tante altre colleghe e altri colleghi che fanno cucina senza crudeltà noi non prepariamo solo papponi… come Luotto paventa (salvo poi servirci a sua volta pancotti e panzanelle!), tutto ci si può dire tranne che abbiamo dimenticato le consistenze, con cui giochiamo divertendoci alla grande, consiglierei anche a lui di variare un po’ con i sapori, forse esagera un po’ con la buccia di limone e d’arancia dall’antipasto al dolce!

Una piccola delusione: la salsa di rafano a pagina 44, senza foto e senza ingredienti…

Bisogna comunque riconoscere al nostro comico un grande senso dell’umorismo, o forse non ha riletto i box che hanno messo a corollario delle sue ricette, dove i più famosi esponenti del veganismo e dell’animalismo esprimono il loro punto di vista senza mezzi termini, come Gary Smith: si rideva per la libertà agli schiavi, per il voto alle donne, per i diritti degli afroamericani e degli omosessuali, oggi si ride per chi vuole la fine della schiavitù animale. “Un giorno smetteranno di ridere”… e speriamo che anche Andy sarà fra loro.

 

 

P.s. Sono stata a Eataly da Andy all’epoca del ristorante “Là, accanto al pane”… Incontrarlo è stato emozionante, lui è una personalità aperta e carismatica che infonde energia positiva, mi ha accolto come una vecchia amica! Nel menu non c’erano opzioni vegane, solo un piatto vegetariano, che è stato veganizzato togliendo un elemento crudele (non ricordo più quale): quella pagnotta in cui erano serviti fagioli e cicoria (vedi foto di copertina) si presentava bene ma gli mancava un pizzico di non so che… meno male che il pane (pur bianco) era buono e me lo sono portato a casa per fare la scarpetta. Magari nella caponata di nonna Ninetta, che ha l’aria di essere forse il piatto migliore del suo ricettario!

feb 21, 2017

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